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Risparmiare energia si può, si deve...

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diapos3Nello scorso numero di Progetto Salento ho avuto modo di esprimere, con sufficiente chiarezza, la mia netta contrarietà al ricorso all'energia nucleare da fissione, cioè quella che usa come "combustibile" l'uranio, perciò eviterò di ripetere le motivazioni che sono alla base del mio convincimento, fermo restando la possibilità di ritornarci per rispondere ad eventuali osservazioni che dovessero pervenirmi attraverso la redazione del giornale. In conclusione del mio intervento avevo accennato alle possibili alternative al nucleare facendo riferimento alle rinnovabili "tutte le rinnovabili" prima fra tutte "il risparmio energetico".
Ed è proprio su questa fonte energetica che vorrei soffermarmi ripromettendomi di trattare, approfonditamente, tutte le altre successivamente.Sembra una contraddizione considerare "il risparmio energetico" come una "fonte energetica", ma è evidente che tutto ciò che non consumiamo non deve neanche essere prodotto e, quindi, non richiede energia. Non deve sorprendere, quindi, che, fino alla generazione dei nostri nonni, stante la scarsa disponibilità di energia, l'uomo ha fatto di necessità virtù, adattando i suoi ritmi a quelli naturali, cercando di conservare ciò che la natura spontaneamente gli offriva. Naturalmente anche gli edifici erano pensati e realizzati a questo scopo ed ancora oggi numerosi sono gli esempi architettonici di questa corrente di pensiero.
Poi, il benessere derivante dalla enorme disponibilità di energia proveniente da fonti fossili, quali il carbone e, successivamente, il petrolio, ne hanno modificato il comportamento fino a spingerlo a credersi "il dominatore" della natura, con tutti i guasti e le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, dall'inquinamento dell'aria fino all'effetto serra. Oggi, occorre ritrovare un po' di quella saggezza dei nostri nonni e ripensare profondamente l'utilizzo che facciamo dell'energia, ripartendo dai loro insegnamenti, in primo luogo dal risparmio energetico. Ovviamente, la cosa più semplice per ottenere il massimo del risparmio energetico sarebbe spegnere tutto, gli impianti di produzione e/o trasformazione di energia, le auto, le macchine, in pratica, ritornare al tempo dell'uomo delle caverne. Ma non è questo l'obiettivo della promozione del risparmio energetico e, peraltro, sarebbe impossibile arrivarci volontariamente senza una forte stato di costrizione esterna, quale potrebbe essere l'esaurimento di tutte le fonti fossili, o almeno quelle più utilizzate, gas e petrolio, il cui esaurimento è previsto tra i 40 ed i 60 anni.
L'obiettivo non è neanche trattare il risparmio energetico dal punto di vista esclusivamente tecnico che sarebbe interessante solo per gli addetti ai lavori, bensì trattare dei diversi aspetti del risparmio energetico e lasciare ad ognuno la libertà di scegliere quale aspetto approfondire. Per semplicità conviene distinguere il risparmio energetico secondo le seguenti tipologie:
  • quello ottenibile con semplici modifiche comportamentali;
  • quello conseguibile con interventi relativamente semplici da singoli individui o da piccoli nuclei;
  • quello per i quali occorrono interventi organici da parte degli enti preposti.
È evidente che le diverse tipologie comportano livelli di difficoltà crescenti e, conseguentemente, anche costi crescenti. È comunque bene precisare alcuni punti:
ogni intervento va contestualizzato all'ambito nel quale dovrebbe essere eseguito;
il risparmio energetico conseguibile non è, necessariamente, proporzionale ai costi sostenuti per conseguirlo; maggiore è il livello di spreco minori saranno i costi per aumentare il risparmio energetico; maggiore è il livello di risparmio energetico raggiunto maggiori sono le difficoltà per incrementarlo ulteriormente e maggiori sono i costi.
Ho volutamente tralasciato il risparmio conseguibile rimodulando opportunamente i processi produttivi privilegiando quelli meno energivori in quanto una trattazione generale è praticamente impossibile.
Il primo livello di risparmio energetico, ossia quello ottenibile modificando il comportamento, è quello più conveniente dal punto di vista economico (è a costo zero), ma è anche quello che, a causa delle nostre abitudini e della nostra pigrizia, è più difficile da mettere in atto.
Infatti, quante volte uscendo da una stanza lasciamo la luce accesa? Quante volte, specialmente quando non paghiamo direttamente, apriamo le finestre pur avendo l'impianto di climatizzazione acceso? Quante volte lasciamo la macchina accesa, tanto dobbiamo solo scendere un attimo a prendere qualcosa? Quante volte regoliamo gli impianti in modo da avere una temperatura più alta o più bassa di quanto necessario?
E che dire degli impianti di condizionamento tenuti al massimo sia d'estate che d'inverno?
Non è infrequente d'estate entrare in un esercizio pubblico e congelare per il livello di temperatura estremamente basso rispetto alle condizioni esterne, così come d'inverno scoppiare di caldo per la temperatura troppo elevata.
In tutti questi casi, noi non stiamo utilizzando l'energia, semplicemente la stiamo sprecando perché, avendone in abbondanza, ci sentiamo in diritto di sprecarla.
Eppure, solo con poche accortezze, (spegnere tutto ciò che non stiamo utilizzando, regolare bene la temperatura negli ambienti, effettuare il ricambio d'aria ad impianti di riscaldamento e/o climatizzazione spenti) si potrebbe risparmiare fino al 20% dell'energia che adesso consumiamo, in pratica quasi pari al 25% che sua "altezza" Berlusconi vorrebbe produrre da fonte nucleare.
Il secondo livello di risparmio energetico, ossia quello attuabile con interventi relativamente semplici da singoli individui o da piccoli nuclei, va da interventi semplici e dal costo contenuto fino ad interventi più Il secondo livello di risparmio energetico, ossia quello attuabile con interventi relativamente semplici da singoli individui o da piccoli nuclei, va da interventi semplici e dal costo contenuto fino ad interventi più complessi e dal costo decisamente più elevato.
Il punto di partenza ideale per trattarlo è quello degli elettrodomestici. Per noi oggi è assolutamente normale conoscere quanto consuma la nostra auto (pur con tutti i limiti che le procedure di misurazione hanno, di recente, evidenziato), ma sappiamo poco o niente di quanto consumano i nostri elettrodomestici.
Bene, da diversi anni ormai, tutti i produttori di elettrodomestici indicano i dati relativi ai consumi ma, quando si va ad acquistarli, pochi leggono questi dati, preferendo concentrarsi solo sull'aspetto estetico e sul costo iniziale, tralasciando il fatto che, una volta che saranno entrati nella nostra casa saremo noi a pagare quei consumi.
Per non parlare poi dell'edilizia. Già negli anni del boom economico, la fame di alloggi ed il basso costo del petrolio favorì la costruzione di "case di carta" dove l'inverno si crepava di freddo e l'estate di caldo, case fatte utilizzando poca energia ma sprecandone in abbondanza per mantenerne un grado di comfort termico accettabile. In questo senso l'embargo petrolifero del 1973 fu una "scoppola" salutare per l'occidente che fu costretto a prendere coscienza del fatto che il petrolio non sarebbe durato in eterno e, quindi, adattare le costruzioni verso minori consumi..
Ma ancora oggi pochi si curano di quanto consumerà l'edificio una volta costruito, anche in questo caso la cura dell'aspetto estetico prevale sui consumi, si è molto più disposti a spendere per comprare delle piastrelle firmate che facciano da rivestimento al lavabo esterno piuttosto che investire sull'isolamento termico e sull'efficienza degli impianti. Non ho parlato a caso di investimento perché quei soldi in breve tempo rientrano nelle tasche sotto forma di mancati consumi.
Ed infine prendiamo in considerazione il livello di risparmio energetico conseguibile solo a seguito di interventi organici da parte degli enti amministratori, parlo, per intenderci, di Stato, Regioni, Province e Comuni ed altri enti pubblici.
Il caso più emblematico e, sicuramente, quello suscettibile dei maggiori risparmi è quello dei trasporti che assorbe circa un terzo dei consumi globali. Questo dato in Provincia di Lecce arriva addirittura al 56%, come rilevato nel Programma Energetico Provinciale redatto nel 2004, e da allora ad oggi non è che le cose siano cambiate di molto.
La spiegazione di questo dato, così significativamente diverso da quello a livello mondiale, ma anche nazionale, dipende principalmente dalla estrema carenza di mezzi pubblici nella nostra Provincia. Infatti, la maggior parte dei trasporti avviene con mezzi privati dato che i trasporti pubblici sono presenti solo in orari molto ristretti e su poche tratte. Eppure basterebbe riordinare la rete delle Ferrovie Sud Est per farle funzionare come una metropolitana di superficie organizzando dei servizi pubblici su gomma tra le stazioni ed i paesi limitrofi.
A proposito di trasporti, sapete quanto ci costa la modifica, voluta da lunardi, allora ministro alle Infrastrutture e Trasporti all'epoca del governo di sua "altezza" berlusconi ii, di tenere accese le luci delle auto durante la circolazione diurna? Beh tenendo conto che il parco auto circolante in Italia è di circa 35.000.000 di auto e, facendo un conto a spanne, considerando un carico medio di 160 W per auto, una circolazione di circa 2 ore al giorno, abbiamo consumi per 11,2 GWh all'anno, pari al consumo elettrico di circa 2500 famiglie medie italiane.
Anche a livello nazionale, con la scelta di incentivare i trasporti su gomma invece che su ferrovia determina una maggiorazione dei consumi e, consequenzialmente, una maggiorazione dei costi.
In conclusione, penso che ognuno di noi dovrebbe fare la propria parte, ovviamente nel limite delle proprie possibilità per ridurre i propri consumi, e se per quegli interventi onerosi ognuno si può appellare alla insufficienza delle risorse economiche (anche se, ricordiamolo, ogni euro speso nel risparmio energetico è sempre un investimento che ci verrà restituito nel giro di pochi anni) per quegli interventi di tipo comportamentale, che sono a costo zero, non esiste alcuna scusante e, quindi, vanno adottati da subito.
Ed infine vi lascio un decalogo che ho trovato per caso ma che è estremamente utile per ricordarci quali azioni intraprendere sulla strada del percorso virtuoso che dovremmo cominciare a fare.diapos

A cura di Quintino Cavalera, Ingegnere

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Giugno 2010 08:00 )  
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