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Tuglie / Il Museo della Radio

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radio1Che il Salento sia una terra impregnata di storia è quanto mai testimoniato dalla presenza di più di sessanta realtà museali sparse nei tanti paesi di questa caleidoscopica provincia pugliese. Quasi tutti piccoli centri, aperti occasionalmente grazie alla volontà e alla passione dei proprietari/gestori delle diverse collezioni. Un patrimonio straordinariamente ricco di cui raramente si è a conoscenza e che meriterebbe di essere esposto fieramente e in modo adeguato al visitatore, sia al salentino in cerca di approfondimenti sulle proprie radici e sul proprio territorio, ma anche al turista affamato di curiosità culturali.
Purtroppo però, nonostante si viva in una società in cui si proclama di avvertire il bisogno di far fronte a questo tipo di emergenze, troppo spesso mancano o non vengono veicolate le risorse necessarie acchè si possa contare concretamente su attrattori culturali di tal fatta.
In questo scenario poco entusiasmante, che lancia un grido d'allarme ma anche una sfida da cogliere al volo da parte delle sensibilità del presente e del futuro, si percepisce come una voce fuori dal coro l'istituzione del Museo della Radio di Tuglie, unico nel suo genere in Puglia, e quasi un'eccezione nel meridione d'Italia.
Un museo su cui hanno scommesso nel 2004 Comune e Provincia, intravvedendo nella sua apertura una simbolica possibilità di apertura a fruitori culturali non solo locali, ma anche regionali e nazionali, contribuendo in tal modo allo sviluppo sociale ed economico del paese.
La singolarità di questo propulsore culturale riguarda in primo luogo il cuore intorno a cui tutto ruota, ossia la collezione; un museo specializzato sulla radio rappresenta, infatti, un unicum anche nel Salento, quasi esclusivamente noto per i suoi beni artistici, gli importanti ritrovamenti archeologici e le preziose testimonianze di antiche tradizioni e lavori popolari.
La nascita di questo museo specializzato è legata alla passione di un uomo, Salvatore Giuseppe Micali, dalla cui professione di sottufficiale di Marina ha appreso un vivace interesse per il mondo delle comunicazioni via etere e ha imparato a manovrare strumenti e apparecchiature radio. E quando il lavoro lo ha allontanato dalla sua Tuglie, ha pensato bene di riportare a casa con sé oggetti radiofonici dalle diverse parti del mondo, alcuni rari, altri di notevole valore storico, tutti rigorosamente studiati e risistemati, recuperando pazientemente ulteriori pezzi andati perduti.
Soltanto una grande dedizione ed un lavoro di ricerca sempre più minuzioso e motivato avrebbero potuto permettere il progressivo accumularsi di preziose strumentazioni e il felice maturarsi dell'idea di condividere quel ricco patrimonio con il suo paese e con i molti, a vario titolo, interessati.
Ed ecco che una sensazione di ordine, di tutto al suo posto, di precisione, di "cose ben fatte" avvolge il fortunato visitatore di questo scrigno, già a partire dallo storico stabile che ne costituisce la sede; e poi, una volta all'interno, è tutto un affascinante percorso nella storia della radiofonia, con i pezzi ordinatamente esposti in teche protettive e pannelli illustrativi che guidano l'ospite in un itinerario coerente e continuo, dal trasmettitore telegrafico automatico Edison – acquistato in Canada nel 1967 – ai ricevitori a galena e a quelli del secondo dopoguerra, oltre ai diversi esemplari di difficile reperibilità.
Ci sono le date della radio a scandire i molteplici momenti di una storia di progressi che ha condotto sino alle odierne applicazioni, a partire dalla fine del Settecento, quando Alessandro Volta perfezionò la sua più rivoluzionaria invenzione all'origine della radio (l'apparato elettromotore a colonna), passando in rassegna gli studi sull'elettromagnetismo e sull'elettricità di Michael Faraday, soffermandosi sul telegrafo elettrico e sul celebre codice Morse, sull'invenzione del telefono finalmente riconosciuta all'italiano Antonio Meucci, e poi ancora sulle teorie di Maxwell e Herz; finché non si giunge all'immaginario incontro con Guglielmo Marconi, padre della telegrafia senza fili e dei famosi esperimenti con collegamenti radio internazionali; e di lì è breve il passo verso la scoperta del radar e le prime trasmissioni televisive.
Un viaggio entusiasmante e stimolante, anche per le scolaresche che giungono al museo per approfondire aspetti che, altrimenti, vedrebbero raffigurati esclusivamente sulle pagine di un libro.
E pronte per i visitatori, piccoli e grandi, ci sono le spiegazioni di colui che ha reso tutto ciò possibile, oltre ai gadget, dall'utile miniguida alle cartoline, dai segnalibri alle locandine, che altro non fanno se non rendere ancora più saldo un rapporto di conoscenza, appena iniziato ma che magari non si interromperà più.
Un museo dovrebbe rappresentare proprio questo, qualunque sia il suo principale oggetto di interesse: una sorta di dimensione onirica in cui ciò che si è abituati a percepire con la vista e con la memoria, viene assorbito e filtrato dall'anima, la sola in grado di donare immortalità al ricordo.
a cura di Jenny Manisco

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