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Editoriali e Commenti

Kalos Polis

Kalos Polis
Pochi giorni fa ero a Gallipoli, sui bastioni, in una giornata di fine novembre nella quale non succedeva nulla. Era tutto fermo, le macchine, le case, le persone, tutto immerso in un cristallo sfolgorante di luce, in una vibrazione dell’aria dolce come un flauto, con il canto dei gabbiani padrone dello spazio. Il ritmo dei passi dietro le quinte dei vicoli tortuosi, dai bassi il profumo di cento tavole imbandite, le parole squillanti nell’aria immobile.
E c’è chi è contento di vivere a Milano!
Capiamoci, è bene che Milano ci sia. Chi vuole carriera, chi ama i teatri e le mostre, chi cerca successo sui palcoscenici della finanza è bene che ci possa andare, che ci vada. Ma tutti quelli che vivrebbero per altre ricchezze, contenti di sfamarsi con un piatto di verdura, che passerebbero ore a guardare come vola un gabbiano, quelli devono avere il diritto di non partire. Ma c’è lo spazio per chi ha scelto un’altra vita? Sembra di no, par di capire che l’universo mondo abbia deciso che non c’è posto per loro. Vali quello che produci, che guadagni e principalmente che consumi e vali se fai la tua parte per mantenere in piedi questo sistema. Anni fa un falegname, al rimprovero per l’occasionale ozio di una mia figlia, osservò: “La lasci stare che quando si ozia si impara a pensare”. E chi può più oziare, dov’è il tempo per pensare, per sentire ed apprezzare le sfumature della vita? Il turbo ci frulla ormai tutti, mentre il sistema si impegna ad annebbiarci il pensiero. Imporre modelli di comportamento è lo scopo principale dei reality stomachevoli che ci perseguitano, di tele-serie e di talk show dove il peggio della razza umana ostenta fiero il caleidoscopio delle sue depravazioni. Non c’è limite al turpiloquio, al sesso ed alla violenza; appare bandita per ora e per sempre la negletta normalità.
Io voglio essere normale, vivere calmo, voglio trovare nel vicino un amico della vita, voglio passeggiare per Gallipoli e fermarmi a chiacchierare con il pescatore che ripara le reti, in un tempo scandito da un orologio al rallentatore, di un tempo passato. E non voglio il vestito di marca o la macchina nuova, perché costerebbero troppo mio tempo. E poi perché abbandonare la vecchia auto che ormai ha tanti difetti che solo io la so guidare; ci capiamo, anche lei è vecchia amica. E poi perché cambiarla se ancora possiamo andare insieme a Gallipoli?
"Voglio essere normale, vivere calmo, voglio trovare nel vicino un amico della vita..."
Pochi giorni fa ero a Gallipoli, sui bastioni, in una giornata di fine novembre nella quale non succedeva nulla. Era tutto fermo, le macchine, le case, le persone, tutto immerso in un cristallo sfolgorante di luce, in una vibrazione dell’aria dolce come un flauto, con il canto dei gabbiani padrone dello spazio. Il ritmo dei passi dietro le quinte dei vicoli tortuosi, dai bassi il profumo di cento tavole imbandite, le parole squillanti nell’aria immobile. E c’è chi è contento di vivere a Milano!Capiamoci, è bene che Milano ci sia. Chi vuole carriera, chi ama i teatri e le mostre, chi cerca successo sui palcoscenici della finanza è bene che ci possa andare, che ci vada. Ma tutti quelli che vivrebbero per altre ricchezze, contenti di sfamarsi con un piatto di verdura, che passerebbero ore a guardare come vola un gabbiano, quelli devono avere il diritto di non partire. Ma c’è lo spazio per chi ha scelto un’altra vita? Sembra di no, par di capire che l’universo mondo abbia deciso che non c’è posto per loro. Vali quello che produci, che guadagni e principalmente che consumi e vali se fai la tua parte per mantenere in piedi questo sistema. Anni fa un falegname, al rimprovero per l’occasionale ozio di una mia figlia, osservò: “La lasci stare che quando si ozia si impara a pensare”.
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