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LA MENOPAUSA

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La menopausa non è una malattia ma è meglio sapere che rappresenta uno dei momenti più importanti della vita della donna a causa di modificazioni organiche ed emozionali che coinvolgono l'intero organismo femminile.

 

L'evento organico principale che caratterizza l'avvento della menopausa è l'esaurimento della funzione endocrino-riproduttiva dell'ovaio. Il termine menopausa in senso stretto significa "cessazione dei flussi mestruali" e la menopausa rappresenta infatti il momento di cessazione definitiva di tali flussi a causa del definitivo esaurirsi della capacità ovulatoria, della produzione ciclica degli estrogeni e del progesterone da parte delle ovaie.
L'età in cui la menopausa sopravviene è fisiologicamente compresa in genere tra 45 e 55 anni, in media intorno ai 50 anni. Se la menopausa interviene prima dei 45 anni, si parla di "menopausa precoce", dopo i 55 anni si parla di "menopausa precoce".
L'avvento della menopausa di norma non è un evento improvviso: è preceduto da avvisaglie consistenti in comparsa di irregolarità del ciclo mestruale, che usualmente non rappresentano segni di patologia se caratterizzate solo da ritardi (è sempre necessario escludere uno stato di gravidanza!) o da anticipi, o da aumento modesto della durata dei flussi (al massimo 8 gg), o del quantitativo del flusso (non a carattere di emorragia o di stillicidio ematico ripetuto).
Le irregolarità del ciclo mestruale, che precedono la menopausa, sono semplicemente la testimonianza della sopravvenuta inefficienza dell'ovaio dal punto di vista riproduttivo e della sua instabilità ormonale, tipica della fase di transizione, che precede l'avvento della menopausa e nota con il termine di "perimenopausa". La perimenopausa, oltre che dalle irregolarità del ciclo mestruale, è caratterizzata da altri sintomi correlati alla instabilità ormonale dell'ovaio: disturbi da ritenzione idrica per eccessiva o squilibrata produzione estrogenica (senso di gonfiore e dolenzia al seno e al basso ventre, irritabilità, stimolo frequente alla minzione, palpitazioni) o disturbi da carenza estrogenica (vampate, secchezza vaginale, depressione, astenia, perdita del calcio scheletrico, aumento dei livelli del colesterolo). Fino a quando l'ovaio è instabile, le fasi (e i disturbi) di iperestrogenismo e ipoestrogenismo si alterano: solo allorquando la funzione ovarica è completamente esaurita, la sintomatologia tende a stabilizzarsi e da questo momento in poi prevalgono segni e disturbi legati alla carenza estrogenica. La fase perimenopausale può durare solo alcuni mesi o anche più anni.

 

 

La sintomatologia soggettiva menopausale può essere tale da alterare la qualità di vita già a partire dalla fase perimenopausale.
I disturbi neurovegetativi tendono comunque, man mano con gli anni, ad estinguersi.
Altri disturbi (come la perdita scheletrica del calcio, l'aumento del colesterolo, le modificazioni trofiche delle mucose genito-urinarie), al contrario, silenziosi in origine, possono continuare in modo ingravescente e causare poi danni irreversibili con l'insorgenza di vere e proprie patologie (osteoporosi con fratture, aterosclerosi coronarica con infarto).
Per questo motivo, al fine di prevenire l'instaurarsi di queste patologie, è della massima importanza indagare fin dalla perimenopausa, con l'uso di indagini ed analisi appropriate, le modificazioni precoci che precedono l'insorgenza dell'osteoporosi e della malattia cardiovascolare ed eseguire un'accurata valutazione ginecologica per monitorare le modificazioni del trofismo urogenitale.

 

 

Anche se con la menopausa l'ovaio tende ad atrofizzarsi e perde la capacità di produrre i principali ormoni femminili (estradiolo e progesterone), la produzione, in modeste quantità, di ormoni maschili (androgeni) tipica dell'ovaio in età pre-menopausale, pur diminuita, permane anche dopo la menopausa essendo a volte responsabile di modificazioni organiche in senso mascolino.
La sintomatologia e le problematiche della menopausa non colpiscono indistintamente tutte le donne. Esiste una buona percentuale di donne che non accusa disturbi e problemi.
Ciò dipende probabilmente dall'esistenza di meccanismi di compenso biologico, attivi in modo diverso da donna a donna ed in grado di attutire le conseguenze spiacevoli dello squilibrio ormonale menopausale.
Per porre diagnosi di menopausa in una donna in età climaterica (45-55 anni) è sufficiente che l'assenza dei flussi mestruali da almeno 12 mesi sia accompagnata da un aumento significativo dei livelli ematici dell'ormone FSH. Può accadere, sebbene raramente, che l'ovaio possa mostrare segni "erratici" di ripresa dell'attività ormonale, anche dopo 5 anni dalla cessazione definitiva dei flussi mestruali.
La comparsa di una qualsiasi perdita ematica genitale in postmenopausa necessita di un adeguato approfondimento diagnostico.
La terapia ormonale con estrogeni e progesterone, che dovrebbe imitare la funzione ovarica, è indicata solo allorquando i disturbi sono di entità tali da compromettere in modo significativo la qualità di vita (es. vampate, sudorazioni, secchezza vaginale, disturbi urogenitali) e non più di 5 anni.
L'efficacia osteoprotettiva nei confronti dell'osteoporosi è un beneficio aggiuntivo della terapia ormonale. La durata del trattamento varia da donna a donna ed è correlata all'entità e la persistenza dei sintomi, anche se oggi esistono terapie osteoprotettive alternative (es. isoflavoni di soia).

 

Infine, non è da trascurare un adeguato stile di vita, con una idonea attività fisica insieme ad una modificazione del modo di alimentarsi, in quanto il metabolismo corporeo rallenta con una conseguente tendenza ad ingrassare più facilmente. pur continuando ad alimentarsi con la stessa quantità di cibo. L'alimentazione deve essere il più possibile varia, come in ogni fase della vita, ma secondo la formula "di tutto di meno".
Il fabbisogno di calorie va commisurato all'attività fisica ed è bene seguire un'alimentazione povera di grassi. Bisogna distinguere fra grassi saturi ed insaturi: i primi dannosi (contenuti in quasi tutti i grassi animali eccetto i prodotti ittici e negli oli tropicali: palma, cocco), i secondi più benefici ( contenuti nel grasso di alcuni pesci e in genere nei vegetali).
Il pesce va preferito alla carne (2-3-volte la settimana) e va preferito il pesce azzurro (sgombri, sardine, merluzzo, salmone), perchè ricco di acidi grassi omega-3, che abbassano il tasso di colesterolo nel sangue.
La carne è consigliata 2-3-volte la settimana ed è da preferire la carne bianca a quella rossa. Vanno evitate le frattaglie e consumati con moderazione gli insaccati, perchè ricchi di grassi saturi.
Va limitato l'uso di latticini e formaggi, perchè ricchi di grassi. Si consiglia consumare formaggi magri nella dieta, perchè è fondamentale la loro fonte di calcio per prevenire l'osteoporosi. Un buon compromesso può essere rappresentato dal latte scremato, dallo yogurt magro e dai formaggi light.
Il potassio riduce l'eliminazione di calcio e pertanto deve essere incoraggiato l'uso di alimenti ad alto contenuto di potassio (kiwi, banane, etc).
La caffeina aumenta l'escrezione urinaria di calcio e ne diminuisce l'assorbimento intestinale. Quantità giornaliere, superiore a 80 mg (2 tazzine), possono essere fattore di rischio di perdita di massa ossea.
Le donne fumatrici hanno una massa minerale ossea inferiore ed un aumentato rischio di andare incontro a fratture osteoporotiche. Inoltre la nicotina altera la produzione dei osteoblasti.
Una quantità moderata di alcool (3 bicchieri di vino al giorno nell'uomo e 2 nella donna) sembra avere un effetto protettivo sulla massa minerale ossea.
Un basso peso corporeo è associato ad una bassa massa ossea e ad un aumentato rischio di fratture, al contrario, il sovrappeso è associato ad un aumento della massa ossea e ad un ridotto turn-over osseo. La perdita di peso in età adulta e negli anziani aumenta il rischio di fratture del femore.
E' noto che anche periodi brevi di immobilizzazione sono deleteri per la massa ossea ed è quindi importante mantenere un minimo grado di attività fisica (camminare, ballare, salire le scale). Solo una camminata può ridurre il riassorbimento osseo in donne non altrimenti attive. Camminare per 4 ore la settimana, a passo sostenuto, riduce il rischio di frattura di femore di circa il 40%.
L'esposizione alla luce del sole è importante per la sintesi della vitamina D, che si riduce con l'esposizione in periodi invernali, con l'esposizione nelle ore lontane dalle ore più calde, con l'utilizzo di creme protettive, con l'età e con l'obesità.

Dott.sa Luigia Rimo
Medico Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
info 0833-567205   330-554890
tratto da Progetto Salento n.20

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 30 Luglio 2011 12:11 )  
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