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LIBRI / NOVELLE POPOLARI SALENTINE

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IL VERISMO DI

GIUSEPPE CASSINI

 

di TONIO SCANDEREBECH 

 

Presentato nella serata del 17 febbraio nell'Aula Magna dell'Istituto Comprensivo di racale il libro “Novelle popolari salentine”, Lorenzo Capone editore

 

Con la sua “Poetica delle illusioni” il grande Ugo Foscolo sosteneva che l’umanità - per poter sopravvivere alle miserie quotidiane, alle sciagure, agli inganni e ad ogni forma di prevaricazione - doveva necessariamente volgere il pensiero ai grandi ideali della Poesia, della Bellezza e dell’Amore, seppure  entità astratte. Per i nostri vecchi contadini il rimedio era sotto certi aspetti abbastanza simile, magari un po’ meno eclettico.

I racconti, le novelle popolari e la satira, a sfondo principalmente antipadronale e anticlericale, erano anche qui l’unico strumento a disposizione della gente comune, degli ultimi, per combattere e sfogare ogni forma di sopruso senza ricorrere alla violenza: “Insomma, servivano ad alleviare le sofferenze della povera gente, senza conseguenze per nessuno: i criticati se ne curavano poco (spesso ridevano anche loro ) e i criticandi si sentivano appagati, sebbene le loro critiche non si traducessero mai in fatti concreti”. Nessuna clemenza, dunque, nemmeno per Papa Galeazzo, quello del “Fate come io dico e non come io faccio”.

Forte di queste convinzioni, Giuseppe Cassini – già docente e dirigente scolastico, nonché ex amministratore di Taviano - ha pubblicato di recente “Novelle popolari salentine – La terra e le storie”, un compendio di racconti edito da Capone,  che l’autore ha ritenuto opportuno suddividere in due parti: ventiquattro storie di “Verismo contadino” - così come definite dallo stesso scrittore - per voler illustrare la reale precarietà delle condizioni di vita dell’uomo e della donna salentini ai tempi della “civiltà dei campi” tra ‘800 e ‘900 (di cui una parte perché sentite raccontare,  alcune perché realmente esistite)  ed una seconda tranche coincidente con la triade de “La congreca della comare Tetta”. Quest’ultima parte è unicamente frutto della fantasia del Cassini, ricca di racconti magici e dell’oltretomba all’epoca molto in voga, probabilmente per quello strascico della più remota visione cimiteriale, tipica della “poesia lugubre-sepolcrale”,  all’epoca assai apprezzata e praticata in Italia dal Pindemonte e dallo stesso Foscolo.

Torniamo al  “Verismo”. Il grande merito di Cassini, come scrive il giornalista Antonio Errico nella suggestiva prefazione della raccolta, sta proprio nell’aver contemperato la narrazione orale con la scrittura. Entrare nella struttura di lingua dialettale per rimodulare la stessa con la madrelingua, ottenendo che l’uno e l’altro modo riescano a coesistere è cosa tutt’altro che facile. E proprio l’esatto opposto di quanto avviene nel “vero Verismo” di Giovanni Verga e di Luigi Capuana per via di quell’artificio di regressione, ossia il volersi ridurre volontariamente al rango degli umili protagonisti delle storie, tralasciando nel linguaggio adoperato ogni sorta di eleganza descrittiva o riferimento culturale. Il prof. Cassini, nelle sue gradevoli narrazioni, nei panni del povero personaggio ci si cala, eccome! Altro che principio dell’impersonalità, che colloca necessariamente lo scrittore in una fredda posizione di distacco da uomini e vicende.

Secondo Verga gli umili non potranno mai riemergere dalla loro condizione di vinti. Nella postfazione del volume, lo scrittore Maurizio Nocera, ci fa invece ben sperare trasmettendoci questo interessante messaggio: “L’uomo, che sia il proprietario della terra o che sia il bracciante sfruttato, potrà sempre migliorare”. In alcune delle novelle presenti  potremmo addirittura scorgere degli intrecci con altre storie abbastanza note.

Gerardo, ad esempio, protagonista del racconto “La pioggia di maggio”, dietro saggio suggerimento dell’anziano genitore (componente magica!), supera la prova del re di turno, ottenendo grazie alla sua sorprendente risposta di sposarne addirittura la figlia. Quasi analoga situazione ed epilogo per il popolarissimo Bertoldo, sottoposto alla dura prova degli indovinelli da parte di re Alboino. Ma Gerardo come pure il padrone del popolarissimo “Gatto con gli stivali”, il quale – grazie all’astuzia del suo fedelissimo felino (in questo caso – come in molte favole tradizionali – la componente magica è un animale…) diviene ricco sposando anch’egli la figlia del re.

Ne “Le incredibili avventure dello Scarcagnulu”, invece, quando ad un certo punto della storia  il folletto immerso nel pentolone d’olio bollente grida ripetutamente “Io da solo, io da solo !” facendo fraintendere ai suoi simili il suo stato di pericolosissima precarietà, ci riconduce quasi naturalmente alla vicenda del grande Polifemo, accecato da Ulisse, mentre rispondeva urlando ai compagni di stazza accorsi in suo aiuto “Nessuno, Nessuno!”.

Ciò che ci lascia letteralmente senza fiato è quella dichiarazione dello stesso autore ne “L’acchiatura”, a fondo di pagina 93: “Io sono certo di quel ritrovamento. Tempo fa un nipote di Rosina, che oggi fa il medico, mi ha fatto vedere una di quelle monete d’argento che lui conserva gelosamente in ricordo di quella strabiliante vicenda capitata a sua nonna”, riferendosi al ritrovamento di una sorta di tesoretto da parte di una  protagonista della storia narrata.

“Novelle popolari salentine”, impreziosito dalle originalissime illustrazioni dell’artista allistino Mario Venneri, è stato presentato nella serata di venerdì 17 febbraio nell’Aula Magna dell’Istituto Comprensivo di Racale. Tra i partecipanti, a parte l’autore,  lo scrittore Maurizio Nocera (simpaticissimo) ed il giornalista Antonio Imperiale in qualità di autorevoli relatori, nonchè l’editore Lorenzo Capone, oltre a numerosi appartenenti al corpo docente. Encomiabile la professionalità della coordinatrice Stefania Manzo, Dirigente Scolastica (orgogliosa, tra l’altro, della distribuzione agli astanti del primo numero di un giornalino di classe prodotto dai suoi allievi) e piacevolissimi gli intermezzi degli attori della compagnia teatrale Sinonimi e contrarie (Franco Manni, Ada Garofalo, Maristella Gaetani) i quali – nel corso della serata - hanno letto alcuni dei brani più interessanti dell’opera.

In conclusione: un piacevole incontro, in cui è stato possibile assistere ad un felice “matrimonio” fra letteratura, cultura e tradizione affinchè – come sottolineato più volte dai relatori – potesse avvenire il miracolo della “identificazione” di ciascuno di noi con la propria terra e la sua storia.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 23 Febbraio 2017 16:51 )  
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