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TRAGEDIE FAMILIARI

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Caso Ivan Ciullo. Indagini scadute.

Generale R.I.S. “Totale mancanza di indagini”.

Mamma Rita e papà Sergio vogliono tutta la verità.

 

di Prisca Manco  

 

Acquarica del Capo. Caso Ivan Ciullo. A due anni di distanza dell’apparente suicidio del giovane dj salentino Ivan Ciullo, mamma Rita e papà Sergio  brancolano ancora nel buio. E continuano instancabili a cercare la verità.

Era il 10 febbraio scorso quando il Gip Vincenzo Brancato disponeva di procedere all’acquisizione delle celle telefoniche agganciate sia dal cellulare in uso a Ivan, che da smartphone, tablet e utenze in uso all’uomo con cui Ivan aveva  intrattenuto contatti fino all’ultimo. Il giudice chiedeva di estrapolare il contenuto dei messaggi eventualmente  inviati da quest’ultimo a terze persone nel periodo risalente ai giorni antecedenti al 23 giugno 2015, e  disponeva anche di acquisire dati e file del gps, se installato nell’auto dell’uomo. Il giudice aveva, inoltre, disposto di acquisire copia del file concernente la durata della sosta effettuata quel 21 giugno dall’auto condotta da Ivan negli immediati pressi dell’abitazione dell’uomo.

Novanta i giorni a disposizione  prima di depositare gli esiti delle indagini suppletive coordinate dal sostituto procuratore Ruggiero. I novanta giorni sono scaduti. La famiglia di Ivan continua a cercare la verità, a chiedere, a implorare aiuto. Pochi giorni fa un lungo servizio andato in onda durante la trasmissione “Quarto grado” è stato dedicato a questo caso. Di fronte ai genitori, presenti negli studi televisivi, queste le parole pronunciate dal Generale dei R.I.S. GarofanoIo veramente rimango indignato di fronte a questa superficialità, a questa totale mancanza di indagini che andava fatta comunque in itinere, anche attraverso la conservazione dei reperti, che abbiamo visto, scandalosamente essere stati eliminati. Diventa davvero difficile giustificare tutto questo”. Parole forti, dal significato inequivocabile.

Molti, troppi i dubbi che ancora  permangono, molte, troppe le  domande che rimangono ad oggi inevase. Pochi, approssimati e indubbiamente superficiali i risultati finora ottenuti dalle indagini. Nessuna autopsia. Nessuna spiegazione sul perché gli indumenti di Ivan siano andati distrutti o persi e mai riconsegnati ai familiari o agli inquirenti. Nessuna la risposta alla domanda “Come mai Ivan è stato rinvenuto con le gambe genuflesse e non penzolanti?” Nessuna la risposta ottenuta alla domanda “Perché la calligrafia rinvenuta sulla busta contenente la presunta lettera di addio non è attribuibile, secondo i genitori, ad Ivan e non è dato di avere una risposta basata su una perizia calligrafica?” Nessuna ancora la risposta alla domanda “Come mai sono spariti dall’auto di Ivan delle chiavi e delle telecamere?”.

Tanti i perché lasciati cadere nel vuoto, nel silenzio, nell’oblìo. Troppo frettolosa la voglia di archiviare il caso come suicidio.

Il corpo di Ivan è stato rinvenuto la mattina del 22 giugno 2015, impiccato con un cavo microfonico ad un albero d’ulivo in una campagna alla periferia di Acquarica del Capo, in località Calie, non lontano dallo studio di registrazione del dj. Il cellulare in tasca, una lettera d’addio ai genitori scritta al pc rinvenuta nell’auto in una busta su cui vi era scritto  a penna “X Mamma e Sergio” con una grafia non corrispondente a quella di Ivan. Dai suoi effetti personali mancavano un pen drive, un hard disk, un mazzo di chiavi, e due telecamere (che avevano ripreso cosa e/o chi?).

Apparentemente nessun motivo per compiere  un gesto simile pareva esserci nella vita del dj 34enne,  talentuoso musicista, cantautore, radio speaker e fonico: un nuovo studio di registrazione era stato inaugurato appena un mese prima con un collega, collaborazioni musicali nascenti lo vedevano impegnato in progetti importanti,  uno splendido rapporto con papà Sergio, da cui aveva ereditato la passione per le radio, e mamma Rita, a cui aveva dedicato uno dei suoi  ultimi pezzi “Strati d’anima”, la conferma data all’amica e collega Anna circa la sua presenza ad  una cena per suggellare il successo legato alla nuova radio in cui lavorava, cena prevista proprio la sera del 21 giugno, addirittura nuovi rapporti di amicizia e nuove frequentazioni  lasciavano ben sperare di poter voltare pagina dopo la brutta delusion causata dalla fine della storia con l’uomo più grande. Tanta vita ancora da vivere, eppure accade qualcosa che cambia irreparabilmente tutto ciò che verrò dopo.

Mamma Rita e papà Sergio hanno cercato la verità fin dal primo momento, ottenendo di aprire un’indagine  a carico di ignoti per gli ipotizzati reati di istigazione al suicidio e omissione di soccorso.

Nei due anni trascorsi hanno continuato a combattere, a porre domande, a cercare risposte. E anche giustizia.

Ad oggi si sentono abbandonati. Si dicono isolati. Non sono affatto convinti si sia trattato di suicidio. Si chiedono  se sia realmente stato un atto estremo, quello del loro Ivan, dovuto alla disperazione per un amore concluso o piuttosto un caso di istigazione al suicidio,  di  omissione di soccorso, o,  peggio ancora, un omicidio camuffato da suicidio. Con l’ausilio di legali,  Paola Scialpi,  i familiari sono alla ricerca estenuante della verità. Esigono conoscerla fino in fondo e ottenere giustizia.

“Le mie perplessità riguardano  - dichiarava poco tempo fa una delle legali dei familiari, avv. Paola Scialpi - soprattutto la posizione in cui è stato rinvenuto il corpo di Ivan , così come fotografato dai carabinieri, in quanto il ragazzo aveva le gambe piegate, quasi in ginocchio e non presentava un elemento tipico di chi viene ritrovato impiccato, ovvero la lingua che fuoriesce dalla bocca. Abbiamo ipotizzato diverse ipotesi di reato, ma  potremmo dare una risposta più certa al momento in cui saranno effettuate ulteriori indagini, così come richiesto nell'atto di opposizione all'archiviazione. Questo in quanto mancano i riscontri della presenza o meno sul luogo del ritrovamento di Ivan della persona con cui lui aveva chiuso da poco una relazione sentimentale e a cui aveva mandato dei messaggi, informando delle sue intenzioni , poco prima della tragedia. Sono molto fiduciosa nella giustizia ed è un diritto dei genitori sapere cosa sia realmente accaduto il pomeriggio del ventuno giugno duemilaquindici”.

Negata l’ archiviazione del caso, proposta inizialmente  dalla pm Carmen Ruggiero, che aveva  contestato l’accusa di istigazione al suicidio a carico di ignoti, attesa e ottenuta la camera di consiglio, anticipata dal gip Vincenzo Brancato, che  non ha archiviato il caso,  per il 27 gennaio 2017 e poi nuovamente rinviata al 10 febbraio, ora si attende di sapere l’esito delle indagini accordate.

Domani due anni dalla morte di Ivan. La verità non è stata ancora svelata.

Noi continueremo a scriverne, a cercarla, insieme a mamma Rita e papà Sergio.

 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 03 Settembre 2017 16:38 )  
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