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Imprenditori, Istituzioni, Cittadinanza attiva, Protagonisti del Salento che cambia

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SALENTO TURISTICO, Quale futuro?

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Le tematiche legate ai problemi del Turismo salentino sono state spesso al centro dei contenuti di "Progetto Salento". Idealisti e realisti quali siamo, non abbiamo mai voluto dare del Salento solo un'immagine da "cartolina", di terra dei sogni e della poesia, perché sappiamo che le enormi bellezze e risorse naturali, paesaggistiche e culturali di cui la nostra amata Terra dispone e che molti ci invidiano, ci sono state "donate" ma rischiamo di perderle se non le difendiamo dai pericoli di interessi "particolari", privati ma a volte anche "municipali", che avanzano e si materializzano anno dopo anno. Insomma, il sole e il mare, le chitarre e la pizzica, non ci devono far "fuggire" da una serie di riflessioni intorno alle domande: "Quale modello turistico per il Salento?", "Dove va il turismo salentino?". Non solo quindi "come eravamo", ma anche dove vogliamo andare, quali strade vogliamo percorrere per i prossimi vent'anni. Un Salento, infatti, non c'è più. E' quello dei nostri nonni, agricolo e contadino. Agli inizi degli anni '80 del secolo scorso, con la c.d. emigrazione di ritorno e l'impiego dei risparmi accumulati in Svizzera, Germania o altrove, esplode il fenomeno e la moda della "casa al mare", che ha modificato radicalmente, complice anche l'abusivismo edilizio, l'aspetto delle aree costiere salentine. Siamo ancora, tuttavia, al turismo nostrano, "fatto in casa", poche centinaia di famiglie che da Giugno a Settembre di ogni anno lasciano il paese per trascorrere le vacanze al mare, nelle case o nei trulli. Il vero fenomeno turistico, così come oggi lo conosciamo, ha inizio negli anni novanta, quando da Porto Cesareo a Santa Maria di Leuca, lungo le coste nascono e si attrezzano decine di stabilimenti balneari per far fronte ad un esercito di vacanzieri provenienti da ogni parte d'Europa in cerca di mare. sole, prodotti tipici, cultura, emozioni.
Da qui il pullulare di Villaggi turistici, i primi fenomeni di inquinamento di intere zone costiere, l'esigenza (?) di abbattere muretti a secco e alberi di ulivo per far posto a strade, autostrade, pale eoliche, pannelli fotovoltaici e quant'altro. Per questo "Progetto Salento" ha voluto tornare ancora una volta su queste tematiche, chiamando intorno ad un tavolo alcuni primi cittadini dei nostri comuni, rappresentativi di un turismo territoriale non solo balneare ma anche culturale (entroterra) e che, ovviamente, ringraziamo per la loro collaborazione con la nostra testata.
servizio a cura di Giuliano Ciriolo
tratto da Progetto Salento n.25


Il turismo salentino ha bisogno di un salto di qualità, di una nuova strategia dello sviluppo, di un "SISTEMA TERRITORIALE" che sia in grado di portare a sintesi le singole proposte e aspirazioni comunali per ricomporle in un disegno più grande e maturo. Se ne parla da anni, ma nel Salento dei cento campanilismi siamo ancora, nei fatti, all'anno zero. Qual è la sua posizione in merito e chi dovrebbe guidare e coordinare secondo lei tale processo?
Vincenzo Passaseo: Certamente occorre fare un ulteriore salto di qualità e uscire dal cono d'ombra di ognuno dei cento campanili che caratterizzano il territorio salentino. Un territorio che offre un patrimonio artistico,storico ambientale direi unico, che dalla presenza dei cento e oltre campanili, deve farne un punto di forza, oggi più che mai ha bisogno a livello provinciale di un ente capace di guidare questo processo e di crescita. In passato l'Apt di Lecce, sotto l'autorevole guida della dott.ssa Stefania Mandurino, ha svolto un ruolo importante. Lo stesso dicasi per la Provincia che ha svolto e svolge quotidianamente con l'ass. Pacella un grande lavoro di promozione e coordinamento. Ma occorre fare di più e questo lo si sta facendo con Puglia promozione che attraverso la messa in rete dei diversi uffici IAT locali sta creando sull'intero territorio pugliese, uscendo così dai comuni e dalle provincie, le diverse aree tematiche che vanno dal mare, alle terme, all'arte e cultura, al turismo scolastico e giovanile, ai luoghi dello spirito e così via per strutturare e destagionalizzare in via definitiva il turismo in Puglia.

Ada Fiore: Ho partecipato più volte ad incontri organizzati e preparati al fine di costruire dal "basso" una idea di sistema territoriale capace di "fare la differenza". Ho avuto modo di constatare , però, come questa idea si sia scontrata a volte con la poca disponibilità di una classe dirigente troppo concentrata sull'oggi e quasi indifferente ad una logica di prospettiva e di lungimiranza. D'altro canto, ho pure ascoltato operatori privati non sufficientemente entusiasti nel superare logiche individualiste e solitarie. E' innegabile, infatti, che per raggiungere obbiettivi comuni è necessario sposare una logica di rete e di collaborazione più ampia. Ma per farlo,occorre possedere una visione strategica del territorio, una visione complessiva capace di individuare e valorizzare tutte le potenzialità. L'unico Ente in grado di svolgere questo ruolo potrebbe essere la Provincia di Lecce. Ma, ahimè, al momento appare assolutamente povero di idee.

Osvaldo Stendardo: Il turismo salentino ha bisogno sopratutto della collaborazione di tutti , Istituzioni, associazioni di categoria operatori del settore e non solo turistico; ma necessita soprattutto di uno svecchiamento della classe politica che in molti casi invece di essere trainante per lo sviluppo del Salento e ' un freno. Ritengo infine che i Comuni debbano interagire tra di loro cercando di offrire servizi di qualita' e di accoglienza del turista, e quindi i Sindaci o un rappresentante degli stessi, possa guidare e coordinare il processo di sviluppo di un sistema territoriale.

Donato Metallo: Ci sono già stati, in passato, tentativi di coordinare le diverse politiche comunali, riconducendole ad uno stesso indirizzo: mi riferisco al progetto "Area Vasta" e alla stessa Unione dei Comuni. Purtroppo bisogna riconoscere che questi organismi non si sono rivelati utili rispetto all'obiettivo che si erano prefissati: di fatto, è stato molto difficile giungere a soluzioni condivise. All'esito dei forti limiti riscontrati nell'operatività di queste realtà territoriali, penso che sia necessario che l'attività di coordinamento venga affidata ad un soggetto unico, mi viene in mente la Provincia – sempre che quella di Lecce sopravviva alla mannaia dei recenti tagli della spending review. L'ente provinciale mi sembra quello maggiormente adatto a gestire le politiche del turismo, avendo la possibilità di monitorare l'intero territorio e potendo attuare al meglio il c.d. turismo di contiguità, razionalizzando il turismo massiccio che caratterizza i poli turistici principali come, ad esempio, Gallipoli, Otranto, Lecce.

Si discute molto sui problemi legati al "turismo di massa" che provocherebbe sovraffollamento, code sulle litoranee, risse, alterazioni dell'ambiente e/o del paesaggio. Di quale turismo il Salento ha veramente bisogno?
Vincenzo Passaseo: Di un turismo di qualità che sappia offrire ai turisti non solo il soggiorno in una terra dal grande patrimonio storico, artistico, ambientale, ma che possa far vivere una esperienza di crescita e di arricchimento personale. Di un turismo insomma che sappia coniugare la fisicità dei luoghi al calore, alla ospitalità ed all'accoglienza delle genti che da sempre vivono quei luoghi, intrisi di storia e tradizioni millenarie.

Ada Fiore: Il Salento è nella sua interezza pura bellezza. E un "Parco Salento" sarebbe un luogo ideale dove poter godere di tale bellezza. Noi abbiamo bisogno di un turismo che faccia "vivere i nostri luoghi" e non li distrugga. Un turismo che apprezzi la nostra gastronomia, la nostra storia, il nostro paesaggio. Quest'anno a Corigliano stiamo sperimentando un "turismo del pensiero" attraverso la realizzazione del primo parco filosofico 3.0 ( tecnologia emozionale) chiamato "Sophia nel paese della meraviglia" che si snoda all'interno del centro storico. E' stata ed è un'occasione straordinaria , non solo perché ha determinato la sinergia delle migliori forze creative del nostro Salento che hanno materialmente realizzato il percorso, ma soprattutto perché attraverso questo nuovo modo di intendere la cultura faremo lavorare i nostri giovani . I due euro di tiket, infatti, previsti per l'ingresso al parco, saranno destinati esclusivamente a compensare il lavoro dei ragazzi che in questa esperienza ci hanno creduto e nella quale si sono sentiti valorizzati. Soprattutto in un momento così difficile occorre metter in circolo quella che qualcuno definisce "fantasia al potere". SE si crede veramente, si può fare.

Osvaldo Stendardo: Il salento ha bisogno solo di coordinare e regolare i flussi turistici, cercando di destagionalizzare i flussi non come adesso che sono concentrati solo nei mesi da giugno a settembre. Quando parlo di questo tipo di turismo non mi riferisco solo al turismo cosidetto estivo o balnerare, ma anche e sopratutto al turismo religioso, paesaggistico e anche delle tradizioni salentine.

Donato Metallo: A mio avviso, il vero volano di sviluppo sul quale investire per dare nuovo slancio alla crescita e alla rinascita economica del nostro territorio è rappresentato dai nostri beni culturali, artistici e paesaggistici. Il barocco, i centri storici, le tradizioni locali, insieme alle meravigliose coste del Salento sono, infatti, caratteristiche uniche e non replicabili, che si sottraggono automaticamente alla concorrenza. Mentre il c.d. "turismo di massa" è, lo dice la parola stessa, una tipologia di turismo che si può attuare ovunque, ci sono alcune peculiarità salentine non duplicabili che costituiscono potenzialità di crescita non ancora valorizzate. Bisognerebbe, dunque, investire in progetti che puntino a spostare l'attrazione turistica dalla costa verso l'entroterra, sfruttando soprattutto il paesaggio rurale e i centri storici, dando così una sorta di "profondità alla costa". Ciò modificherebbe il turismo di massa in "turismo sostenibile", ponendosi, al contempo, in un'ottica di destagionalizzazione.

Dopo la cementificazione selvaggia, le campagne del Salento devono oggi affrontare un nuovo nemico: la green economy, con i suoi parchi eolici e fotovoltaici diffusi e che rispondono sempre a interessi squisitamente economici (di privati e di pubbliche amministrazioni). E' esagerato dire che stiamo svendendo il nostro Salento?
Vincenzo Passaseo: La green economy insieme ad un nuovo modello di sviluppo ecosostenibile (o meglio di decrescita per dirla con Latouche) è sicuramente la economia del futuro. Da qui non si scappa, ma vedere ettari ed ettari di territorio ricoperti da pannelli fotovoltaici significa aver bruciato e consumato suolo in maniera brutale: sotto questo aspetto abbiamo effettivamente svenduto il nostro territorio. Sarebbe bastato autorizzare la installazione sui tetti delle case e dei capannoni industriali per evitare questo scempio ambientale che ha portato alla "vetrificazione" del territorio salentino! Un nuovo modello di turismo a basso impatto ambientale (agricolo, culturale, esperienziale), capace di incentivare la ricettività diffusa (alberghi diffusi, agriturismi, b&b, ect).

Ada Fiore: Alla velocità con cui gli imprenditori sono arrivati sui nostri territori è corrisposta una grande lentezza nella legiferazione e nella applicazione della normativa regionale. E così in questa grande confusione molti comuni, posti in condizioni economicamente disperate, hanno ceduto facilmente o forse inconsapevolmente alle lusinghe del denaro. Anche in questo caso (o forse direi soprattutto in questo caso) avremmo dovuto avere indicazioni chiare sui luoghi e sui territori nei quali poter favorire o meno le distese dei pannelli o quelle delle pale eoliche. Perchè, le installazioni indiscriminate, hanno di fatto modificato irreversibilmente quella bellezza naturale che è la forza del nostro territorio.

Osvaldo Stendardo: Il salento non puo' e non deve essere svenduto e ritengo che fino ad oggi questo non e' stato fatto. Bisogna comunque conciliare le esigenze di sviluppo compatibile con la tutela del territorio e delle bellezze naturali mixando le nuove conoscemze tecnologiche con la tradizione a vocazione agro rurale del nostro Salento. Non dimentichiamo comunque che chi decide di investire nel Salento porta ricchezza economica e culturale.

Donato Metallo: La domanda richiama subito alla mente il monito di un grande poeta italiano, Andrea Zanzotto, sul saccheggio delle campagne operato dagli impianti fotovoltaici, che recita: "Una volta avevo orrore dei campi di sterminio, oggi provo lo stesso orrore per lo sterminio dei campi".
Lo stesso poeta, parafrasando Albert Einstein, aggiungeva che solo due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, sollevando dubbi solo sulla prima. Le nostre campagne, il territorio, il paesaggio, sono chiamati ad affrontare più di un nemico, in primis la stupidità di cui parla Zanzotto, come pure il vuoto di una coerente pianificazione o la mancanza di una coscienza di luogo che impedisce a molti di agire in modo responsabile.
Il territorio non va inteso solo come "spazio da utilizzare" ma è soprattutto una risorsa da curare, riprodurre e valorizzare nell'ambito di obiettivi di interesse comune.
Possiamo comunque affermare che la Regione, riguardo alla green economy, con il Regolamento per "l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" ha previsto l'individuazione delle aree non idonee all'ubicazione di questi impianti, con l'intento di tutelare le aree più vulnerabili e di maggior pregio del paesaggio regionale. Ma il paesaggio non è costituito solo da aree di pregio o vulnerabili, pertanto dobbiamo porre molta attenzione alla ulteriore banalizzazione dei paesaggi cosiddetti ordinari.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Aprile 2015 15:02 )  
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