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REFERENDUM COSTITUZIONALE di Salvatore D'Ambrosio

REFERENDUM COSTITUZIONALE di Salvatore D'Ambrosio

Continua il confronto

in "Progetto Salento"

sulle ragioni del SI e del NO 

 

RIFLESSIONI DA UN

SOSTENITORE DEL SI!

Dr. SALVATORE D'AMBROSIO

- 1° Parte -

 

Abituati a superare con fatica il quotidiano, abbiamo perso l'abitudine di ponderare gli eventi straordinari che possono segnare la vita nostra e della Nazione. Per le conseguenze che ne nascono. se questo è comprensibile non può essere giustificato . Questa consapevolezza mi porta a partecipare più attivamente al dibattito che si sta svolgendo sul referendum del 4 dicembre 2016 perché, non è una consultazione da poco, ma rappresenta lo spartiacque tra l'efficienza e l'inefficienza dello Stato e, quindi, tra un Paese che distrugge parassitariamente ricchezza con strutture istituzionali fatiscenti e improduttive e un Paese che sa competere nel contesto internazionale. 
Avendo l'onere di dimostrare coi fatti il fondamento di questa mia affermazione, e sentendomi obbligato a fare affermazioni documentate, mi muoverò di conseguenza esponendo prima le affermazioni contrarie alla mia visione e poi documentando il mio punto di vista di disappunto. Peró per fare questo è necessario richiamare la storia costituzionale italiana dalla fine degli anni settanta ad oggi. Questo per due motivi: uno per dimostrare che la riforma della Costituzione non è uno schiribizzo di Renzi, ma una esigenza che si dibatte da quaranta anni; secondo per dimostrare quello che, in merito, hanno fatto quasi tutti gli odierni grandi contestatori della riforma (da Berlusconi a D'Alema; da Bersani a De Mita; dalla Lega di Salvini ai Fratelli d'Italia e così via). 
Capire questo è fondamentale perché si capisce che ciò che oggi prevede la riforma Renzi è, grosso modo, ciò che voleva fare Berlusconi (e quindi la Lega e Fratelli d'Italia) e D'Alema (e tutta l'allegra brigata della minoranza PD).
Tornando al mio ragionamento, e per procedere nel discorso intrapreso, espongo un breve excursus della storia parlamentare e politica italiana alla ricerca di un rimedio possibile alla montante inefficienza dello Stato a partire dagli anni '70 ad oggi. Con questo modo procedere di procedere si evita che la "campagna elettorale referendaria, come spesso accade, più che di analisi, nel merito della riforma costituzionale è fatta di insulti e demonizzazioni dell’avversario", per riprendere quanto è stato saggiamente rilevato in un intervento di un sostenitore del No.
 

 

1) Di riforma Costituzionale in Italia si inizia a parlare nella IX legislatura (ora siamo alla XVII) quando nella seduta del 14 aprile 1983, la Camera e il Senato approvarono due analoghi documenti con i quali deliberavano di costituire una Commissione bicamerale composta di venti deputati e venti senatori con il compito di formulare proposte di riforme costituzionali e legislative, nel rispetto delle competenze istituzionali delle Camere . 
Partiva il primo tentativo di modifica costituzionale nominando la c.d. " Bicamerale BOZZI" da nome del Presidente ,l'onorevole Aldo BOZZI, figura nobile e risorgimentale del Partito Liberale. Quella Commissione nelle 34 sedute svolte propose l'approvazione della relazione che contemplava la revisione di 44 articoli della Costituzione. (sottolineo questo per ricordarlo ai tanti tromboni che gridano all'attentato alla democrazia per i 46 articoli della riforma Renzi).
L'anticipato scioglimento delle Camere fece fallire il primo tentativo di riforma costituzionale che si svolge esattamente 36 anni dopo l'entrata in funzione della Costituzione vigente e 33 anni prima del tentativo Renzi. 
Contribuirono all'approvazione della proposta la maggioranza di governo (DC,PSI, PRI e PLI) e si astennero PCI e PSDI (l'astensione del PCI di allora valeva più di un'approvazione ) votarono contro MSI/DN; Sinistra Indipendente e altri minori.

 

2) Il tentativo della Bicamerale De Mita-Iotti (1992 - 1994).

Nove anni dopo si tentò con un'altra Bicamerale. Nelle sedute del 23 luglio 1992 la Camera ed il Senato approvarono due atti monocamerali di indirizzo, aventi analogo contenuto con cui venne deliberata la istituzione di una Commissione alla quale affidare il compito di esaminare le proposte di revisione costituzionale concernenti la parte seconda della Costituzione . 
Venne, quindi, istituita la "Commissione parlamentare per le riforme istituzionali", composta da 30 deputati e 30 senatori nominati.
Siamo alla Bicamerale De Mita-Iotti (1992 - 1994). De Mita e l'on Iotti furono i due Presidenti 
della Commissione.
Alla fine dei lavori la Commissione aveva approvato la modifica di 
23 articoli e la la redazione di altri 6 nuovi articoli.
Giova sottolineare che già in queste due prime esperienze emergevano i primi sintomi di una riforma costituzionale che si avvicinava a quella disegnata dallLa riforma Renzi . Questo perché erano noti a tutti le debolezze strutturali della seconda parte della Costituzione che avrebbero ben presto l'invecchiamento dell'assetto organizzativo dei poteri dello Stato. 
Ma già gli stessi Costituenti (cioè i Padri della Costituzione) erano consapevoli che la Costituzione approvata di li a poco doveva essere adeguata, e per questo il Presidente Ruini favori un particolare e curato dibattito sull'articolo 138, perché come riferì nel dibattito l'onorevole Tommaso Perassi, bisognava rendere la Costituzione sempre viva e attuale cercando "di contemperare questi due concetti: da un lato, la rigidità della Costituzione, e dall'altro, la sua non immutabilità" per adeguarla alle nuove esigenze .

 

3) La prima Repubblica si chiude con il tentativo di riforma da parte della Bicamerale De Mita, la seconda Repubblica si apre, invece, con il c.d. "Comitato Ministro Speroni" che, seguendo un approccio tecnocratico, aveva il compito di studiare una proposta di riforma cui far seguire l'iter parlamentare per l'approvazione definitiva. Giova una precisazione: l'iniziativa era del Primo Governo Berlusconi, con Ministro per le Riforme il Leghista Speroni, ( iniziativa avviata con
Decreto del Presidente del Consiglio del 14 luglio 1994 
fu istituito il "Comitato di studio sulle riforme istituzionali, elettorali e costituzionali" ) 
Il Comitato , composto da un gruppo circa venti di Giuristi tra cui Massimo Severo Giannini, in passato Ministro, e il pugliese Aldo Lojodice aveva compito di elaborare la proposta di riforma. 
Va detto che il lavoro prodotto dal Comitato a parte la forma di Governo chepì irizzava il Premeriato non si discostava dal modello della riforma Renzi . Difatti per quanto riguarda il sistema parlamentare il modello attuato era sovrapponibile con il modello Renzi :sostanzialmente simile anche nella elezione dei senatori , se immaginiamo il modello Renzi come previsto con il disegno di legge ZANDA. Il modello Renzi, è anche sostanzialmente sovrapponibile a quello successivamente previsto nella riforma approvata dal Governo Berlusconi, nella quale il funzionamento del Parlamento e il Senato riproponeva quello già previsto dalla bozza Speroni. La sola differenza sta nel fatto che oggi si parla di Senato soppresso e e sostituito dalla Camera delle Regioni, nella riforma Berlusconi-Speroni-Calderoli i giuristi che costituivano il Comitato Speroni parlarono di "modello di bicameralismo differenziato", ma aldilà dei sofismi linguistici non c'è differenza . La fine del primo tentativo di Berlusconi fu decisa dalla vergognosa operazione D'Alema - Bossi - Scalfaro, con l'abbandono della maggioranza da parte della Lega succeduta all'altrettanto vergognosa operazione Magistratura - Corriere della Sera, con l'avviso di garanzia notificato a mezzo stampa che fecero cadere il Governo Berlusconi cui segui il Governo Dini .
Una personale riflessione sulla memoria corta degli italiani : oggi Berlusconi (italiano e memoria corta come gli altri) che ha visto il primo suo tentativo di riforma naufragare per schifose manovre politiche e il secondo tentativo affossato da un referendum avvelenato come si tenta di fare oggi con Renzi, dovrebbe mettere in campo la dignità che tante volte lo ha distinto, e schierarsi per il SI ma, invece , si è accodato al coro; si é abbassato ancora di più per adeguarsi alla statura dell'isterico Brunetta, e, forse po er compiacere la rabbia del bavoso Salvini, o della Meloni.
È imperdonabile per uno che dice di ess ere sceso in capo per il bene dell'Italia.

 

4) L'esperienza della Bicamerale D'Alema.

Le forze politiche, dopo il fallimento precedente, consapevoli 
della necessità di fare una revisione ad una macchina mangia ricchezza che era diventata l'Italia, promossero un ulteriore tentativo di Bicamerale, sperando che "ciò che non poté l'amor patrio, potrebbe fare il patto della crostata"(la "crostata" era ciò di cui si cibarono a casa Letta coinvitati D'Alema, sostanza patto tra D'Alema, Berlusconi, e compagni. Era il tempo della "diplomazia culinaria" di D'Alema : la cena di Gallipoli con Buttiglione, lo show culinario a Porta a Porta, la "crostata" ecc. erano piccole fuitine che si concedeva D'Alema)
Con un accordo PD, PPI, FI e AN, con legge costituzionale 24 gennaio 1997 venne infatti promulgata la legge costituzionale "Istituzione di una Commissione parlamentare per le riforme costituzionali" che decise la formazione di una bicamerale composta da 35 deputati e 35 senatori. 
Il 5 febbraio 1997 venne eletto Presidente l'on. Massimo D'Alema, allora segretario del PDS, con 52 voti su 70 con l'appoggio di Forza Italia e dei centristi del Polo. Vennero eletti 3 vicepresidenti: Leopoldo Elia (PPI), Giuliano Urbani (Forza Italia) e Giuseppe Tatarella (AN). 
La travagliata vita della Commissione, e i contrasti politici e la logica, a fasi alternate, del tanto peggio tanto meglio , praticata da tutti i signor No post Costituente, (che oggi formano, molto più numerosi ed eterogenei il fronte del
No) determinarono come era prevedibile, la fine di questa iniziativa.
C'è da dire, (come promemoria per l'onorevole D'Alema) che, l'ex Presidente del Consiglio che
oggi giudica i frutti della riforma Renzi come indigesti, che nella struttura del modello di Stato della sua Bicamerale i frutti erano addirittura non commestibili. Difatti, per mantenerci alla valutazione riforma del sistema Parlamentare , evidenziamo che la costituzione e le funzioni del Senato nella riforma ipotizzata dalla Bicamerale D'Alema è quanto di più bizzarro e inconcepibile si potesse immaginare . La differenziazione del bicameralismo prevista era assai complicata e di difficile operatività .Verosimilmente ciò era dovuto al fatto che D'Alema, non essendo riuscito ad ottenere una radicale trasformazione del Senato come previsto nei i modelli di riforma Berlusconi e Renzi ( il perché non è difficile immaginarlo: evidentemente i tacchini preferirono la loro vita al Natale), immaginò una soluzione che era un ircocervo istituzionale con un Senato fatto per metà elettivo e per metà "laico" , prevedendo che il Senato della Repubblica , "ridotto" a 200 Senatori in sessione ordinaria, in sessione speciale veniva integrato da consiglieri comunali, provinciali e regionali eletti in ciascuna Regione in numero pari a quello dei relativi senatori (cioè pari a 200).

Se ci fermiamo a considerare l'ibridismo esasperato dei procedimenti legislativi diversificati previsti dalla bozza di riforma, siamo alle comiche: troviamo almeno sei procedimento legislativi diversi, in base alle materie. Ancora. Se poi guardiamo i procedimenti in sessione speciale (quelli nei quali 200 consiglieri comunali, provinciali e regionali che integrano per materie il Senato dei 200 eletti) vediamo che : si prevede che parte di queste materie (incluse alle lettere b) e c) dell'art.89, comma 2, previsto dal disegno di legge) siano approvate da un sistema bicamerale ( cioè prima dalla Camera di 500 deputati) e dopo dal Senato ,che per lo scopo ai 200 Senatori ordinari , ne integra altri 200 speciali , quindi 400 Senatori, ma 
se nell'approvazione da parte delle due Camere non c'è convergenza , si prevede che "La Camera dei deputati delibera in via definitiva sui disegni di legge di cui alle lettere b) e c) del medesimo comma." Incredibile!!!
D'Alema che ancora oggi vuole proporre un suo modello di Stato in sostituzione della riforma Renzi é riuscito a realizzare la peggiore riforma tra quelle proposte. La sua smania di stupire utilizzando compromessi anche col Diavolo, lo ha portato ad accontentare chi voleva la riduzione dei Senatori da 315 a 200; a dare una connotazione federalista al nuovo Senato (per accontentare la Lega già da lui definita "costola della Sinistra" prevedendo una "sessione speciale" a cui partecipano Consiglieri Comunali, Provinciali e Regionali in numero di 200 e con questo prendendo in giro chi voleva la riduzione dei membri del Senato (che da 315 passano a 400), i Leghisti poiché i Senatori Laici (cioè i 200 rappresentanti degli Enti locali non conterebbero niente (come già visto ) il Paese (perché con quella riforma impossibile da far funzionare ) l'Italia sarebbe caduta dalla padella nella brace. È calzante, quindi, l'ironia di chi ha sostenuto che la previsione di metà senato a part-time avrebbe creato un
"Senato a porte girevoli".

Che dire? Che è molto più chiaro e semplice il Senato della Riforma Renzi ed era anche molto più chiara la riforma Berlusconi.

 

5) La fine del metodo delle Commissioni bicamerali, e l'attivazione di iniziative di utilizzo unilaterale dell'art. 138 Cost.

Rientrano in tale contesto le due esperienze, per motivi diversi , non esaltanti per i risultati . Ci si riferisce alla Riforma approvata dal Governo di Berlusconi e poi non approvata dal Referendum del 2006 e alla riforma costituzionale di modifica del titolo V della Costituzione fatta dal governo di centrosinistra, riforma infausta nei risultati attuativi tanto da essere rinnegata dalle stesse forze politiche che l'approvarono.
Del contenuto della riforma Berlusconi si è già parlato perché la riforma rispecchia i contenuti della Bozza del "Comitato Speroni".
 

 

Della riforma del titolo V è meglio non parlare perché é stata una iattura per la Repubblica .

Con questa sintetica esposizione dell'excursus storico delle vicende politico-parlamentari del nostro Paese, si é voluto dimostrare due cose. 
 

La prima: se per circa 40 anni da destra a sinistra e viceversa si sono cimentati con tanto impegno per riformare la Costituzione, significa che la riforma è una esigenza vera e non un espediente di Renzi per guadagnare potere.

Il secondo aspetto riguarda la faccia di molti esponenti del No (Berlusconi, D'Alema, Salvini , De Mita , Meloni, Bersani, Brunetta e quanto nei vecchi e nuovi partiti del Centrodestra) che oggi si affannano nella crociata per liberare l'Italia dalla dittatura, hanno fatto le stesse cose fatte da Renzi, o, come abbiamo emergere a volte hanno fatto cose peggiori. Questo ci porta a capire che cosa unisce e rende possibile la convivenza tra Bersani; Monti; la CGIL; Magistratura Democratica; Berlusconi, D'Alema, Salvini; la Meloni e De Mita .

Anche se appare difficile immaginare convergenza tra Berlusconi e Magistratura Democratica; Tra D'Alema e Bersani e la Meloni e Salvini;tra Monti e la CGIL. Grillo che non va d'accordo con nessuno, è coerente e contento ; sono gli altri che non si stanno accorgendo che stanno tirando la volata a Grillo. Ripetiamo se vince il No, non saranno loro a incassare il premio, ma Grillo e questo perché in politica come in amore non vale la regola dell'Usato Sicuro.

.... segue....
























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