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NIENTE DEMOCRAZIA SENZA PARTITI (RIGENERATI)

NIENTE DEMOCRAZIA  SENZA PARTITI (RIGENERATI)
I partiti devono utilizzare la tregua del governo tecnico per darsi pensieri lunghi che li porti oltre la crisi nella quale si dibattono. In questo impegno e' palese che hanno bisogno di essere aiutati in quanto da soli non ce la possono fare. La demonizzazione dei partiti e' l'errore tragico a cui rimediare. Al loro rinnovamento e al rinnovamento della politica, al recupero del loro ruolo e dell'autorevolezza e legittimita' perdute, al consolidamento di una moderna visione politica, tutti dovranno dare una mano.
Occorre ribadire con forza, senza temere la reazione della deriva antipolitica spesso mascherata da iperdemocrazia, che democrazia e partiti sono la stessa cosa. Non c' e' problema della democrazia risolvibile senza i partiti. Hans Kelsen, formatosi alla grande tradizione giuridica tedesca e – come sappiamo – egli stesso grande giurista liberale, afferma che soltanto <<l'illusione o l'ipocrisia puo' credere che la democrazia sia possibile senza partiti politici>>. Gia' prima, James Bryce, di tutt'altra formazione ma anche lui liberale, aveva scritto che <<i partiti sono inevitabili. Nessuno ha dimostrato come il governo rappresentativo potrebbe funzionare senza di loro>>. E, dall'altra sponda dell'oceano, gli fa eco, un po' dopo, un altro grande liberale, E. E. Schattschneider, allorche' sostiene che <<la democrazia moderna e' impensabile salvo che in termini di partiti politici>>.
Solo noi venti anni fa, pur nella crisi generale dei soggetti della mediazione, abbiamo creduto – e, in gran parte, continuiamo a credere – alla favola di una democrazia senza partiti. In questi venti anni, dando sfogo alla fantasia piu' sfrenata, ci siamo inventate le cose piu' incredibili per cercare di sostituirli, ma sono tutete fallite. Abbiamo creduto, di volta in volta e tutto insieme, nel capo carismatico, nel giudice giustiziere, nel grande narratore, nel leader referendario, nel partito aziendale, nel partito leggero, nel partito dei gazebo, nei movimenti senza partito, nella democrazia della rete e delle primarie, nel ceto medio cognitivo, nelle varie "primavere". La politica italiana e' stata un cantiere permanentemente aperto, senza fine, e sempre sgarrupata, una vera e propria Salerno-Reggio Calabria della democrazia.
Abbiamo abbracciato l'ideologia del maggioritario con partiti piccoli e deboli, non tenendo conto del fatto che proprio il maggioritario invece richiede partiti forti e strutturati. La sinistra di Occhetto, con una miopia davvero incredibile, si illuse di poter entrare a Westminster con un piccolo partito del 16 per cento e fu infilzata da Berlusconi che, pero', pur vincendo, non riusci' a governare. Da allora ci siamo dati un bipolarismo drogato dagli effetti artificiali della legge elettorale che ha consentito di vincere ma non di governare. In assenza di partiti veri, non puo' essere diversamente. Per questo il sistema politico della cosiddetta seconda Repubblica e' imploso e per questo, conseguentemente, e' tornata all'ordine del giorno la questione del partito politico. L'archiviazione del bipolarismo coatto, da tante parti invocata, richiede un bipolarismo politico che abbia come assi portanti due partiti forti non per le costrizioni della legge elettorale, ma per la loro autonoma crescita politica ed elettorale. Il partito e', dunque, il soggetto su cui puntare per avviare davvero a soluzione la crisi e per dare al paese un nuovo sistema politico. C'è però da temere che l'approdo dell'attuale crisi politica e istituzionale possa essere ancora carico di rischi. Non e' detto, infatti, che non possa essere la riedizione in forme aggiornate del vecchio populismo col contorno di una ulteriore frantumazione di partiti gia' deboli e senza organizzazione. O, addirittura, il prevalere di un uomo della provvidenza, di un affabulatore carismatico senza sostanza. Non bisogna mai sottovalutare il fatto che la cultura politica seminata dall'eta' di Berlusconi e' ancora quella egemone e che imperversa indifferentemente a destra e a sinistra, come, proprio nella nostra regione, dimostrano gli stravaganti comportamenti politici di Emiliano, Vendola e Blasi.
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