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Home Opinioni Editoriali e Commenti ACQUARICA DEL CAPO / NON SOLO CRONACA

ACQUARICA DEL CAPO / NON SOLO CRONACA

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Suicidio di Ivan Ciullo

“Oltre il cappio che stringeva Ivan c’era la mano invisibile

di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto”

Parla la criminologa Isabel Martina

di Prisca Manco

 

Acquarica del Capo.

Resta alta l’attenzione sul caso di Ivan Ciullo, il giovane dj suicidatosi il ventuno giugno 2015 in località Calie, agro del Comune di Acquarica del Capo. Molti i dubbi che ancora oggi adombrano la morte del talentuoso 34enne. Le legali di mamma Rita e papà Sergio, Paola Scialpi e Sonia Santoro,  avevano infatti  presentato richiesta di opposizione all’ archiviazione avanzata dal pm Carmen Ruggiero sabato quindici ottobre, fermamente determinate a cercare la verità ancora offuscata. La pm Ruggiero aveva  contestato l’accusa di istigazione al suicidio a carico di ignoti.  Il gip Vincenzo Brancato non ha archiviato il caso. E ha disposto per il dieci febbraio la camera di consiglio. Del caso si è già anche occupata la nota trasmissione rai “Chi l’ha visto” che nelle prossime settimane tornerà a parlare di Ivan Ciullo, in arte  Navi.

I dati emersi durante le indagini parlano di una relazione burrascosa di Ivan con una persona forse più grande, finita pochi giorni prima della morte del dj. Tra i due sarebbe intercorsa una telefonata della durata di un minuto e pochi secondi  il pomeriggio inoltrato del ventuno giugno. L’ultima emessa dal suo cellulare, poi risultato spento. Nella telefonata Ivan avrebbe forse esternato il proposito di suicidarsi? Come mai niente è stato fatto, allora?  Perché questa persona destinataria della chiamata non avrebbe fatto nulla per evitare il tragico gesto annunciato? Dalla ricostruzione di questi e altri fatti, la famiglia teme si sia trattato di omissione di soccorso. O peggio, di istigazione al suicidio.

Oltre il cappio che stringeva Ivan c’era la mano invisibile di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto”. L’autopsia psicologica fa emergere un sospettato.  Abbiamo raggiunto la criminologa Isabel Martina, dottoressa in scienze criminologiche per l’investigazione e la sicurezza e criminologa esperta in psicologia investigativa, psicologia forense, psicodiagnostica applicata in ambito civile e penale,  cui il ventinove luglio scorso i coniugi Rita Bortone e Sergio Martella, genitori di Ivan, alla ricerca della verità, si sono rivolti, dandole mandato per una consulenza tecnica di parte.

Lei ha, dunque,  realizzato un’autopsia psicologica di Ivan, poi allegata all’atto di opposizione. Dalla stessa si evince un profilo psicologico completo di Ivan e soprattutto si delinea  il sospetto che egli possa essere stato istigato all'atto suicida da una persona più grande che aveva negli ultimi due anni intrattenuto con lui una relazione sentimentale burrascosa, definita da lei stessa come densa “di continue vessazioni ed offese tendenti a sminuire e a distruggere nell’intimo Ivan”,  relazione terminata proprio poche settimane prima del decesso. Lei scrive nella consulenza depositata “Oltre il cappio che stringeva Ivan c’era la mano invisibile di chi avrebbe potuto fare e non ha fatto”, ci può spiegare cosa intende?

“Dall'esame degli atti consultati in procura si è potuto appurare che Ivan Ciullo quel ventuno giugno, ossia prima di fermarsi definitivamente sul luogo dove poi il mattino seguente fu ritrovato il suo cadavere ,mandò alcuni messaggi wathsapp , tra essi uno in particolare è stato inviato alla persona con cui Ivan aveva avuto una relazione che ci terrei a sottolineare si era conclusa da pochissimo, presumibilmente intorno al due di giugno, parliamo di una ventina di giorni precedenti al fatto. Tale messaggio aveva sicuramente dei toni molto inquietanti, che avrebbe comunque preoccupato persino un conoscente, figuriamoci una persona che era stata legata al giovane per circa due anni e che aveva da poco concluso questa storia. La frase da me scritta sulla mia consulenza  è il risultato  che riporta non solo i termini del rapporto che potrei definire, anzi che definisco burrascoso tra i due, ma descrive e delinea la personalità di Ivan, e sulle basi di elementi in mio possesso anche delle persone che Ivan frequentava, parliamo di rapporti di amicizia e di questa relazione. Per questo mi sento di dire che il giorno sette giugno - ossia il giorno in cui è emerso dalla perizia tecnica eseguita dalla procura di Lecce, che Ivan abbia scritto la lettera indirizzata ai suoi genitori - sicuramente  aveva maturato un proposito suicida,  che però non aveva portato a termine, quindi se il giovane ha avuto la forza di desistere già il sette, posso con certezza affermare che si sarebbe potuto fermare anche il pomeriggio del ventuno giugno. Mi domando allora che tipo di conversazione è intercorsa in quella ultima chiamata del tardo pomeriggio del ventuno giugno e che cosa sarebbe potuto accadere se questo qualcuno avesse avuto a cuore le sorti di Ivan, magari non staremmo parlando di questo evento luttuoso. C'è chi quel giorno avrebbe potuto fare qualcosa ma ha preferito non farla, e i perché di questo modus operandi saranno stabiliti non solo dalle nostre indagini investigative, ma sicuramente dalla procura se deciderà il dieci febbraio di ascoltare i termini delle nostre opposizioni. Un colpevole morale a mio avviso esiste, c'è già, è solo da stabilire in che maniera e con quali mezzi questa persona in un minuto e dodici secondi abbia portato Ivan fino all'albero di ulivo e per quali interessi, sicuramente personali, non gli sia convenuto correre in soccorso del giovane dj o quantomeno avvisare chi di competenza. Questo è quanto per il momento mi sento di esprimere sulla vicenda”. 

Mamma Rita e papà Sergio attendono con ansia il dieci febbraio, data in cui il  gip Vincenzo Brancato, che non ha archiviato il caso, ha  fissato per la camera di consiglio.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 14 Novembre 2016 18:58 )  
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