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FUSIONE DI COMUNI & SVILUPPO LOCALE

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L’ERBA DEL VICINO E’ SEMPRE PIU’ VERDE… FORSE!

Acquarica e Presicce: tremarella

ad un passo dalla storica fusione?

                                                                                                                  di Rosario Casto  

                                                                                                        

                                                                                                 


 Un bel Palazzo del ‘500 (edificato da Giovanni A. Orsini Del Balzo nel luogo ove era posta la fortezza normanna della famiglia Bonsecolo) a fare bella mostra di sé in una piazza ariosa ed accogliente, impreziosita dal verde pubblico. Un luogo simbolo quindi - il Castello di Acquarica - che ben si prestava ad ospitare un momento storico, ossia il concreto inizio di un percorso tracciato da due delibere consiliari (entrambe adottate all’unanimità nel giugno 2015) che avevano evidenziato la volontà di procedere verso la fusione amministrativa dei Comuni di Presicce e – appunto – Acquarica del Capo. Una scelta simile, peraltro, a quella espressa – su sollecitazione del Comitato Pentapolis - dai Comuni di Alliste e Melissano nell’autunno-inverno dello stesso anno, ma che oggi sembra naufragata in un mare pieno di insidie (nuovi consigli comunali e nuovi sindaci, bilanci traballanti, “resistenze” negli altri paesi – pure interessati - di Racale e Taviano…). Per questo volevo essere presente all’avvenimento: per capire se, come e perché l’erba del vicino debba essere sempre più verde di quella del proprio giardino…

Ma in realtà, la serata di lunedì 8 maggio – trascorsa ad assistere al convegno consiliare nel vicino paese delle Serre Salentine – ha finito per provocare in me stati d’animo confusi, facendo emergere sentimenti diversi ed in contrasto fra loro: dapprima l’ebbrezza di trovarmi in un contesto – il Castello, nuova sede del Comune – davvero magnifico per bellezza ed imponenza; poi la sorpresa nel rivedere fra i protagonisti dell’evento – a distanza di 40 anni… - un mio caro compagno del Liceo, oggi efficientissimo Segretario “a scavalco” in entrambe le realtà cittadine; quindi la gioia di registrare (finalmente) un passo avanti sulla strada verso una “fusione intelligente”, accompagnata in verità dalla innegabile invidia verso i cittadini e gli amministratori di due paesi che – pur partendo in ritardo – sono oggi la punta più avanzata dei processi unitari in corso nel territorio salentino (e dell’intera Puglia); ed infine – ahimè - lo sconcerto nel rilevare sottili e capziosi distinguo - nonchè imbarazzanti “giochetti” di politica locale – in grado di frenare la corsa verso l’obiettivo… a pochi metri dal traguardo.

Eppure tutto era iniziato con le illuminate introduzioni dei sindaci Francesco Ferraro e Riccardo Monsellato (rispettivamente alla guida delle amministrazioni di Acquarica e Presicce), convinti fautori della necessità di unire in matrimonio le loro comunità. E poi – a dare conforto e ragionevole fondamento ai “desiderata” dei due Primi Cittadini -  la puntuale e pregevole relazione del prof. Luigino Sergio, incaricato di redigere uno Studio di Fattibilità che evidenziasse vantaggi e svantaggi derivanti dal concretizzarsi dell’ipotesi di fusione (piano, peraltro, a costo zero per le due amministrazioni, in quanto finanziato  - 20000 euro - con i fondi previsti dalla L.R. 34/2014 artt. 11-12 e determinati in base alla Delibera di G.R. 863/2016).

Pareva dunque d’obbligo confermare il famoso detto sull’erba del vicino e riconoscere che l’orizzonte del cielo di Acquarica e Presicce fosse davvero più limpido... Per poi malinconicamente accorgersi, nel corso della serata, che anche i due centri a noi vicini (“di fatto” un’unica realtà fisica, culturale, sociale, che già condivide finanche il luogo della memoria dei propri avi…) corrono il rischio di farsi del male. Sì, perché – pur dietro le univoche dichiarazioni pro fusione di tutti gli amministratori presenti – mi è parso di scorgere qualcuno (forse più di qualcuno…) tirare i remi in barca, forse perché non convinto della direzione intrapresa, o semplicemente perché una dilazione nei tempi attuativi potrebbe favorire la propria persona e/o gli interessi politici di qualcuno che si adopra nell’ombra. E sì, tutto il mondo è paese, e quello che solitamente denunciamo avvenire nei Palazzi romani ci accorgiamo poi essere presente anche nei nostri piccoli paesi: intrallazzi, clientele, furberie, viltà, ecc…, rappresentati poi dagli attori protagonisti come “attenta analisi della situazione”, “vicinanza al comune sentire”, “prudenza” e via millantando.

Alibi che chi scrive conosce molto bene, perché li ha uditi espressi più volte anche dai nostri amministratori (Alliste, Melissano, Racale, Taviano), e che con tutta evidenza non bastano – in entrambe le realtà - a celare un secondo fine. Ed ecco allora che il richiamo al latente campanilismo, al rischio di incorrere in una sconfitta referendaria, alla necessità di informare più a lungo la cittadinanza (come se 12-18 mesi non fossero sufficienti…), ai “fini personali” di chi vuole la fusione (che non necessariamente sono ostili e contrapposti agli interessi delle comunità interessate…) appaiono ad un attento osservatore esterno solo “balle” e “sotterfugi”. Peraltro scoperti ed evidenziati, l’altra sera in quel di Acquarica, da numerosi interventi venuti dal pubblico presente all’assise consiliare (rilievo di un’antica voglia unitaria; sostanziale sovrapposizione fra le due cittadine ed i loro abitanti; inevitabilità del processo per ragioni economiche e finanziarie; dovuta responsabilità degli amministratori, chiamati a “rischiare” su un progetto in cui dichiarano di credere all’unanimità; vantaggi organizzativi ed apertura di orizzonti nuovi per quanto riguarda la promozione del territorio ai fini turistici, ma anche imprenditoriali; ecc…).

Ragioni e peculiarità emerse con abbondante chiarezza anche dalla relazione del prof. Sergio, il quale – interrogato nel merito, pur con la dovuta prudenza e neutralità – proponeva tempi e strategie per una rapida conclusione dell’iter propedeutico al referendum. Proposte “tecniche” – a mio parere - non solo giuste e sensate ma sicuramente opportune e necessarie, proprio per evitare “inciuci” e manovre di Palazzo. Anche, eventualmente, posticipando le tappe intermedie (data del referendum e del successivo commissariamento) ma tenendo ben saldo il termine ultimo per la costituzione del nuovo Comune, e quindi per la relativa tornata elettorale di nomina dei nuovi amministratori (primavera 2019).

D’altra parte, chi è chiamato ad indirizzare (questo è il compito principale di chi governa svolgendo con cognizione il proprio lavoro…) dovrebbe solo permettere la libera espressione dei cittadini sulla proposta avanzata, informandoli con serenità, serietà e senza pregiudizio. Il risultato del referendum appartiene alla volontà popolare, e di conseguenza gli ostacoli frapposti paiono solo la manifestazione del timore di dare spazio ai reali desideri della popolazione. Sempre che non si voglia prendere per buono il cosiddetto “braccio molle” del tennista, che fallirebbe la schiacciata finale solo per paura di vincere… Ma in questo caso Acquarica e Presicce dovrebbero domandarsi: perché affidare la cura di un’erba così verde a giardinieri tanto pavidi e incerti?

Riflessione che prossimamente – dopo lo svolgersi delle elezioni comunali di Racale (11/06) - proporremo anche ai cittadini dei nostri 4 paesi. Un terreno certamente più arido, ma che non disperiamo di vedere irrigato dal buonsenso della maggioranza dei suoi abitanti, cui saranno comunicati i dati emersi da uno studio compiuto nel nostro comprensorio da alcuni ricercatori dell’Università del Salento, guidati dal prof. Michele Giuranno, tavianese doc, e racchiusi nel testo “Fusioni e Unione di Comuni / Nuovi assetti organizzativi: i casi dell’Unione Jonica Salentina e dell’Unione della Grecìa Salentina” (ed. Esculapio, 2016).

D’altronde, le nuove disposizioni regionali in materia di “fusione” permettono ora di superare l’empasse artatamente voluta da amministratori non lungimiranti. Vuoi vedere che il risultato finale nella volata verso la primogenìa non è affatto scontato?!?

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