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LETTURE CONSIGLIATE / Facebook

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A proposito di Facebook

e del narcisismo…

di Paola Abate

Questo punto di vista sull’utilizzo di Facebook e di quanto questo c’entri con l’essere narcisisti nasce da una richiesta di riflessioni su questo tema a partire da un articolo letto in rete… usare Facebook è sinonimo di narcisismo?

Oppure è ricerca di autostima?

Oppure entrambi?

 

Nell’articolo originale che ho letto, si sostiene che negli utenti che usano Facebook e che vivono nell’attesa di ricevere più Like possibili, nell’avere mille e mille amici (ci sarebbe da discutere a lungo anche sull’uso di questo termine e sul suo significato reale…) non ci sia tanto una componente narcisistica, quanto un bisogno opposto, ovvero una ricerca di approvazione.

Ecco, io non sono d’accordo perché secondo me c’è un fraintendimento nel mettere in contrapposizione il narcisismo con la ricerca di approvazione…. in realtà non tanto “secondo me” ma in base alla concettualizzazione teorica di questo tratto del carattere che spesso sfocia in un vero e proprio “disturbo di personalità” questi due aspetti sono strettamente legati tra loro.

Partiamo da Narciso, un giovane affascinante, innamorato di se stesso a tal punto da non ritenere nessuno alla sua altezza, a tal punto da essere la causa della sua stessa morte, quando annega per cercare di vedere la sua immagine riflessa nell’acqua. Semplificando un po’ grossolanamente, potremmo riassumere in questi punti le principali caratteristiche delle personalità narcisistiche:

 

  • si ritengono persone uniche e speciali

  • si aspettano di ricevere ammirazione e lodi continue

  • presumono di poter essere capite solo da persone speciali e prestigiose (ma nessuno risulta mai essere alla loro altezza)

  • mancano di empatia, sono freddi, manipolatori e spesso molto aggressivi.

 

In apparenza quindi Narciso sembra essere una persona molto sicura di sé, che guarda dall’alto verso il basso gli altri, che vengono tenuti a distanza perché “non valgono” quanto loro.

Adesso vi racconto cosa si nasconde dietro questa corazza “di superiorità”:

Spesso si sentono molto fragili e bisognosi di cure, ma hanno una rappresentazione degli altri come non disponibili ad aiutarli, ovvero hanno imparato ad aspettarsi di essere rifiutati dagli altri; in una realtà in cui si aspetta che gli altri non ci siano, l’unico modo per proteggersi è di considerare il proprio mondo come l’unico esistente, innescando atteggiamenti aggressivi nei confronti di un ambiente che non soddisfa le proprie attese. Come dire: “L’altro non è disponibile, allora faccio in modo di bastare a me stesso“.

Molti studi hanno inoltre evidenziato che queste persone crescono in ambienti familiari dove non c’è empatia, dove i genitori non sono in grado di soddisfare e ancor peggio di riconoscere i bisogni del figlio, da qui i loro atteggiamenti spesso rabbiosi verso tutto e tutti.

Ecco che dietro questa sicurezza e grande ammirazione di sé si cela così una profonda insicurezza e convinzione di non essere “visti” dagli altri e quindi un grandissimo bisogno di conferme.

Ora, sicuramente non dobbiamo mai fare di tutta un’erba un fascio, quindi lungi dal dire che chi usa spesso i social network sia un narcisista, però secondo me è innegabile che nel popolo di Facebook molte persone siano alla ricerca di conferme, alla ricerca di relazioni, perché per loro è più facile “nascondersi” dietro un profilo che presenta magari solo la parte migliore di sé, perché una relazione virtuale presenta meno difficoltà di una relazione reale, perché ci si sente più protetti e meno indifesi che in una relazione reale.
 

E il rischio maggiore secondo me lo corrono quelle persone che hanno maggiore fragilità, che hanno un mondo reale povero di rapporti umani e potrebbero assumere come unica realtà quella costruita sui social network.

Io non penso che di per sè le relazioni virtuali siano negative, anzi, possono assumere sfaccettature e ricchezze inaspettate, però sono anche convinta che restano pur sempre “virtuali” e se non sono completate da rapporti reali e tradizionali, si rischia di perdere quella dimensione di calore, autenticità e vicinanza che solo un incontro faccia a faccia può dare.

Non dimentichiamoci che la nostra comunicazione è composta dalla parte verbale, ma la componente non verbale è quella che rende viva una conversazione e che molto spesso ha la meglio su ciò che viene dichiarato con le parole.
Cosa sarebbe un incontro senza il contatto fisico?

Un’amicizia senza un abbraccio?

Un amore senza un bacio?

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Novembre 2016 14:11 )  
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