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Home Scuola ed Enti Locali Cultura Risorgimento: alcune considerazioni sulla Terra d'Otranto

Risorgimento: alcune considerazioni sulla Terra d'Otranto

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Nel 2011 ricorrono i 150 anni della unificazione dell'Italia. Il 17 marzo del 1861, infatti, si proclamava il Regno d'Italia e Vittorio Emanuele II diventava il primo re d'Italia. Questo evento può diventare l'occasione per dare una lettura più obiettiva degli avvenimenti che portarono all'unificazione degli Stati presenti sul suolo italiano; soprattutto oggi che si parla tanto di federalismo e di conseguenza si vuole allentare un poco quel legame che ci tiene uniti da 150 anni.
Allora diventa interessante aprire una finestra su quel periodo storico per analizzare come è stato vissuto il Risorgimento in Terra d'Otranto.
In effetti del nostro meridione conosciamo la storia recente, sappiamo come si è sviluppato il nostro territorio dopo il periodo risorgimentale, conosciamo gli avvenimenti che hanno segnato l'Italia governata dai Savoia, la prima e la seconda guerra mondiale, i disagi delle nostre popolazioni e gli interventi che lo Stato centrale ha predisposto per risolvere la questione meridionale: la "Cassa del Mezzogiorno", gli aiuti alle imprese con la legge denominata "488", le "zone a burocrazia zero". Interventi necessari, si è detto, per sollevare la nostra economia.
A ben pensare, però, questa storia stride con quella che leggiamo percorrendo il nostro territorio e le strade dei nostri centri storici perché se osserviamo con attenzione notiamo che nei grandi avvenimenti del passato il nostro territorio è sempre stato un protagonista indiscusso. Infatti: quando in Egitto dominavano i Faraoni noi eravamo chiamati Messapi, una grande civiltà di cui rimangono numerose tracce; poi tutto il meridione divenne il cuore dell'Impero Romano, in cui i suoi porti diventarono crocevia di spedizioni militari, scambi commerciali e culturali. Un ulteriore lustro lo dobbiamo a Federico II (nato a Jesi nelle Marche, nel 1194, e morto a Castel Fiorentino in Puglia nel 1250), il quale collocava addirittura in Sicilia la sua corte. E' la volta del Barocco il quale, grazie alla pietra locale, trovò la sua massima espressione nel Meridione ed in particolare nel Salento. Questo stile, amalgamando l'arte del costruire con la scultura e la pittura espresse meglio di altri l'intelligenza e la vivacità del nostro popolo. Chiaramente i periodi storici accennati erano fiorenti sotto tutti gli aspetti: culturale, artistico ed economico. Fino a giungere al 1861. La città di Gallipoli rappresenta bene il percorso storico appena accennato. Già porto Messapico della città di Alezio, nel corso dei secoli acquistò notevole importanza fino a diventare una città di riferimento per tutto il territorio. Il porto di Gallipoli raccoglieva infatti tutte le produzioni dell'entroterra, in particolare l'olio di oliva, e le commercializzava con tutto il mondo. Per l'importanza dei suoi traffici e per la sua economia, ricevette numerosi privilegi da parte dei vari sovrani e imperatori che, nel corso dei secoli, si avvicendarono al governo della Terra d'Otranto. Questi sono riportati nel Libro Rosso della città di Gallipoli e forniscono utili notizie in merito ai rapporti che i sudditi avevano con la monarchia. Nella stessa città di Gallipoli vi era la borsa dell'olio ossia si stabiliva il prezzo giornaliero dell'olio di oliva che diventava il prezzo di riferimento nelle transazioni commerciali di tutto il mondo. Questo prodotto, caricato sulle botti, si imbarcava sulle navi per raggiungere le più disparate destinazioni. In Gallipoli giungevano e partivano navi da tutto il mondo, pertanto i cittadini di Gallipoli beneficiavano delle notizie e delle novità che giungevano da nazioni come gli Stati Uniti, l'Inghilterra, la Russia, ecc.. E' difficile oggi pensare Gallipoli come una potenza economica e commerciale, considerato che il prezzo dell'olio lo stabiliscono le politiche della Comunità Europea ed è al suo minimo storico. Dopo il 1861 la città perse la sua centralità e la sua influenza sulle attività commerciali del bacino mediterraneo e seguì la sorte di tutto il Mezzogiorno con la sua lenta ed inesorabile decadenza. A 150 anni di distanza, oggi che si parla di secessione e di federalismo con troppa semplicità, proprio oggi è opportuno approfondire la nostra storia, per essere protagonisti del nostro futuro.
di Fabio Felline

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