Progetto Salento

Imprenditori, Istituzioni, Cittadinanza attiva, Protagonisti del Salento che cambia

Saturday
Mar 23rd
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Opinioni Editoriali e Commenti

Editoriali e Commenti

DECRESCITA FELICE... una serena provocazione

Per vedere la fine del tunnel dell'attuale crisi globale, di matrice soprattutto finanziaria, a detta di illustri politici, finanzieri e statisti parrebbe non esservi altra soluzione oltre alla "crescita economica". La crescita ci viene propinata mediaticamente a tutte le ore del giorno come una sorta di mantra. Per un attimo e provocatoriamente cerchiamo di uscire da questo assunto della crescita a tutti i costi per approdare in un concetto ideologico che ai più sembrerebbe pura utopia: la "Decrescita Felice".
Partiamo dalla crescita economica. Tale situazione è misurata prendendo come riferimento unicamente indicatori di tipo economico-finanziario. Quello più utilizzato è il Prodotto Interno Lordo (P.I.L.); esso altro non è che il valore totale di beni e servizi di un Paese.
Il dogma della crescita e del misuratore che ne osserva l'entità viene scalfito il 18 Marzo del 1968 da Robert Kennedy il quale in un celebre convegno pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso in cui evidenziava l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate. Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America. Riportiamo gli aspetti salienti di quel discorso:
"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani".
Sembrerebbero teorizzazioni e farneticazioni di un ideologo di una corrente hippy, invece le esprime Robert Kennedy supportato dall'economista Galbraith. Parole incredibimente "rivoluzionarie", se si pensa che a pronunciarle sia stato un candidato alla presidenza della nazione che ha fatto della crescita economica il suo "credo". Si teorizzava già negli anni sessanta la possibilità di utilizzare degli indicatori che misurassero il benessere sociale e la gratificazione collettiva di una nazione e dei singoli cittadini; con tali premesse si arrivò al concetto di Benessere Interno Lordo (BIL) che è un indicatore erroneamente considerato alternativo al prodotto interno lordo: i due indicatori in realtà sono cose totalmente diverse. Il PIL è un (buon) indicatore della performance delle economie mercantili, cioè di come si comportano i sistemi economici basati sullo scambio di merci attraverso il denaro. Ma non è assolutamente valido come indicatore del benessere e della prosperità. Per questo motivo è necessario affiancare, e non sostituire al concetto di PIL altri concetti, altri metodi di misurazione e altri indicatori. Il Benessere Interno Lordo è uno di questi. Il BIL è, per il momento, solamente una bozza di indicatore che cerca di misurare la qualità della vita dell'uomo e della comunità in cui vive. Per le comunità in cui il PIL è basso (i cosiddetti paesi in via di sviluppo o, in quelli sviluppati occidentali, le comunità cosiddette marginali) sicuramente un aumento del PIL comporta un aumento del BIL, ma esistono anche fenomeni che fanno aumentare il BIL senza far aumentare il PIL (o addirittura comportando una riduzione del PIL). Per le comunità con un PIL elevato (i cosiddetti paesi sviluppati o comunque le comunità "economicamente ricche" indipendentemente dai paesi in cui sono presenti) invece è dimostrato che un eventuale aumento del PIL non comporta alcuna variazione positiva del BIL e spesso comporta una diminuzione di tale indicatore (ad esempio, si può avere un alto prodotto interno lordo in una zona ad alto inquinamento, fattore che abbassa il BIL). Precisando, come poc'anzi detto, che non vi è motivo di comparazione scientifica tra il Pil ed il Bil, dal 2009 anche il sole 24 ore, illustre quotidiano economico/finanziario, prende atto della presenza di tale indicatore e pubblica la classifica delle province italiane ripametrate seguendo la logica del Benessere interno lordo; tale indice si sviluppa, in sintesi, come risultanza di otto indicatori che tengano in considerazione il sociale dei singoli e delle comunità, non fermandosi al freddo aspetto meramente economico ma prendendo atto delle condizioni di vita materiale, di salute , di istruzione , di rapporto sociali, ambiente. La pubblicazione di tali classifiche ha offerto realtà completamente differenti rispetto alle classifiche elaborate con l'indicatore Pil; le Marche e parte dell'Emilia la fanno da padrona nella speciale graduatoria del benessere. Roma , Torino e Venezia perdono tantissime posizioni evidenziando ciò che si sosteneva precedentemente : gli abitanti, in queste città, sono ricchi ma infelici; di contro Lecce guadagna 53 posizioni rispetto alla classifica elaborata tenendo conto degli indicatori economici "ammiccando" al detto "i soldi non fanno la felicità". Partendo da quest'ultimo dato potremmo sostenere che una analisi un po' più approfondita sui concetti sviluppati da Latouche, Castoriadis, Illich, sulla teoria della decrescita felice in un momento quale quello che stiamo attraversando, probabilmente sarebbe opportuno farla senza fermarci a considerazioni di chiusura estrema che considerino tali posizioni meramente utopistiche e inattuabili. Non prendo per buono tutto ciò che sostiene Latouche ed al momento regna parecchia confusione sul concetto di massima elaborato dallo stesso, ma con spirito critico e propositivo ritengo sia opportuno guardare anche cosa potrebbe comportare lo sviluppo di tale teoria. Il concetto di "decrescita felice" dell'accademico francese Serge Latouche contrapposto alla crescita "infelice" del P.I.L., sembra fatto apposta per andare a braccetto con la politica di amplificazione del Benessere Interno Lordo. Il cambiamento proposto dal Movimento parte da un principio cardine: introdurre la distinzione tra merce e bene. Ci sono tante attività che producono beni ma che non sono considerate nel calcolo del Pil poiché non sono svolte in cambio di denaro . È il caso delle attività svolte dalle casalinghe o di quella di autoproduzione di prodotti agricoli o alimenti per il consumo domestico. Non producendo un reddito monetario, non contribuiscono alla crescita. Eppure si tratta di beni estremamente utili. D'altra parte contribuisce al Pil del paese chi invece produce merci anche inutili, per la cui produzione, trasporto e imballo si consumano risorse e si inquina, e che magari finiscono solo ad aumentare il volume dei rifiuti prodotti. A questo punto si innesta uno stupendo concetto elaborato da Latouche e ripreso da Castoriadis circa la "colonizzazione del nostro immaginario"; figlia della società dell'induzione al consumo e dello sfrenato spreco di risorse naturali Latouche si ferma a riflettere su cosa "inquini" i nostri neuroni al punto da farci credere non si possa condurre un esistenza normale e soddisfacente senza l'ultimo ritrovato in materia di Iphone o privi di auto con telecamera posteriore, e propone la possibilità di decolonizzare il nostro immaginario riprendendoci le nostre scelte in materia di consumi ( beni e non merci). E se in effetti può sembrare desiderabile smettere di produrre beni per produrre merci perché in cambio si riceve un compenso monetario. Sobrietà non vuol dire tornare a quando "si stava peggio", ma stare meglio con quello che serve veramente. Decrescita non vuol significare regresso, né ritorno alla vita nelle caverne , anzi. È una prospettiva economica e produttiva finalizzata allo sviluppo di tecnologie che frenino e impediscano nuovi danni ambientali causati dai processi produttivi e da un benessere che troppo spesso fa rima con spreco, eccesso, inutilità. Per la verità la Decrescita non è in linea con il concetto di Green Economy, situazione alla quale molto spesso viene erroneamente apparentata, e che invece sembrerebbe essere il riposizionamento della società dei consumi bonificato dal "green". Di fatto le aziende che aderiscono alla decrescita felice sono invitate a sottoscrivere un codice etico e ad applicare in modo volontario criteri e metodologie della certificazione Emas (Eco- management and audit scheme).

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Marzo 2016 07:53 )

Leggi tutto...
 

L'Italia è un paese veramente democratico?

L'Italia è un paese  veramente democratico?

Nel famoso brano di Tucidide, “Discorso agli Ateniesi” tratto da “La guerra del Peloponneso" , il grande storico greco indica, attraverso le parole di Pericle, i  tre ca...

Estremisti e Moderati

I moderati fanno tutto con moderazione. Mangiano con moderazione, bevono con moderazione, parlano con moderazione e pensano con moderazione. Non vogliono mai strafare, i ...

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Gennaio 2014 11:25 )

LE BORSE E I DESTINI DEI POPOLI

LE BORSE E  I DESTINI  DEI POPOLI
Un fatto risulta evidente mentre si svolge la cosiddetta " stagione dei professori ": i due schieramenti protagonisti della seconda Repubblica (ancora indicati - con riferim...
Leggi tutto...

NIENTE DEMOCRAZIA SENZA PARTITI (RIGENERATI)

NIENTE DEMOCRAZIA  SENZA PARTITI (RIGENERATI)
I partiti devono utilizzare la tregua del governo tecnico per darsi pensieri lunghi che li porti oltre la crisi nella quale si dibattono. In questo impegno e' palese che hann...
Leggi tutto...
Pagina 2 di 5
Banner
Banner

 

AMMINISTRATORI & CITTADINI

RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO, ANTICIPANDONE I CONTENUTI, IL MANIFESTO FIRMA...

 

VOLONTARIATO & SOCIETA'

1982 - 2017 35 anni di attività 7000 sacche di sangue raccolte !   di Giuliano CIRIO...

 

VOLONTARIATO & SOCIETA'

35 anni a favore di chi soffre (1982 – 2017)   Articolo / Comunicato a cura de...

 

ALLISTE / BILANCIO COMUNALE

Deliberazione n. 67/PRSP/2017  REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE DEI CONTI SEZIONE R...

 

EMERGENZE SOCIALI

REDDITO di DIGNITA’ da Alliste e Felline arriva il buon esempio   di Giuliano Cirio...