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Home Politica e Attualità Economia FARE IMPRESA AL SUD? UNA VERA ODISSEA

FARE IMPRESA AL SUD? UNA VERA ODISSEA

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Antonio BELFIORE, imprenditore manifatturiero nel campo delle Idropitture, ci racconta la sua ' via crucis ' nella costruzione e apertura del suo Opificio industriale nel comune di Salve (LE)

E poi parlano di internazionalizzare il sistema Salento, di alleggerire il peso della burocrazia, di favorire l'accesso al credito per le piccole imprese, di liberarle da "lacci e lacciuoli". Ottime idee in linea di principio. Salvo verifiche sul campo. Se "fare impresa" in Italia, oggi più che mai, vuol dire dover affrontare un percorso a ostacoli, ancora peggiore è la situazione nel Sud, nel 'profondo Sud'. In Italia, un giovane che volesse iniziare un'attività manifatturiera, di produzione o trasformazione delle materie prime a livello industriale si trova a cimentarsi con una vera e propria odissea, fatta di carte, documenti, moduli, bolli, domande, attestati di pagamento, di pellegrinaggi tra un ufficio e l'altro, tra il Comune, la Provincia e la Regione. Un massacrante "tour de force" che rischia di sfiancare anche il più tenace degli imprenditori. Ma nel 'profondo Sud' perfino l'allaccio alla condotta dell'acquedotto, alla cabina elettrica o alla linea telefonica, può diventare un grosso problema, perfino un ostacolo alla nascita un'azienda.

La via crucis e l'esperienza del sig. Antonio Belfiore, imprenditore di 53 anni, di cui trenta passati a condurre un "Colorificio" per la produzione di idropitture nel Comune di Salve (Le), è assai eloquente al riguardo. E dovrebbe svegliare e far riflettere molto e seriamente quanti, ai vari livelli, hanno la possibilità non solo di 'parlare bene' sugli schermi di questa o quella Tv, ma anche il potere di incidere, intervenire e sollevare questo Territorio dalle sue gravi arretratezze, evidenti e nascoste.

Sig. Belfiore quando e per quali ragioni ha voluto costruire un Opificio così ampio, funzionale e accogliente?

Tornato dall'estero (Svizzera) a Novembre del 1981, dove mi ero specializzato nell'attività di applicatore ed ero rimasto affascinato dai colori delle pitture e dall'uso dei macchinari, decisi di avviare una piccola attività produttiva di pitture ad acqua, qui, a Salve. Dopo qualche anno comprai un terreno nella Zona industriale per poter sfuggire alla logica del lavorare in locali di fortuna e in affitto al centro del paese.
L'autorizzazione a costruire l'ho avuta solo nell'Ottobre del 2000, dopo 15 anni! Questo grazie alla sopravvenuta Legge Regionale n. 3, che di fatto aprì la strada al Comune per rilasciarmi tale concessione. Senza l'intervento della Legge Regionale n. 3 del 20.1.1998 (Concessione edilizia in deroga) ancora oggi io non avrei costruito la nuova sede, e sarei ancora a lavorare in affitto, in piccoli locali di fortuna all'interno dell'abitato, con soli 2 o tre dipendenti e un mercato di vendita sostanzialmente locale.

Quanti sono oggi i suoi dipendenti?

Sono 15, tutti giovani. Abbiamo attivato in provincia 5 filiali, una rappresentanza con deposito ad Avetrana (TA) e siamo presenti coi nostri prodotti anche su alcuni mercati esteri.

I problemi 'burocratici' per il nuovo stabilimento quando sono cominciati?

Ho iniziato i lavori nel 2001. Nel 2002 ho chiesto all'ENEL un contratto per la fornitura di energia elettrica che, se non sbaglio, è la materia prima per la produzione industriale. Ma per la 'potenza' che io andavo a chiedere (130-140 Kw) le "campate" ad alta tensione esistenti nei dintorni del mio Colorificio non ne potevano sopportare il carico. E l'Enel non aveva una "Cabina" nelle vicinanze. Doveva costruirne una nuova. Così, dopo tante peripezie, mi hanno concesso solo 50 Kw, assolutamente insufficienti per le esigenze della mia attività. Per "venirmi incontro" l'Enel mi propose di costruire a mie spese una Cabina elettrica. Chiesi un preventivo: 90.000 euro! Ma io non disponevo di tale somma di denaro, nè potevo ulteriormente indebitarmi per "regalare" all'Enel una Cabina completa di tutto per poi farmi vendere dalla stessa società l'energia elettrica di cui avevo bisogno. E come se io dicessi ai miei clienti: signori, se volete che io vi venda la mia pittura, comprate i macchinari di produzione e prestatemeli! Ma ci rendiamo conto? Siamo al ridicolo!

Com'è andata a finire con L'Enel?

 Son dovuto ricorrere all'acquisto di un Gruppo elettrogeno per la produzione dell'energia in via autonoma, con una spesa di oltre 30.000 euro. Il funzionamento di questo Gruppo necessita di 17 lt. di gasolio all'ora, oltre a tutta la manutenzione periodica. Purtroppo senza il Gruppo elettrogeno io non potrei lavorare. E ancora oggi, giugno 2010, la situazione nel mio Comune è identica a quella di dieci- dodici anni fa! E nessuno se ne preoccupa. Proprio nessuno.

Con l'acquedotto Pugliese è andata meglio?

No, decisamente peggio. Come è ovvio prima di iniziare l'attività nel nuovo opificio ho cercato di allacciarmi alla condotta dell'Acquedotto Pugliese. Ma mi è stato risposto che ciò non è possibile in quanto a Salve, nella zona dove è ubicato il mio Colorificio, passa solo una "condotta adduttrice" che non consente l'allaccio diretto. Ci rendiamo conto? Ho avuto l'autorizzazione a costruire, a produrre, a incrementare di conseguenza l'occupazione, ma i servizi pubblici essenziali cui altri dovevano provvedere, non esistono. Stiamo parlando di acqua, cioè di qualcosa di indispensabile per una azienda manifatturiera, per il suo ciclo produttivo, per l'alimentazione dell'impianto antincendio, per il lavaggio dei piazzali, per i normali usi igienici ecc.
Preso atto di questa triste realtà, ho dovuto chiedere, naturalmente a mie spese, l'autorizzazione a utilizzare le acque sotterranee provenienti da un pozzo artesiano che ho dovuto realizzare in un fondo di mia proprietà. Immaginate un po' quanti sopralluoghi, quante carte bollate, quante spese ho sopportato per poter ottenere l'autorizzazione da parte della Regione Puglia. Questo mi comporta comunque un costo di oltre duemila euro annuali, a titolo di canone!

Ma ha risolto il problema?

No, o meglio, l'ho risolto solo in parte. Intanto in data 20 gennaio 2010 la Regione mi ha concesso l'utilizzo delle acque del pozzo ma solo in via temporanea per 5 anni, e solo per gli usi industriali, "con divieto assoluto di qualsiasi utilizzazione a scopo potabile o igienico-sanitario". E poi ci sono le condizioni, i limiti che mi sono stati imposti: i volumi massimi annuali di emungimento non dovranno essere superiori a 7.810 metri cubi all'anno in quanto, se nel corso dei sopralluoghi e delle ispezioni dovessero risultare utilizzazioni superiori a tale limite, mi revocherebbero la concessione. Mi chiedo, se la mia attività dovesse crescere, se conseguentemente dovessi aumentare la produzione e l'occupazione, e se per questo dovessi avere bisogno di maggiori quantitativi di acqua cosa succederà? A quale Santo dovrò rivolgermi? Posso esser certo che mi verrà aumentato l'attuale limite massimo di emungimento? Stiamo parlando di esigenze della produzione con relativi risvolti occupazionali, non di chiacchere!

Nella sua fabbrica ci sono 15 dipendenti, con le loro esigenze di tipo, diciamo così, fisiologico- igienico-sanitarie. Ci sono gli scarichi dei gabinetti, i rubinetti per la pulizia delle mani e così via. Ma la concessione regionale all'utilizzo delle acque era solo per "usi industriali". Come ha superato quest'altro scoglio?

Ho dovuto fare ulteriore richiesta alla ASL di Lecce, con la solita trafila di Uffici, con la solita corposa documentazione a sostegno della richiesta, con ulteriori sopralluoghi e analisi chimico-batteriologiche e, finalmente, nel Marzo 2010 ho ottenuto anche l'Autorizzazione ASL per gli usi igienico-sanitari delle acque. Ma attenzione, anche qui ci sono delle condizioni. Nei punti di erogazione ho dovuto affiggere dei cartelli con la scritta "acqua non potabile"; inoltre, per almeno due volte all'anno, dovrò effettuare analisi chimico-batteriologiche tenendo i relativi referti a disposizione degli organi di controllo. Diciamo che questa volta le condizioni sono più sopportabili e giuste.

Esattamente quattro anni fa, a Giugno 2006, ha inaugurato la nuova sede del Colorificio. Ma l'attività vera e propria produttiva e amministrativa nei nuovi locali l'ha trasferita molti mesi dopo. Come mai?

I lavori dei nuovi locali sono terminati nel 2006. Finalmente potevo trasferirmi in luoghi di lavoro degni di questo nome. Finalmente potevo coronare il sogno della mia vita. In questa prospettiva, molto tempo prima avevo già fatto richiesta alla Telecom di una nuova linea telefonica intestata al mio colorificio. Non potevo infatti trasferirmi in ambienti di lavoro sprovvisti di telefoni. La Telecom mi assegna un nuovo numero e me lo revoca a metà luglio dello stesso anno. Me ne assegna un'altro, ma un mese dopo mi comunica che non mi poteva concedere la nuova linea telefonica perché doveva prima chiedere il permesso di scavo alla Provincia. Per poter eseguire l'allaccio la stessa società, infatti, doveva attraversare (cioè scavare, rompere) una strada provinciale. Nella stessa comunicazione dell'agosto 2006 Telecom specificava che i tempi previsti per l'allaccio slittavano orientativamente a gennaio 2007! Si è verificato quindi l'assurdo: il 24 giugno 2006 alla presenza di numerose autorità pubbliche, noti imprenditori del nord, e centinaia di cittadini, ho inaugurato il nuovo opificio senza aver potuto trasferire l'intera attività: a quella data i nuovi locali erano completamente isolati dal mondo, non avendo ancora disponibile una linea telefonica. Questa è la realtà delle cose! Purtroppo.

Per costruire questa imponente struttura ha beneficiato di aiuti pubblici?

Ho attinto esclusivamente ai finanziamenti bancari. Ma come molti imprenditori del Mezzogiorno ho salutato con entusiasmo l'entrata in vigore della Legge 388 del 2000 che concedeva un Credito d'Imposta del 50% per nuovi investimenti, senza eccesso di burocrazia e senza necessità di chiedere favori e protezioni alla classe politica. Il presupposto era la realizzazione dell'investimento. Il resto era tutto automatico: il credito poteva essere usato per compensare i pagamenti di tasse e contributi da subito. Sulla base di questa Legge ho fatto, come si suol dire, il passo un po' più lungo della gamba, nel senso che puntando sul 'Credito d'imposta' ho investito somme maggiori rispetto a quelle originariamente preventivate. Ma alla fine del 2002 l'amara sorpresa! Lo Stato cambia le carte in tavola e inizia una serie di manovre, a colpi di Decreti Legge, tali da sconvolgere completamente gli originari meccanismi di utilizzo del Credito d'imposta, che non si poteva più utilizzare "subito" per l'intero importo, ma lo si doveva spalmare nell'arco di 16 anni, utilizzando solo il 6% all'anno. Lo Stato, dunque, ha cambiato le regole del gioco a partita aperta. Immagini un po' il danno che la mia azienda ha subito in termini di oneri finanziari! Per mantenere e onorare gli impegni con banche e fornitori, ho dovuto vendere nel 2003 la mia unica casa di abitazione che ero riuscito a comprare dopo 20 anni di attività!belf23

Ci sono state altre Leggi agevolative di cui Lei ha beneficiato?

Si, la Legge Finanziare del 2007 concedeva un altro Credito d'Imposta per l'acquisizione di beni strumentali nuovi. Siccome abbiamo a cuore il concetto dell'innovazione, anche in questo caso mi sono spinto ad acquistare macchinari e impianti all'avanguardia nel mio settore produttivo. Quindi ho chiesto di beneficiare del Credito d'Imposta su questi investimenti. Cioè ho semplicemente fatto quanto lo stesso Legislatore mi chiedeva di fare.

E allora?

Nel 2008 mi è stato comunicato dall'Ufficio competente che la mia istanza è stata accolta, per circa 100.000 euro. Poi la solita sorpresa. Tale credito d'imposta, precisava l'Ufficio nella sua lettera, è utilizzabile a partire dal 2014! Ripeto, 2014! E così, mi risulta, è stato anche per altri 23.000 imprenditori del Sud. Spero per il 2014 di essere ancora vegeto e attivo. Questo vuol dire, comunque, che un imprenditore non può più fidarsi del legislatore. E consentitemi di astenermi da ogni ulteriore sfogo e commento.


intervista a cura di Giuliano Ciriolo

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 17 Ottobre 2010 12:28 )  
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