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Home Politica e Attualità Economia ANTONIO FILOGRANA / E' la fine di un'epoca

ANTONIO FILOGRANA / E' la fine di un'epoca

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Antonio Filograna nasce il 2 giugno 1923 da famiglia molto modesta. A 6 anni divideva la sua giornata fra la frequenza della scuola elementare e l'apprendistato presso un piccolo calzaturificio di Casarano.
Qui avviene il primo "incontro" con le scarpe, i pellami e i primi rudimentali attrezzi di lavoro. Qui inizia a imparare il primo e unico mestiere della sua vita.
A 10 anni viene "assunto" nel calzaturificio di proprietà di Salvatore Nicolazzo, sempre a Casarano, dove prese sempre più confidenza con la "produzione" e la vendita delle scarpe. A 17 anni decide di emigrare a Milano, dove la presenza dell'industria calzaturiera era più forte e di più alto livello produttivo. E' in questi opifici del milanese che "Ucciu" Filograna si "specializza". Ma l'aria di Milano non faceva per lui: "ero rimasto nella metropoli un anno e nove mesi – confessa in una intervista al giornalista Aldo Bello – durante i quali avevo mandato puntualmente dei soldi a casa. Eppure, un bel giorno decisi di tornare e ripresi il treno per Casarano". A 19 anni Filograna, in piena Guerra, viene chiamato al servizio di leva militare, periodo durante il quale medita spesso sulla opportunità di avviare un'attività indipendente. Dopo il congedo tornò a Casarano: "trovai un paese in piena crisi, morivano di fame uomini e bestie, allora guardandomi attorno pensavo: tanti altri sono partiti come me da zero; perché proprio io non dovrei farcela?".
Si consigliò spesso con la madre, ma la mancanza di denaro ostacolava qualsiasi iniziativa e progetto.
Filograna lavorò allora per altri otto-nove mesi come dipendente presso un'altra azienda locale, dove prese confidenza con le tecniche dei mercati per l'acquisto delle materie prime e la vendita del prodotto finito, e con i sistemi di pagamento.
"Alla fine, non solo mi ero fatta un'idea abbastanza precisa di tutto questo, ma ero riuscito anche a mettere da parte un discreto gruzzolo". Erano i suoi primi veri risparmi che utilizzò per tentare la scommessa con se stesso: rendersi autonomo nella produzione e nella commercializzazione delle scarpe.
Filograna aveva uno zio che per la sua attività di rappresentanza di articoli per calzature si recava spesso a Napoli. A lui si rivolse per farsi portare da Napoli "una mezza dozzina di forme da donna", e gli consegnò per questo acquisto 7.500 lire. Era il primo investimento del nostro protagonista. Con quelle "forme" si mise a lavorare su un tavolo da lui medesimo costruito, preparando per la prima volta con le sue mani le prime dodici paia di scarpe da donna destinate alla vendita, "senza marca, senza nome, senza simbolo". Siamo nel 1947. Per collocare le sue scarpe sul mercato Filograna scelse l'imponente Fiera di San Carlo, ad Acquarica del Capo, dove arrivò con una bicicletta presa in affitto. I primi tre commercianti ambulanti ai quali Filograna si rivolse non si mostrarono interessati all'acquisto. Solo al quarto tentativo la vendita riuscì, e (miracolo!) il pagamento avvenne in contanti "Uccio" tornò a Casarano con la solita bicicletta e reinvestì immediatamente il ricavato per costruire altre 24 paia di scarpe. Ancora una bicicletta in affitto per fare il giro dei mercati. Anche questa volta la vendita andò a buon fine.
Col passare dei mesi il laboratorio ricavato all'interno della casa dei suoi genitori, lo stesso ambiente dove dormivano i suoi fratelli, una stanza di complessivi 5 metri per 5, non bastava più, anche perché nel frattempo Filograna aveva assunto i suoi primi due apprendisti. Consigliato dalla fidanzata Elvira, futura sua moglie, con la firma di suo padre e per 750 lire mensili prese in affitto un piccolo locale su via Roma: di fatto, la sua prima bottega artigiana. Siamo a novembre del 1948; Filograna si iscrive alla Camera di Commercio. Presto i suoi dipendenti passano da due a sette. L'anno successivo (1949) si trasferisce in via Mazzini in un locale più ampio e più adatto alle esigenze produttive, considerata anche la presenza di alcune macchine Singer utilizzate per la orlatura. Comincia così la storia di Antonio Filograna imprenditore, il passaggio dalla bottega alla fabbrica, ovvero, dall'attività artigianale a quella industriale. Nel 1953 occupava già oltre quaranta dipendenti.
Nel 1968 fonda la "FILANTO". Nel 1970, con una forza lavoro notevolmente aumentata, arriva a produrre 2.000 paia di scarpe al giorno, che diventano 4.000 nel 1973. L'imprenditore punta a creare nuovi stabilimenti. Gli anni '70, '80 e '90 sono gli anni che segnano il grande sviluppo dell'attività calzaturiera. Filanto cresce giorno dopo giorno acquisendo nuovi mercati, nuovi clienti, nuove aziende. A metà anni '90 il Gruppo Filanto conta ben 4 aziende, produce circa 60.000 paia di scarpe al giorno, dando lavoro a oltre 3.000 operai diretti. Il distretto di Casarano diviene il primo produttore europeo di calzature.
Poi la globalizzazione ha segnato il punto di partenza della nuova crisi mondiale, con la perdita di competitività a livello internazionale del manifatturiero Made in Italy. Il Gruppo Filanto intraprende un lungo processo di riconversione aziendale e di esternalizzazione. Non più produzione diretta interamente in Italia, ma ricerca della competitività perduta attraverso nuove sfide e nuove partnership in Europa dell'Est ed in Asia. Negli anni '90 si sviluppano accordi in Albania realizzando una joint-veture con lo stato albanese per l'acquisizione di uno storico calzaturificio in loco. Si sviluppano accordi commerciali anche in India. Si avviò in definitiva un nuovo processo industriale che mai Filograna avrebbe immaginato, e che porta ad una lenta e costante riduzione del personale in Italia e nel Salento.
Filograna è stato ininterrottamente alla guida del Gruppo Filanto, se si eccettua il periodo che va da novembre 1980 a giugno 1981, durante il quale ha vissuto la terribile esperienza del sequestro, che avrebbe minato per sempre la sua personalità se non avesse avuto un carattere molto forte. A partire dal 2001 il cavaliere ha affidato la presidenza del Gruppo al figlio Antonio, assumendo la figura di Presidente Onorario. Filograna ha avuto un grande amore per la propria terra e per i suoi concittadini, cui si sentiva indissolubilmente legato. Testimonianza tangibile della sua attenzione verso la sua gente sono, oltre alle aziende fonte di lavoro e benessere per tante famiglie, le iniziative a carattere socio-culturale e assistenziale da egli attivate e finanziate. In primis l'accoglienza e la cura per gli anziani dove il fiore all'occhiello è rappresentato dalla Fondazione "Edoardo Filograna", Poi il sostegno ai disabili e allo sport (il Gruppo Filanto è stato sponsor per oltre 20 anni della squadra di calcio locale, la "Virtus Casarano"). Tra le altre sue numerose iniziative, la donazione di un "Centro mobile di rianimazione" all'Ospedale di Casarano e il suo contributo per la donazione di un'apparecchiatura TAC, la prima in zona, al medesimo ospedale. Il suo interesse si è anche orientato al settore turistico-alberghiero. Nel 1983 acquista il prestigioso Grand Hotel Costa Brada di Gallipoli.
Nel 1997 è stato insignito del titolo di "Cavaliere del Lavoro" dal Presidente della Repubblica Scalfaro. Nel 1998 è stato insugnito del titolo di "Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana". Nel 2004 gli è stata conferita la laurea "honoris causa" in economia dall'Università degli studi di Foggia. E' morto il 6 agosto 2011, consegnando se stesso alla storia imprenditoriale del Salento e di tutta Italia. Con lui tramonta un'epoca.

Grazie "mesciu Ucciu"! Grazie Cavaliere!


 
A colloquio con il nuovo Presidentedel Gruppo FILANTO S.p.A.
Antonio Filograna Sergio

Presidente, suo zio ha avuto fino alla fine un carattere difficile, duro, un linguaggio diretto, schietto, poco sottile. Ma è stato anche, per tutta una vita, persona con alto senso dell'onore. Chi era in realtà l'uomo Antonio Filograna?
Era innanzitutto l'uomo costruitosi da sé, abituato sin dall'infanzia ad affrontare in prima persona le difficoltà familiari e poi, poco più che adolescente, quelle imprenditoriali, quando fare impresa sul nostro territorio era quasi follia. E proprio le incessanti difficoltà hanno temprato il suo carattere già forte di natura. Ne è scaturito un temperamento rude, con un linguaggio privo di fronzoli, essenziale ed al contempo efficace. L'essere un autodidatta lo ha portato ad affrontare i problemi in maniera pragmatica, aiutato da un intuito pressoché infallibile soprattutto nella valutazione delle persone. Spesso istintivo nel dover prendere rapide decisioni, non esitava, in presenza di successivi dubbi, a rimetterle in discussione; di fronte alle decisioni importanti era però solito chiedere il parere dei collaboratori con i quali ha sempre privilegiato il confronto. Dietro all'uomo dal carattere duro era in realtà presente l'uomo dai nobili sentimenti, animato da una solida fede cristiana, sempre pronto ad atti di generosità verso i bisognosi e le istituzioni benefiche in generale. Onorare gli impegni è sempre stato per lui regola di vita irrinunciabile, fino alla fine della sua esistenza.

Quale considerazione aveva "Mesciu Ucciu" dei suoi dipendenti e collaboratori?

Filograna considerava i dipendenti e collaboratori, senza distinzione di carica e funzione, il suo vero patrimonio al quale doveva i successi aziendali e personali restandogli per sempre debitore.

Gli anni '70, '80 e '90 sono stati gli anni d'oro del settore calzaturiero e della Filanto. Crescita esponenziale del fatturato, della produzione e dell'occupazione. Ma sono anche gli anni delle forti contestazioni sindacali. Come reagiva allora l'imprenditore Filograna nei confronti di chi lo definiva "padre-padrone"? Questa era una espressione che lo feriva?

Si, gli anni '70, '80, '90 sono stati gli anni di sviluppo e di continua crescita aziendale. In quegli anni infatti Filanto ha saputo cogliere l'ondata favorevole dello sviluppo economico registrando una notevole crescita particolarmente sul mercato internazionale. Tale successo ha portato il Gruppo Filanto a raggiungere posizioni di leadership nel settore calzaturiero in Europa. Filograna, forte di questo successo in quei decenni aumenta costantemente la capacità produttiva costruendo nuove aziende, come il grande stabilimento di Patù, e rilevandone altre creando così nella zona industriale di Casarano uno tra i più grandi poli calzaturieri europei.
La crescita dimensionale ha portato inevitabilmente anche conflitti di natura sindacale. E' risaputo che egli privilegiasse il rapporto diretto con il suo personale, senza interposizioni di tipo sindacale. Questo perché considerava il personale una sua "creatura", avendo egli stesso creato il primo nucleo di maestranze, e quindi non gradiva "ingerenze" di terzi, anche nella convinzione di riservare ai suoi dipendenti trattamenti migliori rispetto alle ditte concorrenti e comunque rispettosi delle normative sul lavoro. Perciò il dover interloquire e trattare con un altro soggetto portatore di rivendicazioni non sempre giustificate significava dover affrontare impegni e problemi aggiuntivi che potevano pregiudicare il buon andamento aziendale. Certamente l'appellativo "padre-padrone" feriva il suo orgoglio e pertanto lo riteneva ingiusto. Col tempo tuttavia si convinse che l'interlocutore "scomodo" poteva anche diventare un prezioso collaboratore e finì con l'accettarlo.

Fra la fine del '900 e l'inizio del nuovo secolo si ha il fenomeno della globalizzazione e della concorrenza planetaria. In quale momento il cavaliere ha intuito che il mondo stava profondamente cambiando e che il settore era destinato ad una profonda crisi? Come ha reagito? Ha mai avuto momenti di stanchezza o sconforto?

Il fenomeno della globalizzazione fu, sin dalla sua comparsa, motivo di preoccupazione per il cav. Filograna che non tardò ad intuire i pericoli derivanti dal doversi confrontare con nuovi produttori dei paesi emergenti. Capì subito che la competizione con quei paesi con manodopera abbondante ed a basso costo sarebbe stata insostenibile. Visse quel periodo con grande sofferenza, angosciato all'idea di dover ridurre drasticamente il personale che in passato aveva sempre incrementato contribuendo allo sviluppo economico del territorio ed al benessere sociale: vedeva così svanire il suo grande progetto di crescita continua. Messo di fronte al dilemma "ridimensionamento o chiusura" dovette infine, ma con enorme rammarico, rassegnarsi alla prima soluzione ed intraprendere la via della esternalizzazione produttiva, senza mai palesare lo sconforto che sicuramente si portava dentro. Al contrario, ai suoi collaboratori ha continuato fino all'ultimo a suonare la carica esortandoli a non scoraggiarsi mai.

Presidente, i prossimi anni si annunciano assai difficili dal punto di vista economico. Sulle sue spalle graviterà tutto il peso della conduzione del "Gruppo Filanto S.p.A.". Quanto e "in cosa" in particolare le mancherà la figura di suo zio, il fondatore di questo impero?

Quello presente è uno dei periodi più difficili per l'economia a livello mondiale. Il settore calzaturiero, già in sofferenza dagli ultimi anni "90" per la feroce concorrenza asiatica, è destinato ad affrontare ulteriori tensioni a causa dell'attuale crisi. Pur nella consapevolezza delle difficoltà che mi attendono nel difficile compito di prendere "da solo" le redini del Gruppo, privo di quel sostegno morale e materiale che mio zio mi ha dato finché è stato in vita, conto tuttavia di poter fare tesoro degli innumerevoli insegnamenti e consigli da lui ricevuti nell'arco del quarto di secolo in cui ho avuto il privilegio prima di affiancarlo e poi di averlo quale prezioso ed insostituibile sostegno nel gravoso ruolo alla guida del complesso aziendale. Ogni qualvolta mi troverò ad assumere difficili decisioni o affrontare impervie difficoltà, e credo che succederà spesso, proverò ad immaginare come si sarebbe comportato lui in analoghe circostanze.

Servizio ed Intervista a cura di Giuliano CIRIOLO


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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 07 Settembre 2017 15:17 )  
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