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Home Legislazione e Impresa Consulenza fiscale Regime dei Contribuenti minimi o Forfettone: vantaggi e svantaggi della nuova disciplina introdotta dalla Finanziaria 2008

Regime dei Contribuenti minimi o Forfettone: vantaggi e svantaggi della nuova disciplina introdotta dalla Finanziaria 2008

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Da quest'anno le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 30.000 euro nell'anno 2007, che non hanno effettuato e che non prevedono di fare investimenti in beni strumentali inferiori ai 15.000 euro nell'ultimo triennio, che non hanno avuto dipendenti e non prevedono di averne, possono godere di un particolare regime fiscale che comporta la non applicazione dell’Iva, l’esenzione dall’Irap, Irpef e relative addizionali regionali e comunali. Tutto ciò comporta anche l’esonero delle relative dichiarazioni Iva e Irap. A questo si aggiunge l’esonero dall’assoggettamento agli studi di settore e ai parametri (previsione legislativa particolarmente vantaggiosa soprattutto per chi si trova al secondo anno di attività, visto che il primo anno tutti i contribuenti sono esclusi). Il reddito imponibile si calcolerà sottraendo dal valore del giro d'affari annuale quello dei costi sostenuti per l'impresa, arte o professione e applicando alla differenza un’aliquota forfetaria (denominata “Imposta sostitutiva”) del 20%. Tutto questo per tre anni e sino al superamento dei limiti previsti dalla stessa Finanziaria.
 
Già a fine dicembre 2007 la stessa Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare (la n. 73e) che anticipava il decreto del 2 gennaio 2008. Altri provvedimenti ministeriali hanno poi chiarito singole fattispecie soggettive e, da quanto emerso, non è bene passare in automatico al nuovo regime sia per chi è in fase di inizio attività che per chi, possedendone i  requisiti, ha già iniziato l’attività e si trova oggi a dovere scegliere. Ricordo che, per esempio, esiste ancora e può essere applicato per tre anni dall’inizio dell’attività, il c. d. regime delle “Nuove iniziative imprenditoriali” ex art. 13 legge 388/00 (che vale solo per i professionisti ed esercenti arti e professioni e applicabile anch’esso solo a fatturati non superiori a 30.000 euro) che prevede un’imposta sostitutiva del 10% (e non del 20 come invece previsto per il forfettone). Chi si trova in questo regime dovrà calcolare attentamente la convenienza al passaggio ai minimi, facendo semplici calcoli previsionali (scaricando magari da internet uno dei numerosi software disponibili e appositamente predisposti – vedi su www.consulex.it sezione download).
 
Il nuovo regime è certamente conveniente per chi arriva molto vicino alla soglia dei 30.000 euro (calcolato per cassa) e non effettua acquisti con Iva, in quanto per tali soggetti l'Iva è indetraibile e diventa costo deducile soltanto dall’imponibile. Al contrario, con la nuova imposta sostitutiva non si tiene conto delle detrazioni, tipiche invece della normale Irpef come nel caso di spese mediche, premi assicurativi e mutui, che nel regime dei minimi non vengono considerate, e che riducono di fatto ulteriormente la convenienza del forfettone.
 
Un esempio: chi è in regime di contribuente minimo e ha un reddito di 12.000 euro pagherà circa 500 euro in più rispetto a chi è in regime ordinario. La cosa assolutamente conveniente rimane comunque quella di non essere soggetto a studi di settore che, quando applicati, rischiano di far schizzare il reddito con conseguente gravosa (e a volte improponibile) applicazione delle imposte.
 
Professionisti, agenti, lavoratori autonomi e consulenti iscritti alla gestione separata Inps che continuano ad essere soggetti a ritenuta d'acconto e lavorano soprattutto con imprese potrebbero trovarsi in una situazione di costante credito: pur vero che possono compensare il credito (dopo la liquidazione della dichiarazione dei redditi); non è assolutamente chiaro con quale altro tributo si debba compensare (oltre che con l’Inps), dato che non ne debbono versare di altro tipo oltre a quello del 20%. Nel caso di superamento del limite di 30.000 euro per oltre il 50%, lo sfortunato contribuente dovrà versare tutta l’Iva non applicata. Per quanto riguarda infine il meccanismo del Reverse Charge, esso non sembra applicabile a tali soggetti. In tal senso è opportuno un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
 
L'Agenzia delle entrate sta per inviare 500.000 lettere in tutt’Italia (44.000 per la Puglia) per informare i contribuenti che esiste questo nuovo regime. I destinatari delle “missive” saranno soprattutto giovani professionisti e artigiani. Nella lettera si invita a valutare l’applicazione del forfettone illustrando tutti i lati positivi, ma al di là dell’eliminazione di molti adempimenti burocratici, obbiettivamente premiabile come iniziativa, occorre analizzare caso per caso la reale convenienza. Ricordo da ultimo che sul sito www.agenziaentrate.it è anche disponibile un semplice test di verifica per capire da subito se si rientra (potenzialmente) nel nuovo regime.
 
a cura di Marco Sponziello,
 
Dottore Commercialista
sponziello
Da quest'anno le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni che hanno conseguito ricavi o compensi inferiori a 30.000 euro nell'anno 2007, che non hanno effettuato e che non prevedono di fare investimenti in beni strumentali inferiori ai 15.000 euro nell'ultimo triennio, che non hanno avuto dipendenti e non prevedono di averne, possono godere di un particolare regime fiscale che comporta la non applicazione dell’Iva, l’esenzione dall’Irap, Irpef e relative addizionali regionali e comunali. Tutto ciò comporta anche l’esonero delle relative dichiarazioni Iva e Irap. A questo si aggiunge l’esonero dall’assoggettamento agli studi di settore e ai parametri (previsione legislativa particolarmente vantaggiosa soprattutto per chi si trova al secondo anno di attività, visto che il primo anno tutti i contribuenti sono esclusi). Il reddito imponibile si calcolerà sottraendo dal valore del giro d'affari annuale quello dei costi sostenuti per l'impresa, arte o professione e applicando alla differenza un’aliquota forfetaria (denominata “Imposta sostitutiva”) del 20%. Tutto questo per tre anni e sino al superamento dei limiti previsti dalla stessa Finanziaria.
Già a fine dicembre 2007 la stessa Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare (la n. 73e) che anticipava il decreto del 2 gennaio 2008. Altri provvedimenti ministeriali hanno poi chiarito singole fattispecie soggettive e, da quanto emerso, non è bene passare in automatico al nuovo regime sia per chi è in fase di inizio attività che per chi, possedendone i  requisiti, ha già iniziato l’attività e si trova oggi a dovere scegliere. Ricordo che, per esempio, esiste ancora e può essere applicato per tre anni dall’inizio dell’attività, il c. d. regime delle “Nuove iniziative imprenditoriali” ex art. 13 legge 388/00 (che vale solo per i professionisti ed esercenti arti e professioni e applicabile anch’esso solo a fatturati non superiori a 30.000 euro) che prevede un’imposta sostitutiva del 10% (e non del 20 come invece previsto per il forfettone). Chi si trova in questo regime dovrà calcolare attentamente la convenienza al passaggio ai minimi, facendo semplici calcoli previsionali (scaricando magari da internet uno dei numerosi software disponibili e appositamente predisposti – vedi su www.consulex.it sezione download).
Il nuovo regime è certamente conveniente per chi arriva molto vicino alla soglia dei 30.000 euro (calcolato per cassa) e non effettua acquisti con Iva, in quanto per tali soggetti l'Iva è indetraibile e diventa costo deducile soltanto dall’imponibile. Al contrario, con la nuova imposta sostitutiva non si tiene conto delle detrazioni, tipiche invece della normale Irpef come nel caso di spese mediche, premi assicurativi e mutui, che nel regime dei minimi non vengono considerate, e che riducono di fatto ulteriormente la convenienza del forfettone.
Un esempio: chi è in regime di contribuente minimo e ha un reddito di 12.000 euro pagherà circa 500 euro in più rispetto a chi è in regime ordinario. La cosa assolutamente conveniente rimane comunque quella di non essere soggetto a studi di settore che, quando applicati, rischiano di far schizzare il reddito con conseguente gravosa (e a volte improponibile) applicazione delle imposte.
Professionisti, agenti, lavoratori autonomi e consulenti iscritti alla gestione separata Inps che continuano ad essere soggetti a ritenuta d'acconto e lavorano soprattutto con imprese potrebbero trovarsi in una situazione di costante credito: pur vero che possono compensare il credito (dopo la liquidazione della dichiarazione dei redditi); non è assolutamente chiaro con quale altro tributo si debba compensare (oltre che con l’Inps), dato che non ne debbono versare di altro tipo oltre a quello del 20%. Nel caso di superamento del limite di 30.000 euro per oltre il 50%, lo sfortunato contribuente dovrà versare tutta l’Iva non applicata. Per quanto riguarda infine il meccanismo del Reverse Charge, esso non sembra applicabile a tali soggetti. In tal senso è opportuno un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
L'Agenzia delle entrate sta per inviare 500.000 lettere in tutt’Italia (44.000 per la Puglia) per informare i contribuenti che esiste questo nuovo regime. I destinatari delle “missive” saranno soprattutto giovani professionisti e artigiani. Nella lettera si invita a valutare l’applicazione del forfettone illustrando tutti i lati positivi, ma al di là dell’eliminazione di molti adempimenti burocratici, obbiettivamente premiabile come iniziativa, occorre analizzare caso per caso la reale convenienza. Ricordo da ultimo che sul sito www.agenziaentrate.it è anche disponibile un semplice test di verifica per capire da subito se si rientra (potenzialmente) nel nuovo regime.

a cura di Marco Sponziello,
Dottore Commercialista

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Settembre 2017 15:14 )  
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