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Mar 23rd
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REFERENDUM COSTITUZIONALE / L'analisi di S. D'Ambrosio

REFERENDUM COSTITUZIONALE / L'analisi di S. D'Ambrosio

Continua il libero confronto

in "Progetto Salento"

sulle ragioni del SI e del NO

in merito al Referendum Costituzionale

del 4 Dicembre 2016

 

ECCO LE RAGIONI

PER CUI VOTO "SI"

La nostra "Costituzione materiale" è la peggiore tra le Costituzioni dei Paesi dell'Occidente avanzato

di SALVATORE D'AMBROSIO


   

Con l'avvicinarsi della data del 4 dicembre, e quindi la data del voto, è necessario focalizzare l'attenzione su quello che è l'obiettivo primario della riforma: razionalizzare, modernizzare e rendere più efficiente l'organizzazione dello Stato . Per realizzare questo obiettivo  la riforma è stata incentrata sui seguenti punti:

 

a) il superamento del bicameralismo paritario;

 

b) la riduzione del numero dei parlamentari;

 

c) il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni;

 

d) la soppressione del Cnel;

 

e) la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione.

 

Eccetto il punto d) che é quasi irrilevante, poiché si tratta di eliminare una piccola Istituzione parassitaria che spende 20 milioni l'anno con zero produttività, i restati punti sono tutti strumentali ad una unica esigenza: abbassare i costi di funzionamento dello Stato, e razionalizzare le strutture per la gestione e  il governo dello stesso Stato. A questo punto dobbiamo sottolineare una regola aurea: lo Stato (che deve garantire il soddisfacimento di Esigenze e Diritti di tutti i cittadini), non deve necessariamente  spendere poco, ma deve assolutamente spendere bene. Ora per meglio analizzare il tema di cui ci interessiamo, dovremo ragionare su questo primo elemento di riflessione : quando una organizzazione complessa spende in un anno 900 miliardi acquista una  dimensioni paragonabile alla somma  di più multinazionali unite.

Ció posto ritengo utile farci una domanda: una multinazionale, per esempio, la nostra FIAT, quanto potrebbe durare prima di fallire, se per decidere di fare un investimento, (per esempio, lanciare nuovi modelli di auto, o se investire per un modello con alimentazione speciale, su cui sta lavorando già la concorrenza), se prima di decidere  segue un processo nel quale il Presidente decide, fa preparare un progetto, poi dopo passa tutto  al Consiglio di Amministrazione per la decisione.

Ma questa FIAT immaginaria non ha, come le aziende concorrenti, un solo consiglio di Amministrazione, ne ha due: deve decidere prima uno dei consigli e poi passa la decisione presa all'altro consiglio. Se il secondo Consiglio  decide di modificare il progetto, non lo passa al Presidente per procedere, ma lo  restituisce all'altro Consiglio il quale se concorda lo approva e lo passa al Presidente, se non è d'accordo lo ripassa all'altro consiglio ripetendo il girotondo.

Nel frattempo però i concorrenti sono andati avanti con i loro progetti e  arrivano prima sul mercato lasciando la FIAT nelle sue vuote discussioni . Nel frattempo, mentre i concorrenti producono e vendono, la nostra FIAT, in ritardo, non solo non ha prodotto nulla da mettere sul mercato,  ma ha continuato a spendere una parte di quei 900 miliardi senza fare passi avanti. Come può immaginarsi la nostra Fiat, non solo non è riuscita a produrre e vendere, ma essendo divisa in più sedi, filiali, laboratori ecc. ogniuna di queste sedi non avendo avuto imput, e prive di  un buon sistema di gestione, sono prive di  controlli ecc. agiscono in modo disordinato facendo spese e debiti. È evidente che questa  babilonia non consentirà alla nostra Fiat, nè di produrre alcunché, né di competere con la concorrenza.

Questo argomentare metaforico ha due diversi obiettivi: il primo è quello di dare l'idea di quanto il nostro stato si muove goffamente in rapporto alle dinamiche di governo di tutti gli stati nostri concorrenti sui mercati internazionali; (teniamo presente che la competizione dell'Italia con gli altri Paesi del mondo non è solo calcistica, ma è sopratutto economica). In questa competizione il Paese più organizzato, produce di più e a prezzi più bassi ed esporta di più; e se produce di più crea più lavoro, elimina la disoccupazione facendo lavorare tutti e creando più ricchezza; lo Stato incassa più tasse che impiega per costruire e gestire più asili; più scuole; realizza strutture sanitarie più avanzate, non fa pagare ticket, e riesce anche ad abbassa le tasse.

Adesso torniamo alla nostra Italia.

L'Italia tra i Paesi del G7 é il Paese con il peggior sistema istituzionale.  Il perché di questo stato di fatto (e mi dispiace dirlo, pur riconoscendo l'alta statura morale e politica di tutti i nostri Costituenti) è determinato dalla non eccellente qualità della nostra Costituzione che pur costituita da una prima parte che, questa si tra le migliori del mondo, le restanti parti sono un motore difettoso all'origine.

A questo punto bisogna precisare che una Costituzione non basta scriverla e approvarla, (questa è la Costituzione formale), ma va applicata, e per applicarla bisogna realizzare le strutture Istituzionali, fare le leggi organizzative delle strutture istituzionali, oltre alle leggi che regolano la convivenza dei cittadini. Tutte queste strutture funzionanti identificano la Costituzione materiale.  In base a come funzionano tutte queste strutture e a quanto riescono le stesse ad essere efficaci nel dare ai cittadini i servizi previsti possiamo dire se una Costituzione materiale é buona o meno buona.

 

Il processo Costituente.

Non c'è storico della Costituzione che non riconosca che la nascita della nostra Carta pur essendo stata scritta e approvata dal  miglior ceto Politico avuto dal nostro Paese, è nata attraverso una sofferta ricerca di un equilibrio negoziale tra le varie anime dei componenti della Costituente.

La naturale contrapposizione  tra diverse visioni politiche nel nostro caso ha trovato un ulteriore divaricazione dalla divisione del mondo in due blocchi contrapposti, guidati dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti d'America.

Questa diversa influenza portó  alla rottura  del governo unitario fatto dal blocco Cattolico e Laici (Democrazia Cristiana, Socialdemocratici, Liberali, Repubblicani) e dai Comunisti di Togliatti e i Socialisti di Nenni .

Nel 1947, dopo che De Gasperi tornò da un viaggio in America, si ruppe il patto unitario e i Comunisti e i Socialisti  vennero estromessi dal governo prima che i lavori della Costituente fossero ultimati. Malgrado ciò i Comunisti e Socialisti restarono  nella Costituente, fino alla fine dei lavori. Ciò consentì la nascita del concetto del cosiddetto "Arco Costituzionale", e il fatto che questa una volta approvata  fu da tutti sentita come proprio Patrimonio, determinando un sentimento unificante per lo Stato.

Questo sentimento, però, era anche determinato dal fatto che tutti avevano avuto una parte propositiva riconosciuta nella Costituzione. Tutti riconoscevano sia l'accoglimento di proprie istanze e il consapevole cedimento alle rivendicazione di altri. Ma se questo  aspetto ha fatto convergere tutti verso la soluzione finale, ha però generato alcune insufficienti statuizioni. La precaria stabilità del Governo definita in Costituzione veniva configurata per scongiurare la nascita di un Governo autoritario. Per lo stesso motivo si crearono istituzioni di Garanzia forti. Tutto questo è stato determinato non solo per il scongiurare il ripetersi del fascismo, ma  anche per il fatto che il Paese era diviso in due come i due blocchi politici,  legati alla sfera  d'influenza delle due superpotenze che governavano il mondo. Questo fatto, che piaccia o non piaccia ricordarlo, soffocava l'indipendenza del Paese perché i Comunisti erano controllati da Mosca che li finanziava; i Democristiani e gli altri partiti alleati subivano l'influenza degli USA che con il Piano Marshall aiutava il governo per lo sviluppo del Paese.

L'errore dei nostri Costituenti fu quello (ma il senno di poi è l'unico che non sbaglia mai) di non fare come quello che fecero i Costituenti della Germania Federale che nella  definizione  della Costituzione non hanno perso tempo per  esorcizzare la nascita di un altro Hitler, ma

si sono impegnati per scongiurare il ripetersi delle condizioni che generarono Hitler e il nazismo, cioè la Repubblica di  Weimar.

Per questo si preoccuparono di assicurare prima di tutto la stabilità dell'esecutivo.

L'altra evenienza storica negativa è rappresentata dal fatto che la Costituzione approvata nel dicembre del 1947 era la Costituzione formale che anche quando entrò in vigore il 1 gennaio 1948 non venne attuata  subito per superare la Costituzione materiale vigente a quella data (sostanzialmente la legislazione fascista e pre-fascista mitigata solo dai principi della nuova Costituzione), perché per fare ciò  si doveva dare attuazione e applicare tutte le norme programmatiche della nuova Carta e sopratutto realizzare quanto,  e nei tempi stabiliti, previsto nelle norme transitorie e finali della stessa Costituzione che stabilivano modi e tempi di approvazione delle leggi istitutive delle Regioni (VIII disposizione :"Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione. Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l'esercizio.")

Di  tutto questo non venne fatto niente.

La contrapposizione frontale dei due blocchi politici che scaturì dalle elezioni politiche del 18 aprile del 1948, impedì che la Costituzione materiale si adeguasse a quella formale nei tempi previsti. Così per ventidue anni la Repubblica fu amministrata con le leggi previgenti alla Costituzione.

Dopo questo  ventennio, nel 1970  l'allargamento della maggioranza, quadripartita, con l'ingresso nel governo dei Socialisti di Nenni, si arrivò all’attuazione  della Costituzione.

Si sviluppò una autentica ubriacatura riformistica, fatta in modo confuso e pasticciato. Si diete attuazione all'Istituto regionale  con una serie di leggi caotiche e irrazionali, conseguenza di un sistema  di produzione legislativa incapace di produrre qualcosa di efficace.

I limiti e i pericoli di un sistema illogico e irrazionale come il bicameralismo paritetico, si sono visti a partire da questo processo riformatore.

Tutte  le leggi applicative della Costituzione sono caratterizzate dal coinvolgimento  di grossi volumi di spesa e di  categorie sociali numerose e di forte impatto. Questo scatenò  e  coinvolse potenti lobby, sindacati, operatori, potentati politici vari, per cui  in tutte le leggi di organizzazione e  sopratutto nelle leggi finanziarie si è sempre parlato di "assalto alla diligenza", per lo scorrazzare di pressioni di ogni genere.

Per spiegare meglio la produzione di una legislazione (quella del decentramento dello Stato)  che abbiamo definita pasticciata  si ricorda che il processo legislativo é avvenuto in più tornate, fino alle c.d. Bassanini.

Le leggi di gestione (contabilità; acquisti e contratti; processo amministrativo ecc. )  hanno sviluppato  un processo amministrativo  ibrido senza una chiara connotazione tecnica  e senza controlli.

Nel tempo, migliaia  di miliardi di euro, sono stati  gestiti con regole che consentono tutto e il contrario di tutto.

 Per dimostrare  che queste  mie affermazioni  non sono costruzioni arbitrarie , di seguito riporto la dimostrazione  della dinamica del debito pubblico a partire dal 1970.

Nel 1970, ancorché  si fossero realizzato quanto ho esposto prima in termini di sviluppo nel 1970 il debito pubblico italiano si attestava a 35.267 con una percentuale sul PIL del 37,11 % .

Dal 1970 , dopo costituite le Regioni si è dato corso al trasferimento della competenze dallo Stato alle regioni, abolendo gran parte dei controlli previsti. Va detto,  che nel decennio '70 - '80, si é inaugurato la corsa allo sforamento, e sempre le leggi di spesa hanno percorso più volte la strada Camera - Senato e/o viceversa.

Nel 1978, avviate le regioni fu approvata  la riforma sanitaria. La più grande voragine del bilancio dello Stato. L'approvazione  di questa  riforma, fatta e rifatta continuamente alla ricerca di soluzioni capaci di arginare sono la prova più evidente dalla inadeguatezza di questo sistema parlamentare, sommata  alla riforma  delle regioni porta il debito a dieci anni dall'approvazione della riforma Sanitaria ad un aumento da 133.048 miliardi (del 1978)  a 577.450 nel 1988 (90,83 del PIL ).

In 18 anni dall'applicazione della Costituzione  il debito è passato da 35.267 a 577.450 miliardi . Spaventoso!

Oggi il debito pubblico al 31/12/2015 il debito pubblico dello Stato è pari 2.194.504 pari al 134,81 % del PIL. In 50 anni il debito pubblico é aumentata di 760  volte.

Va a questo punto precisato che a questa esplosione del debito non corrisponde un aumento dei benefici. Anzi molti diritti sono diventati quasi inesistenti sono ridotti al massimo.

A questo punto è bene fare il punto della situazione e riportare il discorso al punto di partenza: il referendum.


La riforma sottoposta a referendum è veramente necessaria ?

Si sostiene che non c'è bisogno della riforma  poiché  questa è solo un piccolo sghiribizzo politico di Renzi, non necessaria e  che la gente non capisce. Tutte le idee sono rispettabili, ma la storia è più rispettabile delle idee azzardate.

La storia ci dice che negli anni '70 del secolo scorso, quando  i leader dei principali  partiti politici , nel giro di poco tempo dalla emanazioni delle due riforme (attuazione delle regioni e riforma sanitaria) rilevano l'incontrollabile crescita della spesa e del  debito pubblico, compresero subito che la Costituzione vigente, appena attuata, aveva scatenato processi di spesa incontrollabili, e andava riformata.

Prevengo qualche facile obiezione: la spesa incontrollata  e il debito non lo ha fatto la costituzione, ma i politici. Questo è vero, e lungi da me voler assolvere i politici, ma è pur vero che come non possiamo prendercela con l'acqua  quando succedono le alluvioni e gli allagamenti, nel caso del debito nessun politico in quegli anni avrebbe  potuto controllare il processo legislativo. La nuova legislazione abolito ogni controllo scatenó una vera e propria tracimazione morale. Questo processo incontrollato nasce anche dal fatto che dopo  la famosa legge 833/1978, già a maglie larghe, non  seguì più una legislazione ordinata, ma una pioggia di successivi  interventi tampone, ogniuno dei quali era rimedio peggiore del male.

È importante  anche rilevare che la classe Politica si accorge subito, di questa défaillance delle  riforme proponendo subito una serie di dibattiti, che si alimentano  di anno in anno  finché nell'aprile del 1983  nasce il primo tentativo di riforma con la  "Bicamerale Bozzi". Il risultato della prima bicamerale veniva approvato da tutti i partiti di maggioranza con l'astensione del PCI.  Il lavoro della Bicamerale non andò a buon fine perché si arrivó alla scadenza della legislatura.

Dopo circa 10 anni (con l'accordo di tutti i partiti in Parlamento) si costituisce la seconda Commissione   Bicamerale (la  De Mita-Iotti) che lavora nel biennio 1992 - 1994). Neanche questa, dopo due anni di lavoro fini il processo di riforma.

Nel 1997, a seguito della realizzazione  del famoso "patto della crostata" si costituì la  " Bicamerale D'Alema" . Dopo la Bicamerale D'Alema (ancora saltata per veti vari dal signor No di turno), ci fu il tentativo di riforma Berlusconi-Fini-Bossi bocciata dal referendum.

Questa incapacità del Parlamento di approvare un riforma della Costituzione, indusse il Presidente Cossiga in data 26 giugno 1991 ad inviare un messaggio alle Camere esortandole a procedere  all'adeguamento del testo Costituzionale; infine il discorso del Presidente Napolitano tenuto alla Camera quando ha accettato la seconda elezione alla Presidenza. Dopo questi richiami non vale la pena dire altro per dimostrare  a chi sostiene  la  non necessità della riforma. Sostenere questo è un non senso, anche perché il bisogno della riforma è nell'ordine delle Cose.


La costituzione prevista nella legge costituzionale sottoposta al referendum, porta ad una deriva autoritaria?

Anche questa è una grossolana falsità .

La Costituzione  vigente dispone di strumenti costituzionali di garanzia molto forti. Sostenere l'opposto è dire cose false. La riforma sottoposta a referendum:

a) non aumenta i poteri del Presidente del Consiglio;

 

b) in nessuna parte limita i poteri delle Istituzioni di garanzia;

 

c) accelera solo il processo di produzione legislativa.

 

Ma, si può obiettare, vale la pena fare una  riforma costituzionale solo per realizzare   il semplice contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, cioè solo per ottenere benefici che taluno quantifica in 50 milioni?

Sostenere questo significa avere  una visione ridotta delle Istituzioni, considerandole fine a se stesse e non valutando la strumentalità del loro funzionamento. Teniamo presente che l'attuazione effettiva della nostra Costituzione sul piano  della organizzazione Istituzionale é iniziata  nel 1970. Per questo benché  il nostro  assetto Costituzionale è vigente da 68 anni, l'applicazione  effettiva della organizzazione  istituzionale prevista dalla Carta è in funzionamento da  46 anni, ancorché per  il processo di avvio  della costituzione ,  le disposizioni attuative  prevedevano dovesse avvenire in cinque anni dall'approvazione, nei fatti è partito nel 1970, cioè esattamente 22 anni dopo. Va chiarito anche  che nei 22 anni  precedenti all'attuazione delle riforme l'Italia non si è fermata , ma è cresciuta e si è sviluppata utilizzando le strutture  e l'intero assetto istituzionale Amministrativo pre-costituzione.  I Comuni  e le Provincie continuarono ad essere regolati dalla legge comune e provinciale del 1934; la sanità con le leggi sugli enti mutualistici (INAM; ENPAS; Coltivatori Diretti; INPDAP; INADEL ecc.), gli ospedali dalla legge Crispi del 1890 ecc.

Sembrerà strano, ma nei primi venti anni della Repubblica amministrata con le  leggi di gestione fasciste o prefasciste che prevedeva un controllo  sull'amministrazione tutto proseguì velocemente e  venne realizzata la ricostruzione del Paese; una grande riforma agraria; la rete autostradale; il piano INA casa di Fanfani; la riforma della scuola media portando la scuola media in tutti i comuni; ma sopratutto sul piano economico si sviluppó  il miracolo Italiano (cioè uno sviluppo economico tra i migliori e più performanti del mondo occidentale ) e diciamolo pure il clima sociale  di quegli anni era magico. Si svilupparono  e si vissero  i "Favolosi anni Sessanta" che trasferirono nel mondo la favola della rinascita italiana.

Giova chiarire che la normativa allora vigente non era la migliore in assoluto, per altro, era una normativa non conforme  ai principi stabiliti dalla nuova costituzione, ma aveva  il vantaggio di essersi sviluppata con criteri gestionali corretti e bilanciati , ma sopratutto attrezzati con i necessari sistemi di controlli di gestione. Altro vantaggio  le strutture burocratiche  disponevano di una adeguata preparazione  professionale, insomma  la  macchina burocratica consentiva all'amministrazione una  sufficiente efficienza che dopo il '70 con l'attuazione delle riforme istituzionali non  è mai più  stata vista nelle nostre amministrazioni . Questo assetto amministrativo  ha consentito in  questi 22 anni,  cioè dal 1948 al 1970 ,  una evoluzione della spesa pubblica molto controllata tanto che  il debito pubblico è aumentato  in 22 anni di  soli 31.219  miliardi di € ( da 4.048 € nel 1948 , pari al 30 % del PIL, a 35.267 € nel 1970, pari al 37,11 del PIL)  questo vuol dire anche che il PIL è passato in quegli anni da 13.493 miliardi di  € nel 1948 a 95.316  miliardi di € nel 1970.   (si ripete pur avendo piani di riforme importanti e pur avendo  generato uno sviluppo economico senza precedenti e mai più ripeti lutto   nel futuro).

Attuate, a partire degli anni '70, le riforme previste dalla Costituzione, la macchina dello Stato é impazzita, la spesa pubblica fuori controllo, le centrali di spesa sono aumentate a dismisura. Questo fa si che il debito pubblico che nel 1970, pur avendo realizzato  riforme e sviluppo, era pari a 35.267 miliardi di €, ad oggi è aumentato di  2.129.237  miriadi di €, con una media annua di incremento  pari a 46.287,76 € .

Sappiamo che con questo debito  convive  una spesa annua  pubblica del solo Stato di circa 900 miliardi di € annui di cui 100 miliardi per interessi sul debito.

A questo proposito giova riflettere sul fatto che nella sostanza, oggetto della riforma  non è la sola modifica delle norme costituzionali, ma  questo è il primo passo, bisogna fare questo per  poi produrre leggi buone, buone riforme dei centri di spesa  e sviluppare un percorso inverso a quello fatto dal 1970 ad oggi riducendo  le spese parassitarie sostenute dallo Stato riducendo via via la spesa per  interessi passivi, per attuare effettivamente la prima parte della Costituzione

rispondendo effettivamente ai bisogni sociali, e contemporaneamente investire per lo sviluppo.

Il sistema costituzionale riformato attribuirà al Governo non un  maggior potere fine a se stesso, ma  l'obbligo di essere efficiente di razionalizzare la gestione dello Stato, onorare il debito che lo  Stato  ha accumulato verso la Nazione, oltre ad  efficientare  la gestione dello Stato. Tutto questo non può realizzarsi con la sola riforma costituzionale, che è comunque indispensabile premessa . Senza una revisione dell'organizzazione dello Stato non si può  dare inizio ad un processo  di riforme funzionali che durerà alcuni anni e ogni anno che passa avremo crescenti  risparmi  nella gestione.

 

È giusto sostenere  che se vince il No sarà un male  per l'Italia?

Va premesso che  al debito dello Stato va aggiunto  il debito dei  8000 comuni, delle 21 regioni delle Provincie, che se anche saranno abolite conservano i non pochi debiti pregressi oltre ai debiti

delle aziende partecipare ecc. Ma  questo è il debito finanziario. A questo va aggiunto il debito per carenze strutturali della Nazione, dovute al fatto che non si realizzano  piani di opere pubbliche da decenni. Questo comporta  che al debito finanziario dobbiamo aggiungere un deficit infrastrutturale  spaventoso.

A legislazione  e costituzione vigente non riusciremo  a  realizzare quanto necessario per uscire da questa situazione. In questo stato di cose  siamo in  condizioni di impotenza. Per uscire fuori da questa situazione dobbiamo  fare quello che hanno fatto le altre democrazie, quando hanno rilevato la inadeguatezza del proprio sistema costituzionale. Sistemare la macchina. organizzativa e amministrativa è imperativo. Una macchina rotta non si muove e per farla muovere non basta avere la benzina. La nostra macchina è la Costituzione.

 

E vero che abbiamo LA COSTITUZIONE MIGLIORE  DEL MONDO ?

La prima parte della Costituzione (artt. 1 - 54) rappresenta la parte che declama  i  diritti fondamentali del cittadino. È la parte migliore della Costituzione e rappresenta i contenuti e lo spirito costituzionale con la specificazione dei diritti che non possono essere mai ne derogati ne cancellati. Per altro incarna ed esprime l'alto valore morale e  il senso della democrazia dei nostri padri costituenti, e precede anche se di poco l'emanazione della Carta universale dei diritti dell'uomo.

Va precisato, però, che ad oggi,  questa parte della Costituzione rimane ancora  solo una  "Costituzione formale" perchè inattuata, o attuata solo parzialmente ed in modo incompleto.

Come ben sappiamo, ogni specifico diritto previsto dalla Carta Costituzionale è oggi "materialmente" limitato. Per questo la "Costituzione Materiale", cioè la costituzione che "di fatto" noi viviamo, è diversa da quella "Formale" approvata nel 1947 e in vigore dal 1 gennaio 1948.

 Vediamo le carenze:

 - art. 1, secondo comma:

" La sovranita` appartiene al popolo, che la eser- cita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

La fine fatta dai risultati di tanti  referendum  (responsabilità dei giudici, finanziamento dei partiti ecc.), così la fine di Governi eletti dal Popolo nella scelta del Premier (governo Prodi sostituito da D'Alema ; governo Berlusconi sostituito da Monti) dimostrano quanto è effettiva questa norma della Costituzione.

- art. 4, comma 2 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il di- ritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Un Paese civile sa che il lavoro lo crea il mondo produttivo. Cioè le Aziende le organizzazioni non profit; il mondo della Cooperazione.  Malgrado ciò

e malgrado la stessa norma preveda che " La Relubblica .....promuove le condizioni che rendano  effettivo questo diritto" la legislazione, la burocrazia, la coscienza sociale e politica di certa corrente di pensiero fanno tutto per rendere la vita difficile alle Imprese agli imprenditori. Si é alimentato per anni un odio sociale contro l'impresa e gli imprenditori.

Lo Stato con una tassazione insostenibile, con una burocrazia asfissiante e con una giustizia da terzo mondo, impedisce investimenti esteri  in Italia. Paesi civili come la Svizzera, la Francia , il Belgio e il Canada hanno creato in Italia agenzie per convincere e assistere imprenditori a investire presso di loro.

- art. 9, comma 2 ," la Repubblica..... .....Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico  della Nazione"

Il nostro Paesaggio é fatiscente , il patrimonio naturale distrutto, il dissesto idrogeologico è a livelli di guardia; il patrimonio artistico e culturale è all'abbandono.

- art. 10, comma 3 " Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle liberta` democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo  le condizioni stabilite dalla legge."

In proposito   sarebbe il caso di chiedere a Salvini e ad altri amici della congrega  se conoscono questa norma.

- art. 13, comma 1 "La libertà personale è inviolabille". È l'inattuazione di questo sacro principio non solo della Costituzione, ma anche di tutte le convenzioni internazionali  sui diritti dell'uomo che attribuisce alla nostra  costituzione una connotazione  di vera beffa.

- art. 31, comma 1 " La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose".

Nell'applicazione di questa norma l'Italia è a zero.

- art. 32, comma 1 " La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti."

L'assistenza  sanitaria è sempre più ridotta. Oggi c'è gente che preferisce eseguire gli esami  strumentali a pagamento perché costano meno del ticket." La mancanza di risorse porta, ogni anno, ad una continua erosione del livello di tutela di questo diritto. In mancanza di provvedimenti risolutivi a breve si passerà alla assistenza indiretta .


Possiamo dire che la parziale attuazione della Costituzione Formale è dovuta alla insufficiente dotazione finanziaria degli Enti  preposti alla erogazione dei servizi previsti dalla Costituzione.

Un Paese  che spende per interessi passivi quasi quanto spende per l'assistenza sanitaria (100 miliardi circa per interessi 108 miliardi per la sanità ) é un Paese allo sbando. Non possiamo considerare una Costituzione la più bella del mondo, quando a causa della stessa Costituzione (per i motivi che ho esposti prima) è maturato un debito le cui dimensioni sono tali da  ridurre o negare il soddisfacimento dei diritti fondamentali previsti non solo dalla stessa Costituzione, ma anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che continuamente condanna l'Italia per la violazione dei citati diritti.

Allora a costo di irritare tutti i tromboni sfiatati della politica e della  intellighenzia di una certa area politica io sostengo che  LA  NOSTRA COSTITUZIONE MATERIALE È LA PEGGIORE  COSTITUZIONE TRA TUTTI I PAESI DELL'OCCIDENTE AVANZATO!



 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 02 Dicembre 2016 23:24 )

 

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