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Home Opinioni Editoriali e Commenti ACQUARICA DEL CAPO / NON SOLO CRONACA

ACQUARICA DEL CAPO / NON SOLO CRONACA

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Il gip non archivia il caso

sulla morte del giovane dj Ivan Ciullo

La verità è vicina. 

      di PRISCA  MANCO

Acquarica del Capo. Archiviazione respinta.

Il gip Vincenzo Brancato non archivia il caso sulla morte del dj 34enne  salentino  Ivan Ciullo. E dispone per il 10 febbraio la camera di consiglio. 

Le legali di mamma Rita e Sergio, Paola Scialpi e Sonia Santoro,  avevano infatti  presentato richiesta di opposizione all’ archiviazione avanzata dal pm Carmen Ruggiero sabato 15 ottobre, fermamente determinate a cercare la verità ancora offuscata. La pm Ruggiero ha  contestato l’accusa di istigazione al suicidio a carico di ignoti. Del caso si è già anche occupata la nota trasmissione Rai “Chi l’ha visto” che questa sera tornerà a parlare di Ivan Ciullo, in arte Navi.

I dati emersi durante le indagini parlano di una relazione burrascosa di Ivan con una persona forse più grande, finita pochi giorni prima della morte del talentuoso dj. Tra i due sarebbe intercorsa una telefonata della durata di un minuto e pochi secondi  il pomeriggio inoltrato del 21 giugno. L’ultima emessa dal suo cellulare, poi risultato spento. Nella telefonata Ivan avrebbe forse esternato il proposito di suicidarsi? Come mai niente è stato fatto, allora?  Perché questa persona destinataria della chiamata non avrebbe fatto nulla per evitare il tragico gesto annunciato? Dalla ricostruzione di questi e altri fatti, la famiglia teme si sia trattato di omissione di soccorso. O peggio, di istigazione al suicidio. Molte ancora le domande rimaste inevase. Perché non è stata concessa l’autopsia, così come richiesto dalla famiglia?

Il corpo di Ivan è stato rinvenuto la mattina del 22 giugno 2015, impiccato con un cavo microfonico ad un albero d’ulivo in una campagna alla periferia di Acquarica del Capo, non lontano dallo studio di registrazione del dj. Perché le gambe di Ivan non erano penzolanti, ma quasi genuflesse e toccavano la terra? Perché la calligrafia rinvenuta sulla busta contenente la presunta lettera d’addio indirizzata a mamma Rita e Sergio non è riconosciuta dagli stessi familiari come appartenente ad Ivan? Chi avrebbe preso e perché gli oggetti mancanti: un mazzo di chiavi, un hard disk, una piccola telecamera, da cui Ivan non si separava facilmente?

I familiari non si sono mai arresi.

Cercano la verità fin da quella tragica mattina del 22 giugno in cui hanno appreso che la vita del loro amato Ivan si era spezzata. Troppe le  incongruenze, troppe le domande senza risposta. Troppo forte  l’esigenza di scoprire la verità per arrendersi di fronte ad un “Si è trattato di suicidio”.

I genitori che hanno cresciuto e amato Ivan come un figlio fin dalla sua tenera età, non ci stanno, vogliono verità. Ed esigono giustizia.

Per questo il 29 luglio scorso si rivolgono alla criminologa Isabel Martina, dandole mandato per una consulenza tecnica di parte. Martina, che collabora con lo studio della nota criminologa Roberta Bruzzone,  ha realizzato un’autopsia psicologica di Ivan, poi allegata all’atto di opposizione.

Si attendono ora la perizia calligrafica e grafologica richiesta, la riesumazione della salma per l’autopsia, l’acquisizione delle celle telefoniche.

Familiari e amici di Ivan si dicono fiduciosi e aspettano di conoscere tutta la verità.

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Ottobre 2016 20:03 )  
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