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Home Politica e Attualità Politica IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE / INIZIANO I POSIZIONAMENTI

IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE / INIZIANO I POSIZIONAMENTI

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PERCHÉ IO

CATTOLICO LIBERALE E STURZIANO

ADERISCO AI SOSTENITORI DI

MATTEO RENZI PRESIDENTE !

 

Dr. Salvatore D'AMBROSIO

 

    Pur non essendo stato mai aderente ad alcuno dei partiti della sinistra italiana, ma un cattolico liberale sturziano, considerando l'attuale situazione dello scenario politico nazionale , da quando c'è stato l'ingresso nello scenario politico italiano di Matteo Renzi, mi sono riconosciuto nella visione politica di Renzi che in questo momento vedo la più vicina ai miei convincimenti di cattolico liberale e liberista, ma attento ai problemi sociali.

E poiché Renzi è segretario del PD, oggi pur non essendo tesserato voterò PD, se Renzi ne sarà il candidato premier.

 

Perché ?

Perché la visione di Renzi è analoga alla mia: è moderato e riformista; è interclassista come si deve essere in una società del XXI secolo, ma sopratutto ha una visione moderna e dinamica dello Stato e ha capito ciò che in tutti i paesi più avanzati hanno capito da secoli: il lavoro si crea e non nasce da solo; la ricchezza non si crea, ma si produce per poterla distribuire. Tra i vari biografi che si sono cimentati negli ultimi anni si sono sprecati gli accostamenti di Renzi ora all'uno ora all'altro politico, cosa peraltro difficile da fare non non foss'altro per le diverse epoche e condizioni in cui i vari politici hanno operato. Renzi è una figura politica moderna ed è sostanzialmente originale, anche se non mancano possibili accostamenti: ha la visione riformista del Craxi della Grande Riforma dello Stato; ha il linguaggio secco e pungente di un altro grande toscano che era Fanfani; ha la capacità di capire il Popolo che ha avuto il primo Berlusconi, ma più dell'ex Cavaliere ha una visione più completa della società. Inoltre ha il vantaggio di non aver bisogno di fare assemblaggi di formazioni politiche per nulla omogenee, avendo riformato un grande partito liberandolo dai massimalismi ideologici e dal settarismo di maniera ancora patrimonio di buona parte della minoranza PD. Inoltre Renzi ha una visione interclassista della società come la si deve avere in una società Società articolata come la nostra. Renzi è un politico inclusivo in una Società complessa come la nostra: incarna l'anima della Sinistra in modo moderno realizzando provvedimenti che nessun altro rappresentante della Sinistra ha mai realizzato; tra le realizzazione: la legge sulle unioni civili; lo schierarsi con la famiglia Socialista a livello europeo; la legge sul caporalato; la legge sul dopo di noi; gli ostinati interventi sull'accoglienza dell'immigrazione ; la sistemazione in ruolo dei precari nella scuola ecc. Per questa visione equilibratae moderna piace a tutti i ceti produttivi. È un cattolico, ma nell'attività politica si comporta laicamente ed è rispettoso di tutte le espressioni di una Società multiconfessionale.

 

Ma la cosa più importante che Renzi ha fatto, e in questo interpretando in pieno lo spirito dei tempi, è stata quella di imprimere una spinta mai così decisa verso la grande riforma dello Stato che ha come prospettiva finale la modernizzazione e la efficientizzazione dello Stato sostenendo che solo uno stato efficiente, è uno stato che produce sviluppo, stimola la produzione che crea posti di lavoro e benessere, aumenta gli introiti tributari, che favoriscono la giustizia sociale, migliori servizi per i meno abbienti, maggiore assistenza per i bisognosi, maggiore sviluppo al Paese, elevazione. della qualità della vita per tutti. Ma la dimensione di uomo di Stato di Renzi l'ha dimostrata non solo proponendo o operando in tal senso,ma facendolo mettendoci la faccia e mettendo in gioco il suo incarico di premier, dimostrando moderazione dignitosa quando ha vinto, e dichiarandosi perdente e assumendosi per intero la responsabilità quando non non ha vinto (vedi referendum) traendone le conseguenze con dignità e orgoglio . 

 

Tutto questo per inquadrare l'Uomo politico Renzi, e per dire perché mi sono speso nel recente referendum per il Si.
Finito male il referendum, assistiamo ad un repentino peggioramento della situazione generale del Paese e adesso anche del panorama internazionale. I burocrati di Bruxelles hanno rialzato la testa e sono ritornati a trattarci come Provincia sottoposta. In questi giorni le imprudenze di Trump, per quanto ci riguarda, hanno fatto schizzare lo spread che come sappiamo è indicatore del costo per gli interessi che lo Stato deve pagare. 
In questa situazione, cui si aggiungono le incertezze scaturenti delle elezioni francesi e olandesi e della stessa Germania, la nostra situazione rischia di diventare sempre più precaria. Per tanto, e per gli stessi motivi che mi hanno spinto a impegnarmi nel referendum ritengo opportuno aderire al movimento di pensiero costituitosi su Facebook come Comunità Virtuale "Matteo Renzi Presidente".
Il motivo di questa mia adesione convinta è impegnata è determinato dalla personale consapevolezza che nell'attuale situazione del Paese, che è alle soglie del default, c'è bisogno di un Premier come Renzi per sviluppare un processo riformista per la riorganizzazione per il risanamento dello Stato. Gli altri personaggi politici, abilissimi negli intrighi e nell'organizzare sceneggiate , taluni fuori gioco per motivi anagrafici e per motivi altri , non solo non sono nelle condizioni di assolvere una tale incombenza , ma nella sciagurata ipotesi dovessero arrivare alla Premiership sarebbero causa e potenti acceleratori della crisi.

 

Ritengo, per tanto, doveroso il mio impegno personale, ma nel contempo ritengo anche urgente lavorare assieme ad altri per favorire l' impegno di tutti i cittadini di buona volontà , nel sostegno di Renzi poiché la nostra situazione Paese non ci consente di sostenere ulteriormente , senza adeguati provvedimenti , il funzionamento delle Istituzioni che , al massimo della crisi, sono diventate delle idrovore assetate che assorbono risorse finanziarie per 900 miliardi di risorse per spesa pubblica riferita al solo bilancio dello Stato per ogni anno, di cui circa il 9 % (100 milioni di euro) per interessi sul debito (di 2.184.504 miliardi di euro). In questa situazione il Paese non può reggere per molto, anche perché la svalutazione dell'euro e il conseguente aumento dello spread possono mettere ulteriormente in crisi il già precario equilibrio del rapporto deficit PIL, e del bilancio pubblico, con una conseguente esplosione della spesa per interessi è una conseguente riduzione della spesa sociale, per i servizi e per gli investimenti che può minare anche la pace sociale .
Ma il possibile disastro non investirebbe solo il Paese sul piano finanziario, ma rischiamo grosso anche per le conseguenze sul piano economico , sulla produttività e sul sistema competitivo della nazione , con il rischio del fallimento del Paese.
Questo mio argomentare come premessa del ragionamento che intendo sviluppare, non ha intenti allarmistici, ma persegue due diversi obiettivi: il primo è quello di dare l'idea di quanto il nostro Stato, alle condizioni attuali, si muove goffamente in rapporto alle dinamiche di sviluppo di tutti gli stati partner, ma anche nostri concorrenti sui mercati internazionali, e di conseguenza di quanto il Sistema Paese rischia e ha bisogno di una leadership capace.
Il secondo obiettivo è quello di rappresentare il danno cagionato al nostro Paese dalla vittoria del no al referendum e quanto sia urgente porre rimedio a tali conseguenze per prevenire un incombente disastro che coinvolgerebbe pesantemente l'intera Nazione in tutte le sue componenti, in assenza di adeguati rimedi.

 

Tornando alla situazione del Paese dobbiamo considerare come nella competizione economica internazionale, solo i Paesi meglio organizzati , producono di più e a prezzi più competitivi, con la conseguenza di realizzare una maggiore esportazione e quindi un miglioramento della economia ; dobbiamo convincerci che se il Paese produce crea ulteriore lavoro, elimina la disoccupazione facendo lavorare tutti e creando più ricchezza che aumenterà le entrate dello Stato perché incassa più tasse che può impiegare per costruire e gestire più asili; più scuole; migliori e più avanzate strutture sanitarie, non facendo pagare ticket, ed abbassare le tasse. 
È questo il lucido disegno tracciato da Renzi oggi interrotto dall'esito del referendum.

La crisi e il sistema Costituzionale italiano.

Le croniche criticità sviluppatesi nel nostro Paese non sono dovute solo allo sviluppo di politiche deleterie sviluppate negli ultimi quarant'anni , ma sono state consentite sopratutto da un sistema costituzionale che tra i Paesi del G7 é il peggior sistema in vigore . Il perché di questo stato di fatto è determinato dalla non eccellente qualità della nostra Costituzione che pur costituita da una prima parte che contiene principi di alto valore e contenuto sul piano dei diritti fondamentali, le restanti parti sono un motore difettoso all'origine che ha generato solo danni. Mi dispiace sostenere questo , perchè i nostri Padri Costituenti da De Gasperi a Nenni, Togliatti ecc. sono la migliore classe politica che la Repubblica abbia mai avuto , con una statura morale e politica mai più riscontrata nel prosieguo della storia del Paese. 
Immaginando l'insorgere della retorica incombente dei sostenitori che la nostra Carta Costituzionale è la migliore del mondo , e sentendo il bisogno, per esigenze di chiarezza , di confermare e giustificare il mio convincimento confermo che a mio parere LA NOSTRA COSTITUZIONE SE NON È LA PEGGIORE È TRA LE PEGGIORI DEL MONDO.

Adesso chiarisco perchè formulo e affermo questo giudizio.

Uno dei compiti fondamentali che una Costituzione rigida come la nostra è quello di impedire che il legislatore ordinario (cioè il Parlamento e il Governo oltre ai Consigli Regionali) stravolgesse il dettato Costituzionale con leggi ordinarie . Questo principio della immodificabilità della Costituzione o dei principi, limiti, e vincoli fissati dalla Costituzione , trova la sua ratio nel bisogno di impedire che il legislatore di fronte a norme ben precise contenute dalla Carta Costituzionale approvata e vigente (Costituzione formale ), creasse una organizzazione dello Stato e norme di gestione dello Stato stesso oltre che delle altre Istituzioni diverse da quelle consentite dai principi costituzionali approvati (cioè concretizzasse , in questo caso , una Costituzione materiale , cioè effettiva, diversa, se non contrastante con la Costituzione formale, facendo venire meno le garanzie previste dai Costituenti, come regole rigide). La rigidità delle Costituzioni negli Stati moderni, è stata voluta in sostituzione delle Costituzioni flessibili delle vecchie monarchie, per impedire ai Governi di cambiare la costituzione stessa in modo autoritario e squilibrato (oggi si dice impedire una deriva autoritaria).
Purtroppo va detto che la rigidità teorica della nostra Costituzione non ha impedito che la Stessa Costituzione, nata male, venisse applicata peggio in certe norme, disapplicata in altre, al punto che oggi il Paese è governato e gestito con strumenti inefficaci che sono strumenti di cattiva gestione , solo generatori di spesa e di debiti.

Il processo Costituente e la Costituzione del 1948

Per spiegare perché è oggi, dopo il flop del referendum , è quanto mai urgente riprendere il discorso sulla riforma della Costituzione, è utile esporre le premesse storiche e strutturali che sono alla base di tale stato e delle tante criticità croniche incurabili con le sole c.d. "Riforme di settore" essendo necessaria una profonda revisione della Carta Costituzionale vigente. Non c'è storico della Costituzione che non riconosca che la nascita della nostra Carta, pur essendo stata scritta e approvata dal miglior ceto Politico avuto dal nostro Paese, a partire dalla caduta del fascismo, è nata, per i motivi che esporrò dopo, attraverso una sofferta e continua ricerca di un equilibri negoziali tra le varie anime dei Partiti componenti l'Assemblea Costituente. Per comprendere l'esaspetata genetica malformazione costituzionale del nostro Ordinamento Costituzionale, dobbiamo partire dai lavori della Costituente.
L'Assemblea Costituente approvata nel 1946, era caratterizzata dalla convivenza tra i suoi componenti, di diverse visioni politiche e diverse appartenenze schierati in una naturale contrapposizione : da una parte il fronte cattolico con gli alleati laici (DC; PLI;PSDI e PRI) e dall'altra il Fronte Popolare (PCI - PSI). Questa contrapposizione conviveva e trovava alimentazione all'interno di una ulteriore è più generale divaricazione mondiale , rappresentata dalla divisione del mondo in due blocchi contrapposti, guidati dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti d'America successiva alla seconda guerra mondiale e concretizzatasi nella Conferenza di Yalta.
Questa diversità di anime e di influenze determinò la rottura è la fine del governo unitario formatosi dopo il fascismo è che vedeva coinvolti nel Governo del Paese tutti i Partiti successivamente identificati con il c.d. " Arco Costituzionale"
Successe nel 1947, dopo che De Gasperi tornò da un viaggio in America, evidentemente su espresso invito degli USA, si ruppe il patto unitario e i Comunisti e i Socialisti vennero estromessi dal Governo del Paese. Questo avvenimento si verificò prima che i lavori della Costituente fossero ultimati. Malgrado ciò i Comunisti e Socialisti restarono nella Costituente, fino alla fine dei lavori, licenziando il documento relativo alla Carta Costituzionale, unitariamente . Da ciò la nascita del concetto di "Arco Costituzionale", e il fatto che la Costituzione fu da tutti sentita come proprio Patrimonio.
Questo sentimento, però, era anche determinato dal fatto che tutti avevano avuto una parte propositiva riconosciuta nella Costituzione, tutti avevano concesso qualcosa alle avverse richieste per cui , nel testo approvato, tutti si riconoscevano anche se in parte . 
Ma se questo l'equilibrio negoziale, faticosamente raggiunto, fu utile per far convergere tutti verso la soluzione finale, ha però generato tanti compromessi che non potevano non riverberarsi in insanabili insufficienze e pericolosi vulnus generati da statuizioni nomotecnicamente insufficienti per far assolvere alla Carta il compito di Legge delle Leggi. Per esempio: Il parlamentarismo esasperato previsto nella Costituzione, appesantito da un bicameralismo generale e paritario , in assenza di temperamenti tipo la sfiducia costruttiva , ha determinato una precarietà del Governo non riscontrabile in nessuno degli altri Paesi avanzati, che in Italia ha determinato lo stato di una latente e quasi perenne crisi di Governo. Questa , che possiamo definire la criticità maggiore del sistema, non è stato un mero incidente di percorso della Commissione competente, ma è stata una scelta cosciente e voluta perché , era il convincimento dei due gruppi contrapposti , un Governo forte e stabile non era la soluzione voluta da nessuno, perché ogni blocco aveva paura che vincesse la parte avversa, ragion per cui preferirono prevedere un Governo debole per garantirsi di poter scongiurare la nascita di un Governo autoritario, e scongiurare derive come quella fascista da cui erano appena usciti. Per lo stesso motivo i Costituenti ritennero di prevedere Istituzioni di Garanzia (Parlamento, Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) forti con assoluta prevalenza sul Governo.
L'errore dei nostri Costituenti fu quello (ma il senno di poi è l'unico che non sbaglia mai) di non fare come quello che fecero i Costituenti della Germania Federale che nella definizione della Costituzione non hanno perso tempo per esorcizzare la nascita di un altro Hitler, ma 
si sono impegnati per scongiurare il ripetersi delle condizioni che generarono Hitler e il nazismo, cioè la Repubblica di Weimar. Va detto che la tradizione politica della Germania, e il fatto che i Socialdemocratici più radicali tipo Walter Ulbricht erano scappati all'est per fondare la Germania Comunista, consentì ai Costituenti Tedesco-Federali di Bon di agire senza, ma contro l'influenza del Partito Comunista Sovietico.
Per questo, in Germania, si preoccuparono di assicurare prima di tutto la stabilità dell'esecutivo. 
L'altra evenienza storica negativa è rappresentata dal fatto che la Costituzione approvata nel dicembre del 1947 il primo gennaio del 1948 entró in vigore solo nominalmente.
La contrapposizione frontale dei due blocchi politici che scaturì dalle elezioni politiche del 18 aprile del 1948, impedì che la Costituzione materiale si adeguasse a quella formale nei tempi previsti. Così per ventidue anni la Repubblica fu amministrata con le leggi previgenti alla Costituzione. 
Dopo questo ventennio, nel 1970 l'allargamento della maggioranza, quadripartita, con l'ingresso nel governo dei Socialisti di Nenni, si arrivò allʼattuazione della Costituzione. 

 

Con l'avvento dei socialisti al governo, sviluppò una autentica ubriacatura riformistica, fatta in modo confuso e pasticciato. Si diete attuazione all'Istituto regionale con una serie di leggi caotiche e irrazionali, conseguenza di un sistema di produzione legislativa incapace di produrre qualcosa di veramente sistemico, coordinato ed efficace, poiché in ogni passaggio parlamentare, i Partiti, le correnti, le lobby e le corporazioni professionali, esercitando le loro influenze facendo saltare ogni possibile disegno sistemico ed equilibrato.
A questo proposito possiamo dire che limiti e i pericoli di un sistema illogico e irrazionale come il bicameralismo paritetico, si sono visti in modo particolare a partire da questo processo riformatore. 
Infatti le leggi applicative della Costituzione caratterizzate dal coinvolgimento di grossi interessi (rileva volumi di spesa; interesse di numerose categorie sociali; impatto su rilevanti interessi economici; interessi di lobby professionali e sindacali) che si mobilitarono per difendere i propri interessi interessati dalle leggi di organizzazione e sopratutto nei risvolti leggi finanziari , mettendo in atto le attività di lobbing in un tipico "assalto alla diligenza", realizzato con lo scorrazzare di pressioni di ogni genere in ogni passaggio parlamentare.
Per indicare meglio la produzione di una legislazione (quella del decentramento dello Stato) che abbiamo definita pasticciata si ricorda che il processo legislativo é avvenuto con diverse stesure, in più tornate riformatrici fino alle c.d. Bassanini. 
Le leggi di gestione (contabilità; acquisti e contratti; processo amministrativo ecc. ) hanno sviluppato un processo amministrativo ibrido senza una chiara connotazione tecnica e senza controlli. 

 

Nel tempo, migliaia di miliardi di euro, sono stati gestiti con regole che consentono tutto e il contrario di tutto, consentendo una incontrollata lievitazione della spesa pubblica è una esplosione del debito pubblico.
Nel 1970, il debito pubblico italiano si attestava a 13.086 miliardi di euro con una percentuale sul PIL del 37,11 % benché negli anni pregressi, a partire dal 1860 in poi lo Stato italiano avesse realizzato: l'unificazione dello Stato; due guerre mondiali di cui una persa; le guerre coloniali; la ricostruzione del Paese; la costruzione della rete autostradale; l'ammodernamento dei porti; la rete ferroviaria; la bonifica delle terre paludose del Paese; la riforma agraria; la riforma della scuola media con l'attivazione delle scuole , come scuola del l'obbligo in tutti i comuni del Paese; il piano Ina casa di Fanfani, ma sopratutto il più grande sviluppo economico del Paese mai avuto tanto che si parlò di "miracolo italiano". 
Dal 1970 , dopo aver costituite le Regioni si è dato corso al trasferimento della competenze dallo Stato alle regioni, abolendo gran parte dei controlli previsti. Va detto, che nel decennio '70 - '80, si é inaugurato la corsa allo sforamento, e sempre le leggi di spesa hanno percorso più volte la strada Camera - Senato e/o viceversa. 
Nel 1978, avviate le regioni fu approvata la riforma sanitaria. La più grande voragine generatrice di bilancio dello Stato. L'approvazione di questa riforma, fatta e rifatta continuamente alla ricerca di soluzioni capaci di arginare il debito crescente , e correggere gli errori precedenti , sono la prova più evidente dalla inadeguatezza di questo sistema parlamentare. I danni della riforma sanitaria sommati alle conseguenze della riforma delle regioni porta il debito al partire dall'approvazione della riforma Sanitaria ad un aumento esponenziale tanto da determinare in quattro anni (1978 anno di approvazione della riforma sanitaria al 1982 anno di denuncia del bisogno di riformare lo Stato)
un aumento del 129 % del debito
(da 79.091,78 miliardi del 1978 pari al 59,045 % del PIL a 181.567,83 miliardi pari al 63,14% del PIL nel 1982).
La dinamica della spesa pubblica determinato dall'impianto statuale scaturente dalla Costituzione repubblicana lo rileviamo osservando che nei primi dodici anni dall'approvazione della Carta (anni , dal 1848 al 1970, nei quali si è governato sostanzialmente con l'impianto normativo Costituzionale fascista e prefascista ) il debito pubblico è passato da 1.214,44, pari al 30 % (nel 1948) a 13.086. miliardi di euro 37,11 % del PIL (nel 1970). Va sottolineato che i 12 anni considerati sono gli anni cruciali della Repubblica italiana; gli anni in cui sono state fatte le cose più significative, con un aumento del debito pubblico di soli 11.871,56 miliardi di euro.
Oggi al 31/12/2015 il debito pubblico dello Stato è pari 2.194.504 pari al 134,81 % del PIL. In 45 anni (dal 1970 al 2015)
il debito pubblico é aumentato moltiplicando il debito alla data dell'applicazione della nuova Costituzione per 1.808. Incredibile. Se poi, addirittura, vogliamo considerare il debito accumulato in 110 anni precedenti l'attuazione dell'ordinamento Costituzionale vigente (dal 1860 al 1970)
notiamo che in 110 anni il debito totale accumulato era pari a 13.086 .
E se ancora, andiamo a ponderare il rapporto tra aumento del debito e benefici sociali ottenuti dobbiamo rilevare che alla esplosione del debito non corrisponde un aumento dei benefici. Anzi molti diritti sono diventati quasi inesistenti essendosi ridotti al massimo perché compressi via via con le varie manovre finanziarie.

La necessità della riforma Costituzionale

Durante il referendum confermativo molte lobby di accaniti difensori della Carta vigente hanno sostenuto, non solo la non necessita della riforma, ma addirittura che la riforma era da considerare un sacrilegio sia per la mancanza di effettive necessità in quanto il presunto bisogno era solo uno sghiribizzo di Renzi, sia per una presunta immodificabilità della stessa Costituzione . 
La storia ci dice che negli anni '70 del secolo scorso, quando i leader dei principali partiti politici , nel giro di poco tempo dalla emanazioni delle due più importanti riforme (attuazione delle regioni e riforma sanitaria) rilevano l'incontrollabile crescita della spesa e del debito pubblico, compresero subito che la Costituzione vigente, appena attuata, aveva scatenato processi di spesa incontrollabili, (il termine incontrollabile va visto in ogni suo possibile significato: sul piano dell'ammontare della spesa, per l'inconsistenza e l'inefficacia dell'art.81; incontrollabile nel merito e nella legittimità ; incontrollabile nei risultati), e andava riformata, e in ragione di ciò si posero subito il problema di una urgente riforma dello Stato.
Il primo allarme pubblico sul bisogno di una riforma della Costituzione italiana fu lanciato da Bettino Craxi nel congresso del PSI di Palermo svoltosi dal 22 al 26 aprile del 1982. 
Si noti che l'aver rilevato il bisogno di provvedimenti di riforma della Costituzione ad appena 12 anni dalla sua applicazione
(perché è vero che il 1982 siamo a 34 anni dall'entrata in vigore della Costituzione il giorno 01/01/1948 , ma la data di attuazione è iniziata nel 1970 con la costituzione delle Regioni) altro non significa che la patologia della Carta è notevole e che se non fatta poteva generare solo danni.
Quindi , i politici di quegli anni si accorsero subito delle défaillance della Carta proponendo subito una seria e concreta discussione tanto che nell'aprile del 1983 nasce il primo tentativo di riforma con la costituzione della "Bicamerale Bozzi". Il risultato della prima bicamerale veniva approvato da tutti i partiti di maggioranza con l'astensione del PCI. Il lavoro della Bicamerale non andò a buon fine perché si arrivó alla scadenza della legislatura. 
Dopo circa 10 anni (con l'accordo di tutti i partiti in Parlamento) si costituisce la seconda Commissione Bicamerale (la De Mita-Iotti) che lavora nel biennio 1992 - 1994). Neanche questa, dopo due anni di lavoro fini il processo di riforma. 
Nel 1997, a seguito della realizzazione del famoso "patto della crostata" (la cena a casa di Gianni Letta tra D'Alema, Berlusconi ed altri, dove , si dice che gli ospiti degustarono una crostata divenuta storica, ma che rimane l'unica cosa concreta realizzata) si concordò la " Bicamerale D'Alema" . Dopo la Bicamerale D'Alema (ancora saltata, con tutti gli auspici della crostata, per veti vari dal signor No di turno), ci fu il tentativo di riforma Berlusconi-Fini-Bossi, anche questa bocciata dal referendum. 
Questa incapacità del Parlamento di approvare un riforma della Costituzione, indusse il Presidente Cossiga in data 26 giugno 1991 ad inviare un messaggio alle Camere esortandole a procedere all'adeguamento del testo Costituzionale; infine il discorso del Presidente Napolitano tenuto alla Camera quando ha accettato la seconda elezione alla Presidenza. Dopo questi richiami non vale la pena dire altro per dimostrare a chi sostiene la non necessità della riforma. Sostenere questo è un non senso, anche perché il bisogno della riforma è nell'ordine delle Cose, bisogno aumentato dopo la sciagurata modifica del titolo V, frutto delle fredde strategie degli attuali contestatori della sinistra PD, finito con lo sbriciolamento di quel minimo di funzionalità della Carta del '48, tanto che oggi non c'è uno dei fautori , D'Alema in testa, che rivendica meriti su quella vicenda.
La Costituzione prevista nella legge costituzionale sottoposta al referendum, e non approvata, avrebbe portato ad una deriva autoritaria? 

Anche questa è una grossolana falsità . 

La Costituzione vigente dispone di strumenti costituzionali di garanzia molto forti. Sostenere l'opposto è dire cose false. La riforma sottoposta a referendum: 
a) non avrebbe aumentato i poteri del Presidente del Consiglio;
b) in nessuna parte della stessa, si rinvengono disposizioni che limitano i poteri delle Istituzioni di garanzia; 
c) aveva il vantaggio di accelera il processo di produzione legislativa. 

 

Per bocciare la riforma al referendum sono state diffuse notizie assolutamente false, tipo che il superamento del bicameralismo perfetto avesse determinato solo benefici irrisori, quantificati in 50 milioni.
Questa falsa affermazione sostenuta dai sostenitori del no sono l'indicatore più evidente per dimostrare il basso livello morale e culturale di queste persone. Sostenendo questo significa che queste persone hanno un'assoluta mancanza di rispetto per i cittadini, oltre ad avere una visione ridotta delle Istituzioni, considerandole fine a se stesse e non valutandone la strumentalità del loro funzionamento come Sistema. 
Ed è il più grosso limite della nostra classe politica e dirigente. Ogni sistema organico, ogni Società naturale, ad iniziare dagli alveari si sostengono con il rispetto di regole ferree. Ogni nazione avanzata dispone di strutture di governance integrate ed equilibrate, dispongono di sistemi di performance management e sistemi di controllo e autoregolamentazione per impedire derive di malfunzionamenti o default del sistema .

 

Il sistema ereditato dal fascismo, benché fosse tutto da rifare per quanto concerne gli organismi burocratici e di garanzia dei diritti, per quanto riguarda la macchina di gestione dello Stato e delle Istituzioni Locali, funzionava e bene, tanto che l'attuazione effettiva della Costituzione approvata nel 1947, sul piano della organizzazione Istituzionale é iniziata nel 1970. Quindi per 12 anni della vita repubblicana dello Stato si è governato con il sistema amministrativo fascista è per certe leggi post-unitario e prefascista. Per questo benché il nostro assetto Costituzionale è vigente da 68 anni, l'applicazione effettiva della organizzazione istituzionale prevista dalla Carta è in funzionamento da 46 anni.
Già dai primi anni di vigenza della Costituzione è iniziato il lungo processo di disapplicazione o di applicazione fatta male della Carta. Le disposizioni attuative prevedevano che il processo di avvio della costituzione , dovesse avvenire in cinque anni dall'approvazione, nei fatti è partito nel 1970, cioè esattamente 22 anni dopo. Va chiarito anche che nei 22 anni precedenti all'attuazione delle riforme l'Italia non si è fermata , ma è cresciuta e si è sviluppata utilizzando le strutture e l'intero assetto istituzionale Amministrativo pre-costituzione. I Comuni e le Provincie continuarono ad essere regolati dalla legge comune e provinciale del 1934; la sanità con le leggi sugli enti mutualistici (INAM; ENPAS; Coltivatori Diretti; INPDAP; INADEL ecc.), gli ospedali dalla legge Crispi del 1890 ecc. 

Sembrerà strano, ma nei primi venti anni della Repubblica amministrata con le leggi di gestione fasciste o prefasciste che prevedeva un controllo sull'amministrazione tutto proseguì velocemente e venne realizzata la ricostruzione del Paese; una grande riforma agraria; la rete autostradale; il piano INA casa di Fanfani; la riforma della scuola media portando la scuola media in tutti i comuni; ma sopratutto sul piano economico si sviluppó il miracolo Italiano (cioè uno sviluppo economico tra i migliori e più performanti del mondo occidentale ) e diciamolo pure il clima sociale di quegli anni era magico. Si svilupparono e si vissero i "Favolosi anni Sessanta" che trasferirono nel mondo la favola della rinascita italiana. 
Giova chiarire che la normativa allora vigente non era la migliore in assoluto, per altro, era una normativa non conforme ai principi stabiliti dalla nuova costituzione, ma aveva il vantaggio di essersi sviluppata con criteri gestionali corretti e bilanciati , ma sopratutto attrezzati con i necessari sistemi di controlli di gestione. Altro vantaggio le strutture burocratiche disponevano di una adeguata preparazione professionale, insomma la macchina burocratica consentiva all'amministrazione una sufficiente efficienza che dopo il '70 con l'attuazione delle riforme istituzionali non è mai più stata vista nelle nostre amministrazioni . Questo assetto amministrativo ha consentito in 22 anni, cioè dal 1948 al 1970 , una evoluzione della spesa pubblica molto controllata tanto che il debito pubblico è aumentato in 22 anni di soli 11.872 (passando 1.214,44 miliardi di € nel 1948 , a 13.086 miliardi di € nel 1970, pari al 37,11 del PIL) questo vuol dire anche che il PIL è passato in quegli anni da 13.493 miliardi di € nel 1948 a 95.316 miliardi di € nel 1970. (si ripete che pur avendo sviluppato piani di riforme importanti si è generato è sviluppato uno sviluppo economico senza precedenti e mai più ripetuto nel futuro). 
Attuate, a partire degli anni '70, le riforme previste dalla Costituzione, la macchina dello Stato é impazzita, la spesa pubblica fuori controllo, le centrali di spesa sono aumentate a dismisura. Questo fa si che il debito pubblico che nel 1970, pur avendo realizzato riforme e sviluppo, era pari a 
13.496 miliardi di € al 31/12/2015 ha riportato un aumentato pari allo sbalorditivo importo di 2.129.237 miliardi di €, con una media annua di incremento pari a 46.287,76 € . 
Sappiamo che con questo debito convive una spesa annua pubblica del solo Stato di circa 900 miliardi di € annui di cui 100 miliardi per interessi sul debito. 

A questo proposito giova riflettere sul fatto che nella sostanza, oggetto della riforma auspicata non deve essere la sola modifica delle norme costituzionali, ma questo devrebbe essere il primo passo poiché , come intelligentemente va riaperto un cantiere riforme e ammodernamento dello Stato.
Il sistema costituzionale riformato infatti attribuirà al Governo non un maggior potere fine a se stesso, ma l'obbligo di essere efficiente e di razionalizzare la gestione dello Stato, onorare il debito che lo Stato ha accumulato verso la Nazione. Insomma bisogna modernizzare la gestione dello Paese, considerando che è l'intero Paese che è in crisi. 
Difatti al debito dello Stato va aggiunto il debito degli 8000 comuni, delle 21 regioni e delle delle Provincie. Ma questo è solo il debito finanziario. A questo deficit va aggiunto il debito di carenze infrastrutturali della Nazione, dovuto al fatto che non si realizzano piani di opere pubbliche da decenni, (Sostanzialmente tutti i grossi investimenti infrastrutturali sono stati realizzati nel periodo precedente l'avvio delle Regioni, dopo ci sono stati solo investimenti a pioggia, dispersivi e disordinati). Questo comporta che al debito finanziario dobbiamo aggiungere un deficit infrastrutturale spaventoso. 
A legislazione e costituzione vigente non riusciremo a realizzare quanto necessario per uscire da questa situazione. In questo stato di cose ci troviamo in una condizione di assoluta impotenza. Per uscire fuori da questa situazione dobbiamo fare quello che hanno fatto le altre democrazie, quando hanno rilevato la inadeguatezza del proprio sistema costituzionale. Sistemare la macchina. organizzativa e amministrativa è imperativo. Una macchina rotta non si muove e per farla muovere non basta avere la benzina. La nostra macchina è la Costituzione. 
PERCHÉ LA NOSTRA COSTITUZIONE È TRA LE PEGGIORI DEL MONDO ? 
La prima parte della Costituzione (artt. 1 - 54) che rappresenta la parte che declama i diritti fondamentali del cittadino, ed è la parte migliore è rappresentata da enunciazioni teoriche su principi e diritti che teoricamente non possono essere mai ne derogati ne cancellati. L'alto valore di queste enunciazioni incarna ed esprime l'alto valore morale e il senso della democrazia dei nostri padri costituenti, e precede anche se di poco l'emanazione della Carta universale dei diritti dell'uomo. 

Va precisato, però, che ad oggi, questa parte della Costituzione rimane ancora solo una "Costituzione formale" perchè inattuata, o attuata solo parzialmente ed in modo incompleto e comunque condizionato alle disponibilità economiche dello Stato.
Come ben sappiamo, ogni specifico diritto previsto dalla Carta Costituzionale è oggi "materialmente" limitato. Per questo la "Costituzione Materiale", cioè la costituzione che "di fatto" noi viviamo, è diversa da quella "Formale" approvata nel 1947 e in vigore dal 1 gennaio 1948. 

 

Vediamo le carenze:
- art. 1, secondo comma:
" La sovranita` appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione." In questo la nostra Costituzione è bugiarda. 
L'unico modo che il Popolo può esercitare la propria Sovranità, a Costituzione vigente , è attraverso il referendum. Bene che fine hanno fatto i risultati dei referendum summa responsabilità dei giudici e sul finanziamento dei partiti ?
- art. 4, comma 2 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto". Un Paese civile sa che il lavoro lo crea il mondo produttivo, cioe le Aziende le organizzazioni non profit; il mondo della Cooperazione. Malgrado ciò e malgrado la stessa norma preveda che " La Relubblica .....promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto" la legislazione, la burocrazia, la coscienza sociale e politica di certe correnti di pensiero fanno tutto per rendere la vita difficile alle Imprese agli imprenditori. Si é alimentato per anni un odio sociale contro l'impresa e gli imprenditori e contro chiunque abbia avuto l'ardire di sostenere il bisogno di sostenere la produzione .
Lo Stato con una tassazione insostenibile, con una burocrazia asfissiante e con una giustizia da terzo mondo, impedisce investimenti esteri in Italia. Paesi civili come la Svizzera, la Francia , il Belgio e il Canada hanno creato in Italia agenzie per convincere e assistere gli imprenditori a investire presso di loro. 
- art. 9, comma 2 ," la Repubblica..... .....Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione" 
Il nostro Paesaggio é fatiscente , il patrimonio naturale distrutto, il dissesto idrogeologico è a livelli di guardia; il patrimonio artistico e culturale è all'abbandono. 
- art. 10, comma 3 " Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese lʼeffettivo esercizio delle liberta` democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto dʼasilo nel territorio della 
Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge." 
In proposito sarebbe il caso di chiedere a Salvini e ad altri amici della congrega se conoscono questa norma è questi principi costituzionali.
- art. 13, comma 1 "La libertà personale è inviolabille". È l'inattuazione di questo sacro principio non solo della Costituzione, ma anche di tutte le convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo che attribuisce alla nostra costituzione una connotazione di vera beffa. Parlare di libertà personale inviolabile con l'abuso di custodia cautelare che tutti conoscono, è una vergogna nazionale.
-art. 28 "I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. "
Oltre alla norma costituzionale riportata il Popolo Italiano si è espresso a larghissima maggioranza per per far pagare i magistrati come gli altri funzionari.

La norma rimane sempre inattuata.
- art. 31, comma 1 " La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e lʼadempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose". 
Nell'applicazione di questa norma l'Italia è a zero. Gli indici demografici sulla natalità , l'assenza di asili, l'assenza di istituti di tutela, l'insicurezza economica, e la mancanza di politiche di sostegno dimostrano quanto ipocrisia in questo precetto costituzionale.
- art. 32, comma 1 " La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dellʼindividuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti." 

L'assistenza sanitaria è sempre più ridotta. Oggi c'è gente che preferisce eseguire gli esami strumentali a pagamento perché costano meno del ticket. La mancanza di risorse porta, ogni anno, ad una continua erosione del livello di tutela di questo diritto. I c.d. LEA (livelli essenziali di assistenza, sono una vera illusione. Ripeto la gente preferisce rivolgersi al privato. 
In mancanza di provvedimenti risolutivi a breve si passerà alla assistenza indiretta . 
Possiamo dire che la parziale attuazione della Costituzione Formale è dovuta, in parte alla insufficiente dotazione finanziaria degli Enti preposti alla erogazione dei servizi previsti dalla Costituzione, è in parte alla assoluta inefficienza delle strutture, benché si disponga da professionalità eccellenti.

Un Paese che spende per interessi passivi quasi quanto spende per l'assistenza sanitaria (100 miliardi circa per interessi 108 miliardi per la sanità ) é un Paese allo sbando. Non possiamo considerare una Costituzione la più bella del mondo, quando a causa della stessa Costituzione (per i motivi che ho esposti prima) è maturato un debito le cui dimensioni sono tali da ridurre o negare il soddisfacimento dei diritti fondamentali previsti non solo dalla stessa Costituzione, ma anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che continuamente condanna l'Italia per la violazione dei citati diritti. 
-art. Art. 39. "L’organizzazione sindacale e` libera

Ai sindacati non puo` essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. 
E` condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. 
I sindacati registrati hanno personalita` giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce. "

L'articolo non è stato mai attuato, i sindacati sono stati sempre liberi nella loro organizzazione , e anche se la Costituzione per abilitare i sindacati a stipulare contratti di lavoro con efficacia vincolante erga omnes era la registrazione , e quindi il riconoscimento dello Stato, sono riusciti ad ottenere tale beneficio, senza rispettare la Costituzione. 

 

Allora a costo di irritare tutti i tromboni sfiatati della politica , e perché no, ma anche delle vaie Istituzioni che fanno politica, e a tutta la intellighenzia di una certa moda politica e movimentista io sostengo che LA NOSTRA COSTITUZIONE MATERIALE È LA PEGGIORE COSTITUZIONE TRA TUTTI I PAESI DELL'OCCIDENTE AVANZATO!

 Ritengo di fermare a questo punto la disamina della Costituzione perché ho voluto dimostrare che anche la prima parte della Costituzione che dovrebbe essere il fiore all'occhiello dello Stato è solo un buon manifesto elettorale. La tutela dei diritti fondamentali oggi sono molto meglio difesi dagli organismi internazionali in primissima i Tribunale Internazionale dei Diritti dell'Uomo che, proprio per questo non manca di condannare spesso l'Italia. Della seconda parte è inutile parlare.

La montagna di debito accumulato sono l'indicatore più evidente della sua inutilità.

Concludo, scusandomi per la lunghezza del ragionamento. Augurando, per il bene del Paese che il comune impegno possa essere utile per rivedere Matteo Renzi Premier.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Febbraio 2017 12:29 )  
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