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Home Scuola ed Enti Locali Cultura La Caremma nella tradizione popolare

La Caremma nella tradizione popolare

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caremmaDa qualche anno a questa parte, ho iniziato ad allestire durante il periodo di Carnevale, un fantoccio raffigurante una vecchia signora, che poi sistemo sul terrazzo dell'Associazione Culturale EKAGRA all'inizio della Quaresima. La sorpresa per me più grande è stata che i bambini la scambiano per la Befana non sapendo che invece si tratta della CAREMMA. Il termine secondo alcuni è la contrazione dialettale da Quaremma e Quaresima, mentre secondo alcuni storici locali si tratta di un "francesismo" (di cui il dialetto salentino è pieno) derivante appunto dal francese Caremerer che significa "osservare la quaresima" e Careme che si traduce con "quaresima, quaresimale", assimilato verso il XVI sec., durante la presenza delle truppe francesi nel Salento. Nella tradizione popolare, la CAREMMA, rappresentava la mamma del Carnevale morto nel giorno di "Martedì grasso" e veniva appesa sui terrazzi delle case o sui pali ai crocicchi delle strade il "Mercoledì delle ceneri" a ricordare l'inizio della Quaresima.
La Caremma serviva a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di lutto, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati e si dovevano affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. Era inoltre un rudimentale calendario per mezzo del quale si teneva il conto delle settimane prima di Pasqua. Era vestita di nero in segno di lutto. In una mano, teneva il fuso e la lana da filare, quali simboli della laboriosità del tempo e della vita che trascorre. Il tempo della penitenza e dell'astinenza veniva rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana della quaresima) conficcate in un'arancia (o una patata) attaccata all'altra mano.In alcuni paesi della Grecìa salentina invece dell'arancia la caremma aveva sette taralli). Di queste piume, se ne toglieva una per settimana sino al Sabato Santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva o strappata, o data alle fiamme in segno di purificazione e dell'inizio di una nuova stagione di vita, dopo il suono delle campane che annunciavano la Risurrezione del Cristo. Proprio per riscoprire e diffondere anche tra i più giovani, questa tradizione ormai quasi del tutto persa, mi sono fatto promotore insieme ai miei amici dell'Associazioe EKAGRA dell'organizzazione di una "rassegna–concorso di Caremme" che questo anno è giunta alla VI edizione. In linea con gli obiettivi della nostra associazione, tra i quali rivalutare e divulgare le tradizioni del nostro territorio, questo anno abbiamo deciso di estendere la partecipazione al concorso agli abitanti di Sannicola, ottenendo il patrocinio e la collaborazione dell'amministrazione comunale sannicolese. Ci sono stati in totale 32 caremme in concorso, di cui 21 realizzate a Tuglie e 11 a Sannicola. Domenica 4 aprile, alle ore 20.30 a San Simone si procederà alla premiazione ed al falo' delle caremme.
a cura di Antonio Muscella

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