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Home Scuola ed Enti Locali Cultura Il Museo del Minatore / Casarano

Il Museo del Minatore / Casarano

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Abbiamo seguito, nelle scorse settimane, la storia a lieto fine dei 33 minatori intrappolati in Cile nel rifugio sotterraneo della miniera dove stavano lavorando. Dopo undici giorni di incertezza le prime loro notizie, poi le prime immagini, i tentativi di soccorso e di sostentamento con una sorta di "cordone ombelicale", uno speciale tubo da cui hanno potuto ricevere acqua e cibo.

Il giornale di Santiago "La Segunda" ha parlato del salvataggio dei 33 come del più grande reality show che il mondo abbia mai conosciuto. Il momento della loro liberazione, in effetti, è stato ripreso dalle tv di tutto il mondo.

"Ma io sono e voglio restare un minatore, non trasformatemi in star", ha gridato Mario Sepulveda, uno dei primi a riemergere dalle viscere della terra.

Questa tremenda storia cilena ha ancora una volta dimostrato che dei minatori, cioè di uno dei più duri lavori affrontati dall'uomo, ci si occupa solo nei momenti delle tragedie. Solo allora il mondo si accorge di loro.

Un uomo autentico il sig. Mario Sepulveda quando ha chiesto di non essere trattato come una star. Uomo autentico, certo, come il sig. Lucio Parrotto residente a Casarano (LE), anche lui "sopravvissuto" a 30 anni di "lavori forzati" nelle miniere del Belgio, dopo la seconda guerra mondiale. Erano anni in cui incidenti come quello cileno non solo erano all'ordine del giorno, ma assumevano connotati ancora più drammatici, non esistendo all'epoca "cordoni ombelicali" elettronici, né telecamere da inviare in profondità per verificare lo stato in vita dei lavoratori intrappolati, nè Tv e satelliti pronti a segnalare e documentare al mondo intero, nei dettagli e in tempo reale, tali tragedie.

Lucio Parrotto è uno di quei 140.000 disoccupati italiani che tra il 1946 e il 1957, in seguito all'accordo carbone-uomo con l'Italia, arrivarono in Belgio in cerca di lavoro. Lavoratori trattati come bestie, alloggiati in strutture fatiscenti, costretti a lavorare al buio, in cunicoli alti appena 50, 40 ed anche 30 centimetri. Si, proprio così, 30 centimetri di altezza. In questo ambiente Parrotto ha passato 30 anni della sua vita, l'intera sua giovinezza, a respirare polvere di carbone. Aveva infatti appena 21 anni quando, per sfuggire alla fame, prese in mano la valigia di cartone (gelosamente conservata nel suo Museo) per partire.

Testimone di tante tragedie nelle viscere della terra, ha salvato decine di vite di compagni di lavoro rimasti intrappolati. Altri ancora li ha visti morire al buio, in mezzo alle macerie, sottoterra. La miniera, le maschere, le tute, il sudore, le cariche di esplosivo per frantumare la roccia, il colore del carbone, tutto gli è rimasto oltre che nella memoria, nelle carni, nel sangue, nelle ossa. Non si spiega altrimenti la caparbietà con cui ha realizzato, a Casarano, insieme alla moglie Angela, uno dei più importanti MUSEI DEL MINATORE oggi esistenti in tutta Italia.

E non si spiega altrimenti la sua umana e 'professionale' capacità di coinvolgerti con la testimonianza diretta e i certosini commenti, mentre osservi le decine e decine di attrezzi e oggetti esposti, le foto storiche, i documenti sulla catastrofe di Marcinelle, gli abiti del minatore, lo speciale tabacco che consentiva di liberarsi delle insopportabili mascherine anti gas, un pezzo del pesantissimo nastro d'acciaio recuperato dall'ascensore delle miniere di Marcinelle dopo la tragedia. E poi ancora osserviamo incredibili ricostruzioni in miniatura di alcune fasi del lavoro, la riproduzione di una galleria per l'estrazione del carbone, i sistemi di illuminazione dell'epoca.

Forza di volontà, desiderio e amore per la vita in Lucio Parrotto si sono ben combinati. Pur sapendo che il cammino per la realizzazione e l'apertura del Museo sarebbe stato assai arduo, non si è arreso, anzi... La perseveranza lo ha portato al "successo".

Già nel 1998 è stato ricevuto dai Reali del Belgio. Dopo aver promosso e realizzato il Gemellaggio fra Casarano e Marcinelle, e dopo aver fatto elevare in Casarano il Monumento al Minatore, ancora nel 2002 ha ricevuto un premio dalle autorità belghe. Nel maggio del 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli ha conferito la "Stella al Merito del Lavoro". Nel maggio 2010 una delegazione di 54 belgi provenienti da Charleroi, ha fatto visita al Museo. Nelle sale del Vittoriano di Piazza Venezia, a Roma, la sala dedicata alla tragedia di Marcinelle è allestita per intero con i materiali che lo stesso Parrotto ha dato in prestito.

Il Museo del Minatore di Casarano è una infrastruttura culturale che dà lustro alla Città e al Salento tutto; ben si presta, fra l'altro, a ospitare visite scolastiche per l'approfondimento di tematiche legate all'emigrazione italiana e al lavoro nelle miniere del carbone.

Grazie, sig. Parrotto, piccolo grande uomo!

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Giuliano CIRIOLO

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 26 Marzo 2015 12:30 )  
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