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Home Politica e Attualità Economia Il maiale Or.Vi. del Salento leccese (ORTELLE / FIERA DI SAN VITO)

Il maiale Or.Vi. del Salento leccese (ORTELLE / FIERA DI SAN VITO)

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Il maiale (Sus scrofa, o anche Sus domesticus), è un suide addomesticato appartenente ai Mammiferi dell'ordine Artiodattili Suiformi. Il Comune di Ortelle e la sua frazione Vignacastrisi, hanno messo a punto il progetto di tracciabilità del marchio Or.Vi. (Ortelle e Vignacastrisi) degli allevamenti del maiale del Salento leccese. In questa nota alcune riflessioni su questa interessante esperienza. L'allevamento del maiale pare antichissimo, ci sono graffiti che raffigurano animali molto simili ai maiali, o suoi presumibili progenitori, nella grotta di Altamira (ca. 40.000 a.C.). Sembra che intorno al 5.000 a.C., sia avvenuta la domesticazione in Cina e si sono trovate anche tracce dell'allevamento del maiale in Mesopotamia. Comunque il maiale pare sia un cinghiale domesticato che compare precocemente nei livelli neolitici europei ed asiatici e che assume un ruolo rilevante anche come vittima nei sacrifici.
Il maiale è uno degli animali che è riuscito a vivere libero nelle foreste sino al medio evo. Libertà che forse ha destato l'invidia degli uomini o meglio delle persone cosiddette "perbene" che apostrofano con l'offesa "maiale" o "porco" chi si "lascia andare". Il maiale libero delle foreste del Salento leccese ha costituito il cibo di Romani, Longobardi, e feudatari. Come tutti sappiamo le foreste del Salento leccese sono state soppiantate dalle foreste degli ulivi e per questo il maiale ha perduto da allora la sua libertà! Non più immense distese di Querce che garantivano il pascolo delle ghiande ai maiali liberi di muoversi in quell'ambiente incontaminato, ma olivi coltivati che davano frutto per la produzione del prezioso olio lampante, l'energia luminosa del "tempo che fu". Mentre i Saraceni mettevano a ferro e fuoco Vaste e Castro del Salento leccese, ecco che i nostri antenati, che dimoravano in quegli antichi borghi fatti sorgere dai Messapi, si allontanano nell'entroterra, facendo casa "tra gli orticelli" che coltivavano e da cui ricavavano il cibo in un territorio lontano dal mare, che gli garantiva la salvezza dall'incubo saraceno. E' nata così Ortelle e la sua Frazione "Vignacastrisi". Questo Comune ha messo a punto il Progetto di tracciabilità del marchio Or.Vi. (Ortelle e Vignacastrisi). Ma tu che mi stai leggendo, che sei del Salento e non hai mai sentito del maiale "Or. Vi" ti stai chiedendo dove potrai gustare la sua carne vero? Non preoccuparti, la tua curiosità verrà immediatamente soddisfatta! La carne di maiale "Or. Vi" potrai gustarla nel mese di ottobre, dal 21 al 24, presso gli stand della FIERA di SAN VITO a Ortelle! Quattro giorni di una fiera che è una delle più antiche del sud Italia, tanto da avere origini, si legge in alcuni scritti, addirittura nel XVI secolo. E' davvero interessante l'impegno dell'Amministrazione comunale di Ortelle, impegnata da diversi anni nella selezione degli allevamenti di suini controllati fin dalla nascita dal dott. Maurizio Caputo, e cresciuti obbedendo alle regole imposte dal Disciplinare della tracciabilità che prevede, tra le altre cose, una particolare attenzione all'alimentazione dei maiali per i quali, così come un tempo, devono essere impiegati esclusivamente prodotti naturali della terra come gli sfarinati dei cereali e i legumi. Tutto questo conferisce alla carne, oltre che un particolarissimo sapore, che gli intenditori conoscono bene tanto da affollare i quattro giorni della fiera, anche la sua assoluta genuinità.
Il Progetto sulla tracciabilità del Maiale del Salento leccese "Or. Vi." è stato avviato nel 2004 dal Professore Augusto Carluccio, originario di Ortelle, docente all'Università di Teramo, e seguito in loco dal dott. Maurizio Caputo, veterinario e responsabile della Fiera di San Vito. La circostanza che le aziende che allevano il Maiale "Or. Vi." suscitino moltissimo interesse oltralpe fa si che questi stessi visitatori stranieri, unitamente ad altri, saranno presenti alla Fiera di quest'anno. E' noto come i tedeschi e gli austriaci consumino la carne di maiale e i suoi insaccati e come ricerchino i prodotti di qualità! L'azione del dott. Caputo nel progetto è finalizzata a valorizzare le carni suine locali attraverso le antiche tecniche di allevamento per recuperare la tradizione, i gusti ed i sapori di un tempo, in modo da incrementare i capi allevati e di favorire la nascita di aziende a conduzione giovanile, oltre ad accrescere di molto il numero dei consumatori.

 

 di Antonio BRUNO - Dr. Agronomo -

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 05 Maggio 2016 16:15 )  
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