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SPIAGGE LIBERE E "PRIVATE"

SPIAGGE LIBERE E

Non è per niente facile per un'Amministrazione pubblica decidere quando lasciar libera una spiaggia, e quando invece rilasciare una concessione demaniale.

Con un'importante sentenza di pochi giorni fa il Consiglio di Stato – decidendo una causa che riguardava le spiagge gallipoline – ha affermato un fondamentale principio in materia di concessioni demaniali per la realizzazione di stabilimenti balneari.

Secondo il supremo Giudice amministrativo, infatti, le spiagge sono per natura destinate ad essere liberamente godute da tutti. Pertanto, secondo il Consiglio di Stato deve essere considerata eccezionale la possibilità di sottrarre un bene pubblico come il demanio marittimo (questa è l'espressione con cui i giuristi chiamano una particolare categoria di beni pubblici, fra i quali le spiagge) al cosiddetto "uso generale".
In parole più semplici, secondo il Consiglio di Stato la regola è che le spiagge, essendo beni appartenenti a tutta la collettività, devono poter essere goduti da chiunque lo voglia: nel gergo, questo è il principio della libera fruizione.
Sempre secondo il Consiglio di Stato, è solo un'eccezione, invece, la possibilità che le spiagge siano utilizzate non da tutti (non restino cioè libere), ma siano gestite da un soggetto imprenditore: il quale riceve una concessione demaniale che gli consente di far accedere a quel tratto di arenile soltanto le persone disposte a pagare per entrarvi, usufruendo dei servizi (anch'essi a pagamento) che egli mette a disposizione (parcheggi, bar, ombrelloni e sdraio, servizi di assistenza ai bagnanti e in genere tutto quello che va sotto l'orrido neologismo di "divertentistica").
Non è per niente facile per un'Amministrazione pubblica decidere quando lasciar libera una spiaggia, e quando invece rilasciare una concessione.
Si tratta di scelte molto delicate, che presentano vantaggi e inconvenienti. Se si rilascia la concessione demaniale, e si consente così di realizzare queste strutture balneari, sicuramente si promuove l'occupazione e si migliora la qualità dell'offerta turistica. Due risultati di cui il nostro Salento ha enorme bisogno. Non solo. Molte Amministrazioni pubbliche sono particolarmente attente alla conservazione delle loro coste, per cui impongono ai titolari di queste concessioni di curare la pulizia delle spiagge, di combattere il drammatico fenomeno dell'erosione, di salvaguardare le dune, la vegetazione e così via.
Il rovescio della medaglia del rilascio di una concessione demaniale – il suo lato negativo – consiste soprattutto nella riduzione dei tratti di costa ai quali è possibile accedere gratuitamente: per le persone meno abbienti questo è un ostacolo spesso insormontabile, tanto più ingiusto perché il mare e le spiagge – devo ripeterlo – sono beni pubblici, cioè di tutti. Ma anche la scelta opposta, quella cioè di lasciar libera una spiaggia, comporta notevoli svantaggi.

Si rischia che essa, troppo spesso abbandonata a se stessa, venga sporcata con rifiuti di tutti i tipi (alcuni molto pericolosi per l'incolumità delle persone) e irrimediabilmente danneggiata nel suo delicatissimo equilibrio.

Si comprende bene, allora, perché quando un'Amministrazione pubblica decide di non rilasciare l'agognata concessione demaniale all'imprenditore che ne ha fatto richiesta, costui non si rassegni facilmente e chieda al Giudice amministrativo di annullare il diniego che ha ricevuto.
Ma come non è facile orientarsi sulla scelta migliore per un'Amministrazione, ancor meno lo è per il Giudice, che deve decidere in base a principi generali.
Ed è quello che ha fatto il Consiglio di Stato con questa sentenza: fra l'imprenditore che chiedeva la concessione demaniale, da un lato; ed il Comune di Gallipoli (assistito da chi scrive) e la Regione Puglia, dall'altro lato, i quali intendevano continuare ad assicurare la "libera fruizione", ha chiarito il criterio con cui decidere una tale situazione di conflitto.

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